29/04/2026, 13.16
CINA
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Dal paleolitico alla porcellana di mille anni fa gli Oscar dell'archeologia cinese

L’Amministrazione nazionale cinese per il patrimonio culturale ha pubblicato la lista delle 10 scoperte più importanti del 2025: scavi che abbracciano regioni tra loro molto diverse del Paese, indagando sia gli albori della civiltà cinese sia l'evoluzione delle dinastie imperiali. Nel segno del rafforzamento dell'identità culturale voluto da Xi Jinping.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Uno dei volti più significativi della politica culturale della Repubblica popolare cinese è la valorizzazione del suo immenso patrimonio archeologico. Lo stesso presidente Xi Jinping ha parlato più volte della necessità della crescita di un'archeologia "dalle caratteristiche cinesi", finalizzata a rafforzare l'identità culturale del Paese e a valorizzare la storia millenaria. Tra i modi per rendere sempre più popolare questo sforzo c'è l’iniziativa che vede ormai da qualche tempo l’Amministrazione nazionale cinese per il patrimonio culturale pubblicare la lista delle 10 scoperte più importanti dell’anno, che in Cina vengono popolarmente descritte come “gli Oscar” dell’archeologia locale.

Oggi è stato diffuso l’elenco relativo al 2025 che offre uno spaccato interessante dello sguardo di Pechino oggi sulla propria storia e identità. Non a caso le scoperte indicate coprono un’ampia area geografica, che va dalle foreste dei Monti Changbai nel nord-est del Paese fino alle pendici dei Monti Helan nel nord-ovest, e offrono nuove prospettive su diverse fasi dei 5.000 anni di civiltà cinese. Gettando nuova luce su ambiti che vanno dall’attività umana preistorica alla formazione delle prime città neolitiche, fino all’organizzazione statale e all’artigianato in epoca imperiale.

Uno dei ritrovamenti più rilevanti segnalati per il 2025 riguarda una vasta concentrazione di siti paleolitici nei Monti Changbai, nella provincia di Jilin. L’area, che si estende per oltre 100mila chilometri quadrati, ha portato all’identificazione di più di mille nuovi siti contenenti strumenti in pietra. In particolare, l’industria di utensili in ossidiana rappresenta una prova significativa dell’evoluzione tecnologica e dell’adattamento umano tra circa 220.000 e 13.000 anni fa. Questa scoperta è destinata a modificare profondamente la comprensione accademica delle attività umane preistoriche nel Nord-est asiatico, evidenziando anche scambi culturali tra diverse regioni e contribuendo a individuare le radici più antiche della civiltà cinese.

Un’altra scoperta importante proviene dal sito di Nanzuo, nella provincia di Gansu, nel nord-ovest della Cina. Questo sito, risalente alla tarda cultura di Yangshao e grande circa 6 milioni di metri quadrati, presenta una struttura urbana complessa con un grande complesso centrale costruito in terra battuta e un insediamento organizzato su più livelli. Gli studiosi ritengono che il sito dimostri come il tradizionale sistema urbanistico cinese, basato su un asse centrale, risalga già a circa 5.000 anni fa. I reperti rinvenuti, tra cui ceramiche dipinte, oggetti in turchese e materiali simili ai mattoni, indicano un alto livello di artigianato, una società già stratificata e l’esistenza di scambi a lunga distanza con altre regioni lungo lo Yangtze e il Fiume Giallo.

Nella Cina orientale, gli scavi presso il sito della Terrazza Langya, nella provincia di Shandong, hanno fornito invece la prima conferma archeologica concreta dei resoconti storici riguardanti i viaggi di ispezione verso est di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina. Situato su una costa circondata dal mare su tre lati, il sito è considerato il più antico e il più grande progetto edilizio statale dell’Impero Qin (221-206 a. C. ndr) finora scoperto nell’est del Paese. Gli studiosi sottolineano che questo ritrovamento mostra come le dinastie Qin e Han abbiano consolidato il potere politico e sviluppato una crescente attenzione verso il mare, offrendo nuove informazioni sulle strategie di governo durante la formazione di uno Stato unificato.

Infine, nella regione autonoma del Ningxia, presso il sito di Suyukou vicino ai Monti Helan, è stato identificato un forno ufficiale destinato alla produzione di porcellana per la famiglia reale della dinastia Xia Occidentale (1038-1227 d.C.), governata da una minoranza etnica. Si tratta del più grande e meglio conservato complesso di forni per porcellana bianca fine della regione. I manufatti prodotti corrispondono a quelli ritrovati in tombe e palazzi reali. Questo sito fornisce prove materiali rare della produzione controllata dallo Stato e colma una lacuna importante nella storia della ceramica cinese, illustrando anche la transizione della società Xia Occidentale da uno stile di vita nomade a uno più complesso, basato sull’agricoltura e sull’artigianato.

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