23/11/2021, 12.43
INDIA
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Dalit reclama salari non pagati, datore di lavoro gli amputa una mano

di Nirmala Carvalho

Brutale violenza contro un "fuori casta" in un villaggio del Madhya Pradesh. P. Devasagsyaraj: "In 50 anni non è cambiato nulla. Vi sia una condanna esemplare e la società civile indiana alzi la voce in difesa di chi è discriminato".

New Delhi (AsiaNews) - Un lavoratore dalit di 45 anni, Ashok Saket, ha subito l’amputazione di una mano dal suo datore di lavoro come risposta ai suoi reclami per alcuni mancati stipendi. La brutale violenza contro questa persona considerata “fuori casta” è avvenuta nel villaggio di Dolmau, nel distretto di Rewa nello Stato indiano del Madhya Pradesh. La vittima è stata trasportata al Sanjay Gandhi Hospital.

Il nipote Lavkush Saket ha raccontato che lo zio stata lavorando come operaio edile per un certo Ganesh Mishra. “Tra i due - spiega il sovrintendente di polizia Nayneet Bashin - sarebbe scoppiata una lite perché Mishra non lo pagava. Nella discussione accesa questi gli ha reciso una delle mani”. L’arto è stato recuperato ma i chirurghi non sono riusciti a riattaccarlo. Ganesh Mishra è stato arrestato insieme ai suoi fratelli ai sensi della sezione 307 del Codice penale indiano che punisce le discriminazioni e le violenze motivate dall’appartenenza alle caste.

P. Devasagsyaraj, già segretario nazionale della Commissione per le caste svantaggiate della Conferenza episcopale indiana (Cbci) commenta ad AsiaNews: “Sono addolorato da questa notizia. Ricordo quando il 25 dicembre 1968 nel Tamil Nadu 44 dalit furono bruciati vivi perché chiedevano un aumento di stipendio. Dopo più di 50 anni non è cambiato nulla. La società civile deve condannare questo episodio barbaro: i colpevoli devono essere puntii e la vittima indennizzata per aver perso con la possibilità di procurarsi da vivere”.

“La mancanza di volontà politica - continua p. Devasagsyaraj - la forza del sistema delle caste e molte pressioni esterne permettono a troppa gente di scampare la giusta punizione per questi atti. Per questo oggi occorre alzare la voce in difesa dei dalit”.

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