02/06/2021, 08.00
EGITTO
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Demografia e urbanizzazione: da Mubarak ad al-Sisi, l’Egitto cambia volto (I Parte)

di A.M.A.*

Dalla Primavera araba a oggi, in 10 anni il Paese dei faraoni ha subito uno stravolgimento. La fine del regime di Mubarak, la presidenza lampo di Morsi e dei Fratelli musulmani e l’intervento dell’esercito. Abitanti e prezzi hanno registrato un aumento vertiginoso. Si costruisce ovunque, dalle aree archeologiche al deserto. La fine di una nazione rurale.

Il Cairo (AsiaNews) - Nel 2011 una vasta rivolta popolare ha saputo mettere fine con successo a 30 anni di potere assoluto del regime di Hosni Mubarak. Lo slogan favorito del vasto movimento popolare era “pane, libertà, giustizia sociale”. L’intero sistema è stato scosso da 18 giorni di vera rivoluzione popolare. All’epoca gli egiziani hanno dimostrato coraggio, fede e determinazione. La piazza Midan al-Tahrir è stata epicentro degli eventi. 

Oggi nella zona nord della piazza, accanto al Museo egizio, la torre del Partito nazionale democratico (Ndp) di Mubarak non c’è più. I responsabili del partito hanno dato fuoco all’edificio, per distruggere tutti i documenti ed evitare di fornire alcuna prova al movimento rivoluzionario. Nella parte sud vi è ancora la moschea Omar Makramm, situata fra il vecchio palazzo sede degli Affari esteri e il gigantesco reticolo di edifici amministrativi del Mogamma, dietro il quale vi è la chiesa evangelica: questa è stata usata, assieme alla moschea, come doppio ospedale da campo al tempo della battaglia. Fra le due istituzioni religiose si è instaurata una bella collaborazione, con l’imam della moschea che ha pregato in chiesa e il pastore protestante che ha fatto lo stesso in moschea, facendo rivivere la rivoluzione di Saad Zaghloul del 1919 contro l’occupante britannico, il cui famoso slogan era “la religione è per Dio e la patria è di tutti”. 

Ora il monumentale edificio Mogamma è stato svuotato dei numerosi uffici amministrativi governativi e dovrebbe essere trasformato con tutta probabilità in un hotel. A ovest, lungo la riva del Nilo, si erge di fronte al palazzo degli Affari esteri l’edificio della Lega Araba e il Nilo Hilton Hotel, che era l’orgoglio di Nasser, rimpiazzato ora dal Ritz Carlton Hotel accanto al museo. Al centro la rotonda, dove hanno stazionato i rivoluzionari, e dove si erge orgoglioso un obelisco circondato da quattro arieti faraonici provenienti dal tempio di Karnak a Luxor.

All’estrema periferia sud-orientale della piazza vi è il bellissimo edificio dell’Università americana, di architettura islamica, fondato nel 1919 all’interno dei locali di un palazzo di proprietà di un greco possessore di vigneti e di una fabbrica di sigarette. L’università americana del Cairo ha deciso di mantenere lì la sua biblioteca e la tipografia, oltre ai famosi teatri e alle sale espositive, ai corsi di lingua araba e inglese, mentre la sede principale dell’ateneo è stata spostata in un enorme complesso nell’area di Nuova Cairo a nord-est della capitale. Tutta la parte orientale della piazza è circondata da edifici residenziali e strade che conducono al cuore della città.

Di fronte al Museo è stato realizzato un grande parcheggio sotterraneo a più piani e la superficie coperta da palme. L’intera piazza è illuminata a nuovo di notte. Come si può immaginare, ormai in questa famosa piazza non è più possibile promuovere alcuna manifestazione pubblica. Sappiamo tutti che i Fratelli musulmani sono riusciti a impossessarsi della rivoluzione popolare 10 anni fa, infiltrandosi in tutti gli strati della società civile e nell’amministrazione statale. Fino a che non sono riusciti a  prendere il potere nel 2012 con Mohammad Morsi alla presidenza del Paese. I media occidentali continuano a sostenere con insistenza e ostinazione che Morsi è stato il “primo presidente eletto in modo democratico in Egitto”. Gli egiziani sanno che la sua elezione, come tutte quelle degli ultimi 60 anni, è stata falsata. In effetti il suo avversario stava guadagnando maggiori consensi, ma l’amministrazione Usa ha insistito per l’elezione di Morsi e ci sono voluti 10 giorni prima che i risultati fossero pubblicati assegnando la vittoria al candidato dei Fratelli musulmani. Tutti abbiamo assistito alla consegna di box elettorali nei seggi già riempiti di voti prima dell’inizio della tornata elettorale, così come nell’Alto Egitto - dove vi è una presenza cristiana maggiore che altrove - agli elettori cristiani è stato impedito di raggiungere gli uffici elettorali.

