Crisi finanziaria: la sfida ora è salvare le persone e l'economia reale
Ginevra (AsiaNews/Agenzie) - La crisi attuale ha colpito con durezza il settore finanziario. Ma che ne è delle persone e dell’economia reale? Non sappiamo quanto seria e lunga sarà la crisi; sappiamo però che se non agiamo con decisione, l’impatto sulle vite, le condizioni di lavoro e le speranze di milioni di persone, sarà duro, globale e sistemico.
La ricerca in corso per migliori direttive in finanza ed un meccanismo di sorveglianza incrociato sono un traguardo di cui essere soddisfatti. Ma è necessario andare al di là del sistema finanziario. Questa non è solo la crisi di Wall Street, è la crisi di tutte le “streets”, di tutti i luoghi. Abbiamo bisogno di un piano di salvataggio per la gente che lavora e per l’economia reale, con regole e politiche che assicurino un lavoro dignitoso e produttività alle aziende. Dobbiamo unire al meglio la produttività ai salari, e la crescita all’occupazione. La gente deve avere fiducia che l’economia sta lavorando a loro favore. L’Organizzazione internazionale del lavoro ha concluso una prima stima dell’impatto che questa crisi avrà sulla gente, nella vita di tutti i giorni, a tutti i livelli sociali.
Si pensa che la disoccupazione mondiale potrebbe crescere di 20 milioni entro la fine del 2009, superando i 200 milioni di disoccupazione globale per la prima volta. Le persone impegnate in edilizia, industria automobilistica, turismo, servizi, finanza, e proprietà immobiliari saranno colpite per prime con durezza.
Il numero di lavoratori poveri che vivono con meno di un dollaro al giorno potrebbe aumentare di 40 milioni; quelli che vivono con 2 dollari al giorno, potrebbero crescere fino a oltre 100 milioni. Queste cifre sono tristi, ma si rischia di sottovalutarle se non si affrontano subito gli effetti dell’attuale contrazione economica e quelli dell’imminente recessione.
Ma soprattutto, dobbiamo concentrarci sulla gente, sulle imprese, sulla vera economia. Cosa significa questo?
Anzitutto, restaurare i flussi di credito. Le misure di emergenza si stanno prendendo, e vanno prese.
Secondo, sostenere i più vulnerabili. Ciò include garanzie sulla pensione, indennità di disoccupazione, crediti per le piccole e medie imprese, che sono la fonte primaria di impiego oggi.
Terzo, riaffermare politiche pubbliche decise e regole intelligenti che premino chi lavora duro e le imprese. Siamo prostrati dal vortice del sistema finanziario, che ha perduto la sua bussola morale. Occorre tornare alla funzione primaria e legittima della finanza, che è quella di promuovere l’economia reale; prestare così che imprenditori possano investire, innovare, produrre lavoro e beni. Restituiamo alla finanza il suo significato, finanziare l’economia reale.
Infine dobbiamo affrontare le sfide nascoste. Molto tempo prima della crisi odierna, ci trovavamo in una condizione di enorme povertà globale, crescente disuguaglianza sociale e lavoro precario - un processo di globalizzazione che ha portato grandi benefici, ma per molti è divenuto squilibrato, ingiusto ed insostenibile.
Per mantenere aperte economie e società, le più importanti organizzazioni internazionali devono sviluppare insieme una nuova struttura multilaterale per una globalizzazione corretta e sostenibile.
Dobbiamo restare ben saldi, concentrarci a prestare soccorso alle persone ed alla produzione. Questo significa salvare l’economia reale.
09/04/2018 14:21




