11/04/2026, 11.51
SRI LANKA
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Colombo: il ‘sunn hemp’ come possibile risposta alla crisi dei fertilizzanti

di Arundathie Abeysinghe

Alcuni studi dell’Università di Peradeniya mostrano che il sunn hemp (Crotalaria juncea) è in grado di fissare l’azoto atmosferico e arricchire rapidamente il terreno, riducendo la dipendenza da concimi chimici carenti a causa del blocco dello Stretto di Hormuz. Gli esperti invitano agricoltori e istituzioni a valorizzarne il potenziale per rafforzare la sicurezza alimentare del Paese.

Colombo (AsiaNews) - Una pianta tradizionale potrebbe essere la soluzione alla crisi dei fertilizzanti in Sri Lanka, generata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, riducendo i costi per gli agricoltori e migliorando al tempo stesso la qualità del suolo. Si tratta del sunn hemp (Crotalaria juncea), una leguminosa oggetto di recenti studi condotti presso la facoltà di Agricoltura dell’Università di Peradeniya, con particolare attenzione alle aree della “Dry Zone”, una delle principali regioni climatiche del Paese, caratterizzata da basse precipitazioni annuali e lunghi periodi di siccità.

Secondo le ricerche, il sunn hemp è in grado di fissare l’azoto atmosferico nella propria biomassa, che viene poi incorporata nel terreno come fertilizzante naturale. Questo processo consente di ridurre in modo significativo l’uso di fertilizzanti chimici.

I funzionari del dipartimento dell’Agricoltura raccomandano l’apporto di circa 10 tonnellate per ettaro di materia organica, soprattutto per le colture annuali, per migliorare la fertilità del suolo. Tradizionalmente, gli agricoltori utilizzano compost o letame bovino, ma in molti casi ricorrono anche al cosiddetto “concime verde”, ottenuto da materiale vegetale fresco.

Gli scienziati Udara Samarasinghe e Sachintha Alwis spiegano ad AsiaNews che “esiste un’importante categoria di input organici costituita da materiale vegetale fresco, soprattutto foglie verdi. Gli agricoltori dello Sri Lanka utilizzano il concime verde da generazioni. La pianta più diffusa è la Gliricidia Tithonia, nota per l’apporto di nutrienti e biomassa al suolo”.

Tuttavia, aggiungono, “nonostante i benefici, le piante di Gliricidia sono perenni, richiedono uno spazio dedicato e diversi mesi per produrre biomassa sufficiente. È necessario tagliarle e trasportarle prima di incorporarle nel terreno. Queste limitazioni rendono il loro utilizzo meno pratico, soprattutto per le colture annuali”. Da qui la necessità di una coltura alternativa a ciclo breve, facilmente coltivabile direttamente nei campi: “Il sunn hemp è una coltura leguminosa annuale con molteplici benefici, coltivata in diverse parti del mondo”.

Il Brasile è il principale produttore, dove viene utilizzato soprattutto come foraggio e concime verde, mentre in India (secondo produttore mondiale) è impiegato anche per la fibra. Paesi come Stati Uniti e Australia lo utilizzano per scopi ecologici, tra cui il controllo dell’erosione, la soppressione delle infestanti e il miglioramento del suolo, grazie alla sua capacità di crescere anche in terreni poveri e in condizioni difficili, con un fabbisogno idrico minimo.

“Lo stadio di fioritura al 50% è il momento più adatto per incorporarlo nel terreno. Nelle condizioni della Dry Zone questo avviene circa 50 giorni dopo la semina. Il sunn hemp fornisce circa 500 kg di azoto e 250 kg di fosforo per ettaro e contribuisce in modo significativo a ridurre le erbacce”, spiegano ancora i ricercatori. “La biomassa si decompone rapidamente: nel giro di due settimane gli agricoltori possono avviare una nuova coltura. Il suolo arricchito favorisce i microrganismi benefici e rilascia nutrienti in modo graduale, funzionando come un fertilizzante a lento rilascio”.

Secondo gli studiosi Nipunika Attanayaka e Shirantha Gamlath, “sebbene il sunn hemp non sia ancora una coltura commerciale o da esportazione importante in Sri Lanka, ha un grande potenziale come soluzione a misura di agricoltore per migliorare la salute del suolo”. Tra le principali criticità vi sono la disponibilità e il costo dei semi, attualmente pari a circa 530 rupie al chilogrammo: per coltivare un ettaro è necessario un investimento di circa 53mila rupie (tra i 1.600 e i 1.700 euro).

Tuttavia, sottolineano, “il risparmio derivante dalla riduzione dei fertilizzanti può superare più volte questo costo, mentre i benefici ecologici a lungo termine sono ancora maggiori”. E concludono: “Invece di ammirare i suoi fiori gialli, dovremmo incorporarlo nel terreno quando è ancora verde e lasciarlo nutrire i nostri sistemi agricoli. La ricerca scientifica ha già dimostrato i suoi benefici: è il momento che agricoltori e istituzioni utilizzino queste conoscenze per arricchire i suoli, rafforzare la produzione alimentare e garantire rese sostenibili per il Paese”.

Foto: Ksenia Ice/Shutterstock

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