Gogna on line: suicidio di un 24enne a Goa fa discutere sull'uso dei social
Un video divenuto virale avrebbe mostrato Samuel Garvyn De Braganza scaricare rifiuti in un'area pubblica, sucitando un'ondata di insulti online oltre all'apertura di un'inchiesta da parte della polizia. P. Ramiro Luis alle esequie: "Questa tragedia ci faccia capire che ogni post, ogni commento, ogni atto di gentilezza o di crudeltà contribuisce al tipo di mondo che creiamo".
Goa (AsiaNews) - La morte di Samuel Garvyn De Braganza, uno studente ventiquattrenne a Goa, in India, ha suscitato profonda commozione e acceso un ampio dibattito sul ruolo dei social media e sulle conseguenze che la gogna digitale può avere sulla vita delle persone.
Centinaia di familiari, amici e cittadini hanno partecipato ai funerali celebrati nella chiesa di San Girolamo a Mapusa. La sua morte ha provocato indignazione e richieste di giustizia, soprattutto da parte della famiglia, che sostiene che il giovane sia stato coinvolto ingiustamente in una controversia relativa all’abbandono di rifiuti lungo una strada della città.
La vicenda ha avuto origine dalla diffusione sui social network di un video che avrebbe mostrato Samuel mentre scaricava rifiuti in un’area pubblica. Il filmato è diventato rapidamente virale, generando una forte ondata di critiche e richieste di intervento da parte delle autorità. In seguito all’episodio, la polizia ha aperto un’indagine e notificato al giovane un avviso di garanzia nell’ambito delle procedure investigative.
Secondo i familiari, tuttavia, Samuel sarebbe stato falsamente accusato e avrebbe subito una crescente pressione psicologica a causa della massiccia esposizione mediatica e dei commenti ostili ricevuti online. Nei giorni successivi alla diffusione del video, il giovane sarebbe stato bersaglio di derisioni, insulti e umiliazioni pubbliche sui social media.
Poco tempo dopo, Samuel è stato trovato morto nella sua abitazione. Le autorità hanno avviato un’indagine per chiarire le circostanze del decesso. Sebbene la famiglia abbia collegato il suo stato emotivo alle conseguenze della campagna di denigrazione online, le autorità non hanno stabilito alcun nesso causale diretto e l’inchiesta è tuttora in corso.
In questo clima, nell’omelia delle esequie, p. Ramiro Luis, psicologo e docente presso il St. Xavier’s College che il giovane frequentava, ha affrontato il tema della responsabilità nell’era digitale. “La tragedia che abbiamo davanti - ha commentato - ci costringe a esaminare la nostra coscienza. Nel mondo dei social media è facile commentare senza pensare, giudicare senza comprendere, condividere senza considerare le conseguenze, ridere dell’imbarazzo di un’altra persona”.
Il sacerdote ha invitato i fedeli a riflettere sulla mancanza di empatia che caratterizza molte interazioni online, definendo la società contemporanea segnata da una “siccità della gentilezza” e da una “siccità della compassione”. “Ogni post, ogni commento, ogni atto di gentilezza o di crudeltà contribuisce al tipo di mondo che creiamo”, ha ricordato p. Luis invitando tutti a interrogarsi sul proprio comportamento: “Non è il momento di cercare chi siano stati i cattivi. È il momento di chiederci: come posso diventare più responsabile del benessere degli altri?”.
L’omelia ha inoltre richiamato l’attenzione sulle sofferenze interiori spesso invisibili, soprattutto tra i giovani. “Alcune battaglie sono invisibili, alcune ferite sono nascoste, alcune lacrime vengono versate nel silenzio”, ha affermato. Per questo motivo, a partire dalla morte di Samuel ha invitato la comunità a prestare maggiore attenzione alle fragilità altrui, ad ascoltare con più sensibilità e ad accompagnare gli altri con maggiore amore e comprensione.
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