31/05/2007, 00.00
INDIA
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Goa, sul voto è scontro fra la Chiesa ed i nazionalisti del Bjp

di Nirmala Carvalho
A pochi giorni dalle prossime elezioni locali, i cattolici invitati a non votare quei candidati che fanno della tensione sociale un loro cavallo di battaglia. I nazionalisti attaccano le “ingerenze” cattoliche.
Goa (AsiaNews) – La Chiesa non deve intromettersi nella politica locale e deve lasciare la sfera pubblica alla società, senza indicazioni di voto o di preferenza. E’ l’opinione del Bharatya Janata Party [Bjp, maggior partito politico indiano, di ispirazione nazionalista ndr] di Goa, che in questi giorni ha proclamato uno scontro “politico” con la Chiesa a pochi giorni dalle elezioni che decideranno il prossimo governo locale.
 
M. Venkaiah Naidu, leader locale del Bjp, ha infatti criticato la posizione cattolica riguardo le prossime elezioni, previste per il 2 giugno, ed in particolar modo il richiamo ai votanti affinché si esprimano contro quei candidati che fanno della tensione sociale un loro cavallo di battaglia. Secondo Naidu, “le istituzioni religiose devono occuparsi di discorsi religiosi, e lasciare la politica alla vita pubblica”. Il riferimento è alla circolare stampata dal Consiglio pastorale di giustizia e pace diocesano, che ha chiesto “a tutta la popolazione” di “pensare al futuro, di Goa e del Paese, appoggiando quei candidati che pensano allo sviluppo sociale e non alla tensione fra le comunità”.
 
I cattolici dell’ex colonia portoghese sono circa il 26 % dell’intera popolazione, ed un’indicazione così chiara da parte della Chiesa potrà smuovere diversi voti. Per questo, accusano i cristiani locali, “il Bjp attacca le nostre istituzioni, non certo per motivazioni di etica politica”. Infatti, aggiungono, “quando i cattolici hanno attaccato la corruzione del Congress [Partito al governo nell’Unione, maggior rivale del Bjp ndr] nessuno di loro ha fiatato, ma anzi hanno applaudito quella che ora chiamano ingerenza”.
 
Secondo il prof. Olivinho Gomes, ex vice-rettore dell’Università di Goa, il problema non si pone: “La Chiesa ha tutti i diritti di guidare i suoi fedeli, proprio perchè non partecipa attivamente all’agone politico. I suoi sono consigli morali, contro la possibilità di un governo etnico che creerebbe forte tensione e squilibrio sociale”.
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