06/07/2021, 08.43
IRAN
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Covid-19: Teheran impone nuove restrizioni contro la variante Delta

Il presidente uscente Hassan Rouhani parla già di una potenziale “quinta ondata” di contagi. I provvedimenti saranno applicati in 275 città, compresa la capitale. Chiusi ristoranti, parchi, negozi, saloni di bellezza e centri commerciali nelle zone “rosse” e “arancioni”. Ferma la campagna vaccinale: solo il 2% della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Il governo iraniano intende reintrodurre misure restrittive nelle principali città del Paese, nel tentativo di limitare la diffusione della variante Delta (indiana) di Covid-19, assai più contagiosa delle precedenti e responsabile dell’escalation d'infezioni in Gran Bretagna e Asia. Il timore è quello di una quinta, devastante ondata che potrebbe mettere in ginocchio il Paese, nella regione il più colpito dalla pandemia per numero di contagi e di vittime.

In passato Teheran ha più volte attaccato le sanzioni imposte dagli Stati Uniti (e dall’Europa) contro la Repubblica islamica, che avrebbero ostacolato l’acquisto di vaccini e di medicinali dall’estero. A oltre un anno di lotta contro il virus, le autorità governative hanno ordinato la chiusura delle attività commerciali non essenziali in 275 città, compresa la capitale.

La chiusura di tutti i parchi pubblici, dei ristoranti, dei negozi di dolci, saloni di bellezza, centri commerciali e librerie si applica alle cosiddette zone “rosse” e “arancioni” e ai comuni classificati a rischio elevato per Covid-19. Il governo intende imporre anche il divieto di spostamento fra città con un elevato tasso d'infezione. 

Le restrizioni hanno come obiettivo quello di contenere la diffusione del virus, con il presidente uscente Hassan Rouhani che parla già di una potenziale “quinta ondata” di contagi nel Paese. Nelle ultime settimane i casi sono cresciuti in maniera progressiva, raddoppiando fra metà giugno e i primi giorni di luglio. 

In totale nella Repubblica islamica si contano 3,2 milioni di infezioni e 84.627 vittime, dato più elevato in Asia occidentale. La nuova escalation colpisce una nazione ancora ferma nella campagna di vaccinazione, con meno del 2% della popolazione (84 milioni in totale) che hanno completato il ciclo vaccinale. Le autorità affermano di aver somministrato sinora 6,3 milioni di dosi.

Le forniture di vaccini arrivano in larga maggioranza dall’estero, compreso il programma internazionale Covax finalizzato alla distribuzione nei Paesi a medio e basso reddito. Teheran ha inoltre importato il cinese Sinopharm e il russo Sputnik V. 

Tuttavia, a causa della scarsa quantità a disposizione il governo ha deciso di accelerare la produzione di vaccini iraniani. Il mese scorso le autorità hanno concesso l’autorizzazione all’uso di emergenza di COVIran Barekat, pur senza pubblicare alcun dato circa l’efficacia e la sicurezza. Il leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, che in precedenza aveva messo in guardia contro l’importazione di vaccini americani e britannici in un clima di profonda sfiducia verso l’Occidente, ha ricevuto il vaccino “Made in Iran” ripreso dalla tv di Stato. Egli ha infine rivolto un appello agli iraniani, incoraggiandoli a seguirne l’esempio.

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