Dall'Henan alla "luna rossa": l'inquietudine collettiva dell’anno del "cavallo di fuoco"
Secondo la tradizione popolare in Cina l'anno dei due elementi di fuoco contrapposti è foriero di grandi rivolgimenti sociali. L'ultima volta cadde nel 1966, con l'inizio della Rivoluzione culturale. Due episodi accaduti durante il periodo del Capodanno - l'improvvisa interruzione del Gala della tv dell'Henan e i messaggi sulla "luna rossa" nella festa delle Lanterne - confermano quanto in tempi di forte pressione sociale l'idea di un legame tra cielo e terra resti radicata.
Pechino (AsiaNews) - Il 2026 coincide con l’anno del cavallo Bǐngwǔ nel calendario tradizionale cinese. Nella teoria cinese dei Tronchi celesti (tiāngān), dei Rami terrestri (dìzhī) e dei Cinque elementi, “Bǐng” appartiene al fuoco e anche “Wǔ” appartiene al fuoco. Con due elementi di fuoco sovrapposti, quest’anno viene popolarmente chiamato anno del “cavallo rosso” o “cavallo di fuoco”. Seguendo le credenze antiche, si ritiene che l’anno Bǐngwǔ possieda un’energia estremamente forte, con una natura “impetuosa”: il fuoco eccessivo e il calore estremo si rifletterebbero nel mondo umano come grandi trasformazioni sociali o ristrutturazioni strutturali.
Un proverbio dice: “Il ciclo dei sessanta anni torna sempre a compiersi”. L’ultimo anno Bǐngwǔ (1966) fu l’anno di inizio della Rivoluzione culturale: entusiasmo collettivo e rimodellamento della società. In quell’anno il “cavallo di fuoco” venne investito di una sorta di sacralità: distruggere il vecchio mondo e costruirne uno nuovo. Per questo molti si chiedono: che cosa accadrà nel 2026?
La Festa delle Lanterne dell’anno Bǐngwǔ è ormai passata; con l’ultima ondata di studenti universitari rientrati a scuola e di lavoratori migranti tornati in città, anche il grande esodo dei trasporti del Capodanno cinese sta terminando. Tuttavia, durante il periodo del Capodanno si sono verificati due episodi particolari che - insieme alle nubi internazionali portate da conflitti geopolitici come la guerra in Iran - sembrano risuonare con l’aspettativa inconscia collettiva di “distruggere il vecchio e creare il nuovo” o di nuovi forti scossoni della storia.
La strana interruzione del Gala di Primavera nell’Henan
“La lunga notte infine si consuma, montagne e fiumi risplendono alla luce della luna” era il titolo di uno dei programmi del Gala di Primavera messo in onda quest’anno dalla televisione dell’Henan.
In Cina, il Gala di Primavera era originariamente solo lo spettacolo televisivo del Capodanno cinese trasmesso dalla televisione nazionale. Ormai dal 1983 ogni anno, alle 20 della vigilia del Capodanno lunare, il programma riunisce canto, danza, sketch comici, dialoghi umoristici (xiangsheng), acrobazie e magia in una lunga trasmissione in diretta festosa che dura circa quattro ore e mezza, fino allo scoccare del nuovo anno.
Il Gala non è solo uno spettacolo televisivo seguito dai cinesi di tutto il mondo, ma anche una sorta di “rito nazionale” che intreccia politica, cultura e psicologia sociale. Attraverso grandi narrazioni costruisce identità e coesione nazionale, diventando uno dei simboli culturali più influenti del Paese: gli artisti che vi partecipano possono diventare famosi in una notte, e canzoni o espressioni popolari diffuse nelle strade spesso nascono proprio da quell’edizione del Gala.
Per questo con il tempo anche le televisioni provinciali hanno compreso il valore di quella fascia oraria, iniziando a produrre i propri spettacoli. Così attualmente, durante il Capodanno, quasi tutte le emittenti locali realizzano un proprio Gala, cercando di attirare il pubblico con programmi caratteristici.
