20/10/2005, 00.00
India
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Corte Suprema indiana accoglie ricorsi sul "caso Staines"

di Nirmala Carvalho

Il fanatico condannato all'ergastolo per l'omicidio del missionario e dei suoi 2 figli chiede una riduzione della pena mentre l'autorità investigativa vuole la pena di morte. Vescovo di Balasora: "Crediamo nel perdono, ma la giustizia deve rafforzare la verità".

New Delhi (AsiaNews) – I cristiani "credono nel perdono e non cercano vendetta", ma vogliono "che la giustizia rafforzi la verità, unica arma in grado di portare la pace per coloro che fanno attività missionaria nell'Orissa". E' questo il commento di mons. Thomas Thiruthalil, vescovo della diocesi di Balasore e presidente del Consiglio episcopale dell'Orissa, che ad AsiaNews parla dei 2 appelli al "caso Staines" (il missionario australiano bruciato vivo insieme ai suoi 2 figli) ammessi ieri dalla Corte suprema.

Il primo è stato presentato da Ravinder Pal (Dara) Singh, il fanatico indù riconosciuto colpevole degli omicidi e condannato all'ergastolo, che chiede una riduzione di pena. L'altro dall'Ufficio centrale investigativo, che denuncia un'indagine "inaccurata" sul caso e chiede, dopo la revisione, la pena di morte.

Singh era stato condannato a morte il 22 settembre 2003 dalla Corte provinciale dell'Orissa. Nella sentenza l'uomo viene giudicato colpevole di aver guidato l'attacco nel distretto di Keonjhar che, il 23 gennaio 1999, aveva portato alla morte di Graham Staines e dei suoi figli, di 7 e 9 anni. La Corte aveva anche imprigionato 12 uomini definiti suoi complici. L'Alta Corte dello Stato orientale ha commutato il 19 maggio la sentenza di Singh in ergastolo ed ha rilasciato 11 di questi complici.

Mons. Thiruthalil dice ad AsiaNews: "La Corte provinciale aveva provato l'evidenza della colpevolezza di Singh, condannandolo a morte. Chi stava dalla parte della giustizia venne incoraggiato dalla decisione. I cristiani credono nel perdono: noi non chiediamo vendetta, vogliamo solo che la verità venga portata alla luce". "Solo una giustizia che evidenzia e rafforza la verità – spiega il presule - può portare la pace per coloro che fanno attività missionaria nell'Orissa".

"Dara Singh – denuncia - ha molti sostenitori nei campi fondamentalisti che lo vedono come un eroe e lo aiutano in ogni modo". "Siamo però sicuri – conclude - che il desiderio per la verità e la giustizia che sicuramente anima i giudici della Corte Suprema prevarrà sul resto".

John Dayal, presidente dell'All India Catholic Union, spiega che "il caso Staines è stato contorto sin dall'inizio. Voglio ricordare i commenti sull'omicidio fatti dall'allora ministro dell'Interno dell'Unione Lal Krishan Advani – "i ragazzi del Bajrang Dal (ala giovanile del movimento nazionalista indù ndr) sono miei amici" - e dal suo collega George Fernandez – "è tutta una cospirazione straniera – nonostante le prove evidenti delle implicazioni di Singh nel movimento".

Dayal rafforza la denuncia del presule: "Durante la sua prima prigionia Singh è stato dipinto come un eroe. Ha dato lunghe interviste alla televisione, ogni media nazionale parlava con lui a piacimento ed ora è un eroe per alcune persone".

L'attivista spiega poi le vere motivazioni delle sentenze contradditorie: "La polizia locale ha fornito così poco aiuto all'autorità giudiziaria che la prima sentenza era piena di buchi e, di conseguenza, facilmente smontabile. L'Alta Corte dell'Orissa è poi nota per la severità con cui ha trattato casi contro l'attività missionaria, ma in questo caso la sua decisione è stata incredibile: riduce la pena di morte di Singh in ergastolo perché non ha agito solo, ma con un gruppo di persone, che però sono state rilasciate perché spinte ad uccidere da altri e non di propria volontà!".

"Io sono contrario alla pena di morte e riconosco il diritto di quest'uomo ad appellarsi alla Corte suprema – conclude - ma i giudici devono riconoscere in questo omicidio un crimine contro l'umanità perpetrato da una persona che nega ai cristiani la possibilità di pregare ed ai musulmani i diritti primari".

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