Dal dolore al palco: singalesi e tamil uniti in un teatro di guarigione
La pièce teatrale Yakawewata Nandikadal nasce da workshop promossi dall’Ufficio per l’unità nazionale e la riconciliazione (Onur) con comunità colpite dalla guerra. Basata su storie di vita reale, è interpretata da attori non professionisti e presentato in tamil e singalese. Affronta dolore, perdita e diffidenza reciproca, lanciando un appello alla coesione autentica e alla convivenza pacifica in Sri Lanka.
Colombo (AsiaNews) - “Venite, dimentichiamo il passato amaro con comprensione e costruiamo un paese dove possiamo vivere insieme in pace”. Queste parole risuonano nella pièce teatrale Yakawewata Nandikadal, che sarà rappresentata presso “Kamatha”, la sede della Bandaranaike Memorial International Conference Hall (BMICH) di Colombo, il 23 gennaio 2026. Lo spettacolo rivisita le dure realtà riflesse in diverse storie di vita vera, lanciando un forte appello a una riconciliazione autentica.
La base di questa produzione, radicata in una storia plasmata nel corso di molti anni, è emersa da una serie di workshop avviati dall’Ufficio per l’unità nazionale e la riconciliazione (Onur) del Ministero della Giustizia, a partire dal 2025. “Il 19 maggio 2025 abbiamo incontrato gruppi provenienti da Yakawewa a Kebithigollewa e da Nandikadal a Mullaitivu, comunità profondamente colpite dalla guerra. Abbiamo acceso delle lampade e offerto preghiere in memoria di tutti coloro che hanno perso la vita, e abbiamo cercato di condividere le loro storie di vita. Così, li abbiamo incontrati il 28 maggio e da quella condivisione è nata questa pièce teatrale di guarigione”, ha detto Wijith Rohan, presidente dell’Onur, spiegandone l’origine.
Dall’opera emerge la visione di Gayan Randheera, laureato in Arte Drammatica e Teatrale presso l’Università di Kelaniya, giovane professionista del teatro, che ha scritto la sceneggiatura e diretto lo spettacolo. Grazie alla sua sensibilità, il vero spirito di Yakawewata Nandikadal viene rivelato al pubblico con onestà e profondità, senza compromettere l’integrità delle storie di vita reale su cui si basa. Presentato contemporaneamente in tamil e singalese, lo spettacolo supera le barriere linguistiche. La regia di Randheera assicura che il pubblico possa cogliere gli elementi visivi e uditivi in modo fluido, rendendo l’esperienza accessibile.
I personaggi che danno vita a Yakawewata Nandikadal sono emersi grazie a una iniziativa dell’Onur nell’ambito dei suoi programmi volti a sanare la società. Intorno al maggio 2025, un gruppo singalesi e tamil - giovani e anziani, donne e uomini, provenienti da Anuradhapura, Kebithigollewa, Mullaitivu e Nandikadal, regioni profondamente segnate dalla guerra - ha iniziato questo viaggio collettivo di guarigione. Sono persone che parlano due lingue diverse, il tamil e il singalese, e che si sono riunite per raccontare le loro storie di guerra e perdita.
“L’intero gruppo è composto da 45 partecipanti, ma solo 19 appaiono sul palco. Nessuno di loro è un attore, tranne un uomo che ha una certa esperienza teatrale. Gli altri non hanno alcuna esperienza di recitazione. Ecco perché ho scelto di creare lo spettacolo in stile forum-teatro”, ha spiegato Gayan Randheera.
“La sfida più grande è stata affrontare l'odio”, ha aggiunto. “All'inizio c’era diffidenza e sospetto da entrambe le parti. Nei loro cuori c’era un’amarezza inespressa. Ma dopo aver partecipato insieme ai workshop, le cose hanno cominciato a cambiare. La comprensione e l’affetto hanno sostituito il sospetto e alla fine abbiamo iniziato a lavorare insieme come una sola famiglia. Questo mi rende davvero felice”. Ha condiviso questo pensiero con evidente orgoglio per il risultato positivo ottenuto dal lavoro.
“Questo incidente è avvenuto quando Nithya frequentava il secondo anno alla scuola di Mankulam. È successo il 15 giugno 2006, lo stesso giorno dell’attentato dinamitardo contro l’autobus a Kebithigollewa. Quel giorno, l’esercito ha lanciato colpi di mortaio contro un campo terroristico vicino alla scuola di Nithya. Molti bambini hanno perso la vita, incapaci di sopportare il terrore e il rumore delle esplosioni. Tuttavia, Nithya è sopravvissuta perché la sua insegnante l’ha protetta tenendola stretta…”. Questo è il momento cruciale che plasma il nucleo emotivo dell’opera teatrale.
La pièce si apre con una conversazione tra Vihanga Sathsara, giovane studente singalese, e Nithya, studentessa tamil, entrambi iscritti alla Eastern University. Sono amanti. Sathsara ha perso i genitori nell’attentato dinamitardo all’autobus di Kebithigollewa e ora vive con suo nonno. Nithya è una bambina vittima della guerra. È nata in un campo profughi ed è cresciuta senza un padre. Sua madre, che un tempo viveva in un villaggio di confine, è sopravvissuta per un soffio a un violento scontro tra l’esercito e i militanti tamil e in seguito ha vissuto in un campo profughi. Tutti i suoi parenti sono morti; Nithya e sua madre hanno solo l’una e l’altra.
Yakawewata Nandikadal intreccia inizio, parte centrale e finale attraverso immagini, dialoghi, danze, canti, conflitti, lamenti, luci e suoni, presentando al pubblico storie di vita reale di dolore e speranza provenienti dai due fronti del conflitto. Ma mettere in scena e guardare queste vite non è sufficiente per render loro giustizia. Migliaia di storie simili a quelle rappresentate continuano a gridare giustizia ed equità in questo Paese, in particolare nelle regioni devastate dalla guerra e dai bombardamenti.
“Dobbiamo davvero lavorare per trasformare in realtà la fiducia riposta in noi dal popolo tamil del nord e dell’est”, ha detto Rohan. “Assistiamo all’emergere di tendenze razziste ed estremiste religiose nel Paese; pertanto, dobbiamo continuare questo percorso verso l'unità nazionale e la riconciliazione”.
Sebbene sia ormai da tempo necessario ascoltare davvero queste voci, non è ancora troppo tardi. In questo contesto, l’Ufficio per l’unità nazionale e la riconciliazione (Onur) ha una responsabilità profonda e di vasta portata. L’opera Yakawewata Nandikadal dovrebbe essere considerato solo un inizio. Anche a distanza di anni dalla fine del conflitto, e nonostante la lunga esistenza di istituzioni create per la riconciliazione nazionale, i progressi tangibili sono stati spesso limitati. In questo contesto, le misure adottate attraverso la rappresentazione teatrale sono davvero lodevoli.
Infine, non va dimenticato che l’Onur ha sia il mandato che l'autorità morale per introdurre e perseguire iniziative umanitarie non violente che incoraggino le persone in un piccolo paese come lo Sri Lanka a vivere insieme pacificamente, con un’umanità condivisa, al di là delle divisioni etniche, religiose e di gruppo. Questa responsabilità deriva dal potere affidato dai cittadini di proteggere la dignità umana e promuovere una società giusta, compassionevole e armoniosa.
02/08/2017 12:53