Tra queste nel 2021 il canale satellitare della Televisione e radio dell’Henan emerse improvvisamente alla ribalta per la scelta di non invitare grandi celebrità né inseguire il traffico online; nel Gala si concentrava invece sulla cultura tradizionale. Quell’anno un’opera fenomeno divenne virale: “Il banchetto notturno del palazzo Tang”. Trucco, costumi e movimenti delle ballerine si ispiravano alle statuette musicali delle dinastie Sui e Tang conservate nei musei. Grazie alla tecnologia digitale vennero inoltre ricreate sul palco scene tratte da celebri quadri come “Mille miglia di fiumi e montagne”, “La preparazione della seta”, “La bella sotto l’albero”, “La partenza della scorta a cavallo” e “L’imperatore Minghuang in viaggio verso Shu”, usate come sfondo scenico.
Le persone danzavano dentro il dipinto: le giovani musiciste e danzatrici della dinastia Tang, vitali e aggraziate, creavano una risonanza emotiva tra storia e presente. Questo originale modo di “ritrovare le radici culturali” suscitò entusiasmo e orgoglio per la splendida civiltà della grande dinastia Tang, offrendo al Gala una nuova forma espressiva. Negli anni successivi la televisione dell’Henan ha poi prodotto altri programmi simili tutti ricchi di tradizione culturale e lodati dal pubblico come “modelli di estetica orientale degni di essere collezionati”.
Lo scorso 16 febbraio, però, la diretta del Gala di Primavera dell’Henan di quest’anno ha incontrato un problema senza precedenti. Con otto milioni di spettatori collegati online, è stato interrotto improvvisamente per ragioni sconosciute, senza che nei giorni successivi sia stata fornita alcuna spiegazione ufficiale.
Secondo le testimonianze degli spettatori, il tema dell’edizione era “Gli zoccoli del cavallo avanzano con la marea”, con spettacoli come il grandioso balletto “Diecimila cavalli al galoppo” della compagnia di Yang Liping e “Yongle senza fine”, che ricreava lo spirito degli affreschi del tempio Yongle. Ma quando il programma è arrivato al segmento “La lunga notte finisce, montagne e fiumi illuminati dalla luna”, l’immagine è scomparsa, lasciando solo i sottotitoli fluttuanti. Mentre la scaletta finiva nel caos, sullo schermo comparivano schermate vuote e ripetizioni di spot pubblicitari.
Gli organizzatori avevano presentato quel numero come un intreccio tra l’arte tradizionale del “battere il ferro in fiori di scintille” e lo spirito nazionale, per trasmettere un messaggio di speranza e perseveranza nelle difficoltà. Nonostante il programma avesse già superato i vari livelli di revisione dei contenuti, non è mai stato però trasmesso integralmente. Questo ha suscitato domande sulla censura: quale forza irresistibile può far sì che uno spettacolo culturale volto a promuovere la tradizione urti all’ultimo momento la sensibilità del potere?
Sull’episodio circolano molte spiegazioni. Una sostiene che il programma, descrivendo profondamente la difesa delle frontiere nelle dinastie Han, Tang, Song e Ming, esaltasse eccessivamente la cultura han del centro della Cina, interferendo con la narrazione politica dell’unità etnica e della “comunità di destino dell’umanità”.
Un’altra ipotesi, più sensibile politicamente, riguarda i significati simbolici. Alcuni commentatori hanno notato che frasi come “usare il fuoco per disperdere l’oscurità”, “la lunga notte finisce”, “gli dèi tornano ai loro posti” o “Yongle senza fine”, nel contesto dei cambiamenti ai vertici della Commissione militare, potrebbero essere interpretate come una poetica sovversiva che allude ad azioni militari o invoca un nuovo sovrano virtuoso.
Altri ancora pensano che i riferimenti a “oscurità” e alla “lunga notte” siano stati percepiti come metafore della situazione politica attuale; alcuni internauti hanno persino lodato il coraggio della televisione provinciale per aver toccato un tema del genere.
In realtà molti spettatori che hanno visto le registrazioni online sostengono che il programma fosse semplicemente una combinazione tra l’arte tradizionale del “battere il ferro in fiori di scintille” e lo spirito nazionale: voleva esprimere la fiducia che l’oscurità finirà, incoraggiando le persone a non perdere la volontà di lottare nelle difficoltà.
