11/06/2026, 16.15
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Gran Canaria, papa ai migranti: 'Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone'

Leone XIV al porto di Arguineguín ricorda le vite appese "alla fragilità di un cayuco", "spogliate di quasi tutto, ma mai della loro dignità". Alle donne vittime di tratta e sfruttamento: "La tua vita appartiene a Dio". La denuncia dei "mostri" del mare: "Mafie, trafficanti e indifferenza". Nella Chiesa "accoglienza del migrante non è qualcosa di secondario". 

Las Palmas di Gran Canaria (AsiaNews) - “Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me”. È uno dei brani “più impegnativi” dell’evangelista Matteo (Mt 25,41-45) quello commentato stamane da papa Leone XIV, al porto di Arguineguín, isola di Gran Canaria. Dove continua il viaggio del pontefice in Spagna, nell’arcipelago al largo delle coste marocchine, terra agognata di migrazioni, di vite appese alla “fragilità di un cayuco”. “In riva al mare, la Parola diventa concreta: qui giungono tante vite ferite, spogliate di quasi tutto, ma mai della loro dignità”.

Il pontefice incontra le realtà di accoglienza delle persone migranti. Le Canarie, luogo conosciuto dal privilegio del mondo come meta turistica, dalle impareggiabili bellezze naturali, è anche approdo di migliaia di persone, che tentano la sorte - sferzate dalla malasorte di essere nate tra instabilità e violenza - lungo quella che è chiamata “Rotta Atlantica”. Leone XIV, che ieri era a Barcellona, è accolto da circa 2mila persone. Tra loro il primo ministro Pedro Sanchéz, il vescovo di Islas Canarias, José Mazuelos Pérez, il direttore della Caritas delle Canarie, don Gonzalo Marrero Rodríguez, e il delegato per la pastorale dei migranti, don Víctor Domínguez González.

“Qui il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore”, afferma. “Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare”. La chiamata di Gesù -  “D’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5,10) - dinnanzi a questo mare insanguinato “assume una forza letterale e dolorosa”, dice. Leone XIV rammenta che tale mandato è visibile - e tangibile -  nell’anello del pescatore che porta al dito. Ricevuto - per mano del cardinale Luis Antonio Tagle - oltre un anno fa, il 18 maggio 2025, alla messa di inizio Ministero Petrino.

“Il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi”, dice Prevost. “La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte”. E denuncia i “mostri” che solcano le acque, possibile luogo di oscurità e caos. “Mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio”, elenca papa Leone XIV.

Allora, davanti a tutto ciò la fede ha la capacità di non restare “paralizzata”. La voce di Dio - che ordina al mare di calmarsi ed è capace di aprire vie attraverso esso (cfr Es 14,21-31) - “continua a risuonare contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti nostri fratelli e sorelle”, aggiunge il pontefice stamane, da Arguineguín. “Lì dove Cristo ordina al mare di tacere, la Chiesa non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque”. 

Come avvenuto ieri al centro penitenziario Brians 1, vicino a Barcellona, anche oggi il papa ascolta alcune testimonianze. In particolare, delle persone che vivono in prima linea il dramma dell’espatrio, di vite consegnate sovente all’arbitrarietà del solo destino - dal lato di coloro che accolgono e salvano. Leone XIV ringrazia per la condivisione e dice i loro nomi: Tito e María. Il primo, capitano di Salvamento Marítimo a bordo della Guardamar Urania, che svolge la missione da 18 anni. La seconda, volontaria della Caritas diocesana. Papa Prevost le dice: “Le tue parole ci mostrano dove inizia la conversione dello sguardo: quando il migrante smette di essere ‘uno dei tanti’, smette di essere una categoria e una cifra”. 

“La misericordia inizia con piccoli gesti: a volte con qualche biscotto e un po’ di latte; altre volte, con cinque pani e due pesci”, continua. Il papa ricorda anche Blessing - “benedizione” - la cui testimonianza giunge tramite una lettera. La sua è una storia intrisa di speranza, ma anche di dolore: partita a 22 anni per dare un futuro alle figlie di 4 e 2, la sua esistenza è finita ben presto nelle mani della “mafia”, vittima di violenze e soprusi. “Ogni vita umana è una benedizione di Dio. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla, perché in ogni persona risplende l’immagine e la somiglianza del Creatore”, dice il papa.

Leone XIV consegna allora un messaggio alle donne vittime di tratta e sfruttamento: “Se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo, Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile”. E ancora: “La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male; il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura! La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignità che nessuno può strapparti”. 

Il papa parla anche alle persone migranti: “Voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone”. Persone con familiari e una casa lasciata alle spalle, ma anche “con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare”. “La vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia”. “Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà”, dice.

Ma non è sufficiente essere consapevoli della propria dignità. La loro condizione deve tramutarsi in “esame di coscienza”. “Per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”, dice Prevost.

Ma anche per la Chiesa. “L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari”, afferma. “Ci inginocchiamo davanti all’altare per adorare Cristo presente nell’Eucaristia, dal quale riceviamo la forza e la motivazione per vivere la carità: per questo non possiamo poi ‘passare oltre’ davanti a cayucas e pateras”. Il papa sottolinea quindi l’importanza di “vie legali e sicure”, e del “diritto di non emigrare”. E consegna un quesito fondamentale, per l’umanità: “Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?”.

Al termine del momento al porto di Arguineguín si reca all’edicola della Vergine del Carmelo, per benedire una croce ricavata dal legno di un’imbarcazione. Inoltre, il papa consegna un omaggio floreale in memoria delle vittime delle migrazioni via mare. Dopo aver salutato alcuni volontari, volontarie e persone migranti, papa Leone XV si trasferisce in auto e successivamente in papamobile fino alla Cattedrale di Sant’Anna, per l’incontro con clero, religiose e operatori e operatrici pastorali. Stasera presiede la messa nello stadio Gran Canaria. Domani, ultimo giorno di viaggio, lo spostamento a Tenerife.

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