Contro i poveri la norma che taglia fondi esteri a ong caritative cristiane
Alla Camera bassa introdotto un emendamento che modifica il Foreign Contribution Regulation Act (Fcra). La legge propone fra gli altri una “autorità” cui spetta il compito di “sequestrare, gestire e disporre” dei beni delle associazioni colpite. Per p. Thelakkatt è “ammantata di retorica” sulla “sicurezza nazionale” ma è uno strumento per alimentare “l’ideologia nazionalista” Hindutva.
Delhi (AsiaNews) - Una norma introdotta il 25 marzo scorso dal Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento indiano, con l’obiettivo di emendare il Foreign Contribution Regulation Act (Fcra, la legge che regola i finanziamenti esteri per associazioni e gruppi) sta sollevando discussioni e proteste fra i cristiani. Essa propone infatti un quadro giuridico che prevede la creazione di una nuova “autorità designata”, alla quale spetta il compito fra gli altri di “sequestrare, gestire e disporre dei beni delle organizzazioni che perdono la licenza Fcra”. Come spiega ad AsiaNews p. Paul Thelakkatt, già portavoce del Sinodo siro-malabarese ed ex direttore dell’influente rivista religiosa Light of faith, è “ammantata della retorica inneggiante alla sicurezza nazionale” contro “ingerenze straniere” e appare “in malafede. Diventa infatti - aggiunge - strumento per far rispettare l’agenda Hindutva”, ideologia nazionalista che mira a stabilire l’egemonia culturale e politica indù.
La battaglia contro l’emendamento in Parlamento si lega alla polemica sollevata dal sacerdote in merito alle “tonnellate di oro” che adornano i templi indù ma non sono usate per finanziare attività per i poveri, mentre si rafforza la stretta sulle organizzazioni cristiane per i fondi esteri. Una polemica che è esplosa anche per un video diventato virale, e condiviso dal giornale online Mathrubhumi, contenete la risposta (critica) al disegno di legge e che ha innescato forti reazioni.
Nel video, p. Thelakkatt risponde alle discussioni divampate attorno al controverso disegno di legge al Lok Sabha, con un chiaro riferimento alle istituzioni religiose e ai loro beni. Durante le sue osservazioni, il sacerdote ha fatto un confronto tra le attività della chiesa e la ricchezza di un tempio indù, affermando: “La Chiesa non sta accumulando tutti i suoi soldi […] quante tonnellate d’oro vengono immagazzinate nei grandi templi? Tutto questo dovrebbe essere usato a favore degli esseri umani”. Egli ha poi difeso il ruolo delle istituzioni cristiane in India, aggiungendo: “L’accusa mossa contro i cristiani in questo paese è che le Ong con conti stranieri stanno commettendo una sorta di crimine contro la nazione in India”.
Affrontando le preoccupazioni sui finanziamenti stranieri, egli ha ricordato che “i cristiani, sono una comunità minoritaria in India. Naturalmente, riceveranno fondi esteri. Questi fondi arrivano attraverso i canali governativi, e ci sono regolamenti governativi” da rispettare. Evidenziando i contributi delle istituzioni gestite dai cristiani, il sacerdote ha sottolineato come gestiscano “migliaia di scuole. Vi sono poi università, ospedali, orfanotrofi. Chi sta gestendo tutto questo? Non sono indiani? Tutto questo non viene fatto per gli indiani?”. Ciononostante, queste iniziative che sono a vantaggio di tutta la popolazione, senza distinzione di fede professata, vengono raccontate come se i cristiani “stessero commettendo una qualche forma di tradimento o di crimine contro la nazione”.
Riferendosi alle disposizioni quadro della Fcra, p. Thelakkatt si chiede le ragioni per le quali viene disposta una norma “così dura” e che ha il solo scopo di “sopprimere queste istituzioni e Ong? Quale illecito - domanda - hanno effettivamente commesso?”. Il sacerdote propone poi una riflessione più ampia, evidenziando che l’emendamento cela una sorta di “imposizione forzata di una ideologia Hindutva”, secondo la quale ai cristiani “non dovrebbe essere permesso di svolgere questi servizi in India”. Definendo l’approccio “negativo” e “disumano”, egli attacca: “È un approccio negativo, disumano […] sopprimere le istituzioni religiose, che il governo sta ora cercando di attuare attraverso questa legge”.
L’approccio “umanistico” che guarda alla persona e si preoccupa di soddisfarne le esigenze di base, che ispira l’opera sociale della Chiesa, è anche parte della cultura indiana come emerge dalla vita e dalle opere di personalità di primo piano come Sai Baba e Mata Amritanandamayi. Questo dimostra, prosegue p. Thelakkatt, come “il servizio sta diventando un valore condiviso tra le tradizioni. Forse la vera domanda non è se i templi o le chiese abbiano ricchezza, ma quanto efficacemente tale ricchezza venga trasformata in servizio per la società. Educare i meno privilegiati in India e servire i malati di tutte le sezioni della società indiana - prosegue - è diventato un peccato e siamo puniti per questo”.
Questo diverso atteggiamento, accusa, rivela e si ispira in modo chiaro alla “ideologia Hindutva di M. S. Golwalkar che considera le minoranze in India come nemici interni che devono essere combattuti e sottomessi”. Lo spirito della razza “è stato risvegliato” ma le norme possono essere “credibili solo quando sono trasparenti e imparziali. Questo non è il caso delle restrizioni” contenute nell’emendamento alla Fcra. Il governo, conclude il sacerdote, deve “ripensare il suo approccio su questo tema e garantire che qualsiasi regolamento sui fondi esteri che introduce sia equo e trasparente”.
27/11/2024 11:28





