23/12/2010, 00.00
CINA - USA
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Hu Jintao a Washington il 19 gennaio, per salvare Cina e Usa dal disastro

I temi probabili dell’incontro: le tensioni coreane; la guerra delle valute; il possibile crollo dell’economia americana e di quella cinese. Alla svalutazione del dollaro corrisponde una possibile bolla speculativa cinese cresciuta nel campo delle materie prime, delle proprietà edilizie e dei prestiti bancari.
Washington (AsiaNews) – La Casa Bianca ha annunciato oggi che Barack Obama riceverà in visita il presidente cinese Hu Jintao il prossimo 19 gennaio. Fra i temi in agenda: le tensioni nella penisola coreana, la guerra delle valute, e soprattutto i rischi di un crollo dell’economia Usa e cinese.
Finora Pechino non ha confermato la data, ma ha già annunciato di recente che la visita di Hu negli Stati Uniti si terrà nei primi mesi del 2011.
 
Secondo la dichiarazione di Washington, la futura visita spingerà a “costruire una collaborazione che migliori i comuni interessi e le preoccupazioni che condividiamo”. Negli ultimi mesi gli screzi fra i due Paesi si sono accresciuti: da una parte vi è la tensione fra le due Coree e l’accusa a Pechino di non fare abbastanza a tenere a freno Pyongyang.; dall’altra vi è l’accusa dei businessmen americani contro lo yuan, troppo deprezzato, che facilita le esportazioni cinesi e scuote la bilancia commerciale fra le due superpotenze. Il deficit commerciale Usa nei confronti della Cina è salito quest’anno del 20%, superando il picco del 2008, di 268 miliardi di dollari.

 Ma l’incontro dovrebbe anche trovare qualche soluzione al rischio di collasso di entrambe le economie. Molti studiosi americani temono che la politica della Fed porti a una grande inflazione del dollaro (v. 19/11/2010 La guerra delle valute e la scomparsa della Fed ). Ma vi sono segnali preoccupanti anche sul versante Cina. Secondo l’economista Mark Hart, per Pechino si prepara un’enorme bolla speculativa creatasi nel campo delle materie prime, delle proprietà immobiliari e nei crediti bancari[1] . A suo parere la Cina, invece di essere “il motore della crescita globale”, è divenuta “un rischio all’ultimo stadio”.  

  

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