Il regno assolutista e catastrofico di Morsi e dei Fratelli Musulmani, con un mandato di quattro anni rinnovabile una volta, è durato solo il breve volgere di un anno. Il 30 giugno 2013 più di 30 milioni di egiziani hanno manifestato in tutto il Paese, da Assuan nel sud ad Alessandria nel nord, e al Cairo come punto nevralgico, rivendicando la partenza dell’allora odiato regime di Morsi. Il 3 luglio 2013 le forze militari, invocate dallo tsunami popolare, hanno deposto Morsi. 

Molto si è discusso e dibattuto sulla chiusura delle due piazze dove si radunavano i fondamentalisti, a sud, vicino all’università del Cairo, e a nord a piazza Rab'a, ma in realtà il ​​popolo egiziano ha sperimentato una vera rifornitura di ossigeno. Un anno dopo Abdel Fatah al-Sisi si è tolto la sua uniforme militare per indossare un abito civile ed è stato proclamato all’unanimità capo dello Stato per un mandato di quattro anni, rinnovato in modo grossolano nel 2018.

Vanno riconosciuti molti risultati, ma il cambiamento principale è la imponente crescita demografica in Egitto. Oggi il numero complessivo è di 110 milioni, 10 milioni dei quali espatriati in nazioni arabe ma che un giorno dovrebbero fare ritorno in patria. In 30 milioni vivono nella immensa megalopoli del Cairo; fra i 7 e gli 8 milioni ad Alessandria. L’Egitto, famoso per essere una nazione rurale, sta diventando sempre più urbanizzata. La capitale e le grandi città si espandono non solo nel deserto, ma anche nelle campagne. Cairo e Alessandria, così come i principali centri dei governatorati, sono circondate da un numero crescente di città satellite e complessi residenziali. 

La valuta egiziana ha subito una svalutazione; l’euro, il cui prezzo era compreso fra le 7 e le 8 sterline egiziane, ha raggiunto le 22 sterline. Il valore del dollaro Usa è salito invece da 7 a 21 sterline. Ora la valuta europea e quella Usa si sono stabilizzate attorno ai 20 e alle 18 sterline egiziane. Il costo della vita è cresciuto molto in tutti gli ambiti: alloggi, cibo, trasporti, medicine, ecc. In un paio di anni il costo di alcuni farmaci di base è cresciuto fino a 10 volte. Il biglietto della metropolitana è passato da una sterlina a tre, cinque o sette, a seconda della durata del viaggio. Anche i biglietti del treno, dell’autobus e dell’aereo sono piuttosto elevati.

Dato che il prezzo degli affitti è bloccato in Egitto, i proprietari stanno vendendo le loro proprietà a costruttori edili; molti piccoli edifici o ville sono sempre più sostituiti da torri per condomini. Il loro costo può raggiungere circa due milioni di sterline o più nelle zone migliori. Il sistema dei “nuovi affitti” con contratti limitati sta decollando, mentre i vecchi canoni di locazione sono bloccati e a nulla sono valsi sinora i tentativi di rinnovare il sistema in Parlamento.

In tutto questo lo Stato sta costruendo molte nuove case per i giovani a prezzi molto più bassi, fornendo loro agevolazioni per coprire il costo nel lungo periodo. Del resto l’Egitto è caratterizzato da un vero e proprio sviluppo folle del mercato dell’edilizia. In tutto il Paese si assiste a una vera e propria febbre di costruire, a volte anche su terreni agricoli o archeologici, come la nuova città di Alamein, ma anche e soprattutto su terreni desertici. Al momento tutto il mar Rosso e le coste del Mediterraneo sono coperte da nuovi insediamenti.

Fine prima parte 

* Anonimo e modesto testimone-analista, pseudonimo di uno studioso ed esperto di primo piano di questioni mediorientali

 

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