Evidentemente, però, la risonanza collettiva evocata dalle parole “oscurità” e “lunga notte” ha stimolato anche l’immaginazione di chi possiede il potere di vita e di morte su un programma. Più che una censura diretta dei contenuti, la sospensione sembra riflettere un’eccessiva sensibilità del potere verso l’incertezza.
In un anno come il Bǐngwǔ - simbolo di violenza e cambiamento - qualsiasi metafora storica sulla “notte” e sull’“oscurità” può essere interpretata come una sfida all’ordine esistente. Quando persino chi detiene il potere cade in timori irrazionali legati alla corrispondenza tra cielo e uomo, l’unico modo per spegnere la risonanza collettiva è interrompere la trasmissione e lasciare lo schermo vuoto.
La “luna di sangue”
Curiosamente, anche la “luna di sangue” apparsa durante la Festa delle Lanterne della scorsa settimana (la colorazione rosso scuro della luna durante un’eclissi totale) ha suscitato molte interpretazioni.
Nella concezione tradizionale cinese della “rispondenza tra cielo e uomo”, i fenomeni celesti sono strettamente legati agli affari umani: anomalie nel cielo sono un avvertimento al sovrano che ha perso la virtù. La luna appartiene allo yin e rappresenta le consorti imperiali, i funzionari e la giustizia penale. L’apparizione di una luna di sangue veniva spesso interpretata come disordine nel palazzo, usurpazione da parte dei ministri, ingiustizie giudiziarie o invasioni straniere, presagi della rottura dell’ordine. I testi astrologici antichi affermavano anche che un’eclissi lunare rossa potesse preannunciare siccità, carestia o inflazione, portando infine a disordini dello Stato e sofferenze del popolo.
Spesso si elencano coincidenze tra “lune di sangue” e calamità per dimostrare l’efficacia delle teorie antiche. Ma si tratta essenzialmente di bias di conferma: dato che le eclissi totali avvengono mediamente ogni 0,8 anni nel mondo e circa ogni 2,5 anni nello stesso luogo, è inevitabile che talvolta coincidano con tragedie umane. La confutazione scientifica non basta, però, a eliminare il significato culturale della “luna di sangue”. Ciò che essa riflette non è una verità astronomica né una prova della divinazione, ma la profonda paura contemporanea della perdita di controllo dell’ordine.
Nel 2026, quando la gente diffonde con entusiasmo le profezie sull’“anno del cavallo di fuoco Bǐngwǔ”, il bisogno fondamentale è la ricerca di certezza e la vigilanza estrema verso i rischi sistemici. In un contesto sociale fortemente sotto pressione, quando il funzionamento dello stato di diritto, dell’economia e della società diventa difficile da comprendere, alcuni cittadini tornano alla visione arcaica della corrispondenza tra cielo e uomo per cercare conforto. Attraverso le profezie costruiscono una spiegazione fatalistica del presente: se tutto è parte di un ciclo predestinato, l’ansia provocata dall’ignoto può forse essere alleviata.
Queste interpretazioni dei segni non appartengono solo alle chiacchiere popolari - altrimenti non basterebbero a spiegare perché la televisione dell’Henan abbia fermato con urgenza un programma chiamato “La lunga notte finisce, montagne e fiumi illuminati dalla luna”.
In realtà, già le “Memorie dello Storico” e il “Libro degli Han” avevano analizzato a fondo il meccanismo di mobilitazione della prima rivolta contadina della storia cinese: alla fine della dinastia Qin, a Dazexiang, Chen Sheng e Wu Guang usarono storie di presagi - come messaggi nascosti nel ventre di un pesce o misteriosi richiami notturni - per attivare abilmente la leva psicologica della corrispondenza tra cielo e uomo. Quando le dure leggi Qin spinsero le classi più basse alla disperazione, le persone avevano bisogno di un “mandato celeste” che superasse la realtà, capace di dare legittimità sacra alla sopravvivenza e alla ribellione.




