16/02/2013, 00.00
LIBIA
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Libia, i salafiti pronti a distruggere la statua simbolo di Tripoli. La popolazione insorge

Per il responsabile del Dipartimento per le antichità, gli estremisti sono una minaccia per tutto il patrimonio culturale nazionale. A rischio anche i siti protetti dall’Unesco come Leptis Magna e Cirene. Da agosto sono oltre 70 i monumenti distrutti dagli estremisti islamici. La popolazione di Tripoli organizza una manifestazione per cacciare i salafiti.

Tripoli (AsiaNews) - Gli islamisti minacciano il patrimonio storico e archeologico della Libia. A rischio vi sono non solo statue e monumenti considerati indecenti dall'islam, ma anche siti patrimonio dell'Unesco come le città romane di Leptis Magna, Cirene e Sabrata, l'oasi berbera di Gadames, le pitture rupestri di Tadrart Acacus. A lanciare l'allarme è Mustafa Turjman, reponsabile del Dipartimento per le antichità libiche. Il ricercatore denuncia che nei giorni scorsi alcuni salafiti hanno tentato di coprire con un velo e danneggiare la statua "della Gazzella" (v. foto) monumento bronzeo raffigurante una donna nuda, simbolo della città di Tripoli e risalente alla colonizzazione italiana. Secondo Turjam la difesa della patrimonio culturale libico è diventata una piccola battaglia per la nuova Libia, dove emergono le contraddizioni della Primavera araba culminata con la caduta di Muhammar Gheddafi.

A due anni dalla morte del rais, il Paese non ha ancora un governo stabile in grado di garantire la sicurezza e il controllo sui confini ed è divenuto una sorta di porto franco per le milizie estremiste islamiche attive in Algeria e Mali. Da agosto gli estremisti islamici hanno già distrutto 70 santuari e moschee della minoranza sufi, corrente musulmana sciita considerata eretica dall'islam sunnita. Ai monumenti religiose si aggiunge la distruzione di centinaia di tombe risalenti al periodo coloniale e di diverse biblioteche e centri culturali non islamici.

L'allarme lanciato da Turjam è condiviso dalla maggior parte della popolazione. Molti libici considerano i salafiti e gli estremisti islamici una minoranza sparuta, che impone il suo volere solo grazie alle armi e al sostegno di leader compiacenti. "La Gazzella è il simbolo di Tripoli", afferma Souad Wheidi, fisioterapista, "essa fa parte del patrimonio della città ed è sopravvissuta alla monarchia e al regime di Gheddafi...". L'uomo sottolinea che "i salafiti sono una piccolissima minoranza, che sta cercando in tutti i modi di prendere il potere". Per Adel Turki, restauratore dell'Università di Bristol che ha condotto i lavori di pulitura della statua nel 2012, "la gente di Tripoli considera il monumento una parte importante del suo passato".

"Se i salafiti la distruggeranno la popolazione scenderà in piazza contro di loro". Nei prossimi giorni a Tripoli si terrà una grande manifestazione contro le milizie islamiche che imperversano nella città. Proteste simili sono avvenute in ottobre anche a Bengasi, dopo l'assassinio di Christopher Stevens, l'ambasciatore Usa morto nell'attacco al consolato americano organizzato dagli estremisti islamici l'11 settembre 2012.    

 

 

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