19/11/2010, 00.00
USA-CINA
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La guerra delle valute e la scomparsa della Fed

di Maurizio d'Orlando
I circa 600 miliardi di dollari acquistati dalla Fed tendono a una svalutazione del dollaro: una risposta alla politica cinese che da decenni mantiene basso il valore dello yuan, colonizzando l’economia mondiale. La politica economica Usa sembra tendere al sacrificio e all’eliminazione della Fed, per far nascere una moneta mondiale.

Milano (AsiaNews) - La Federal Reserve ha deciso di effettuare un maxi-acquisto di buoni del Tesoro americano: 600 miliardi di dollari in quote mensili da 75 miliardi per otto mesi fino al giugno 2011. Esso però non produrrà gli effetti desiderati in termini di crescita economica; né sarà in grado di modificare in modo sostanziale il mercato del lavoro degli Stati Uniti. Ad esserne convinta è la maggioranza degli analisti e dei maggiori responsabili delle negoziazione di titoli finanziari (trader) intervistati dall’agenzia Bloomberg nel “Global Poll” trimestrale.

Al sondaggio hanno partecipato 1.030 esperti e più della metà hanno dichiarato di essere rimasti poco convinti dalla manovra della Fed. Inoltre  il 70% degli stessi ha dichiarato di interpretare la mossa – denominata comunemente QE2[1] – più che altro come un tentativo di modificare il tasso di cambio del dollaro nei confronti delle altre valute. In base a tale interpretazione, la manovra della Fed (che di fatto, ma non di nome o di diritto, è la Banca Centrale americana) è volta a recuperare lo svantaggio concorrenziale accumulatosi nei decenni a danno delle imprese manifatturiere americane e riequilibrare così il deficit commerciale statunitense.

Di fatto la QE2 è stata interpretata come un modo per contrastare le economie di quei Paesi che hanno impostato la propria struttura industriale su di un modello di crescita trainato dalle esportazioni. Non a caso le critiche più forti alle scelte delle autorità statunitensi sono arrivate dalla Cina e dalla Germania, che hanno ribadito le loro posizioni al summit del G20 di Seoul. Donald Tsang, capo del “governo” di Hong Kong, ha dichiarato che la massiccia iniezione di liquidità nel sistema americano nasconderebbe, in realtà, la volontà di “manovrare” i cambi con il dollaro. “I rischi sono molto maggiori”; “Si potrebbero riscontrare turbolenze senza precedenti nei mercati internazionali azionari, obbligazionari e valutari”, ha osservato ed ha aggiunto  che tutto ciò potrebbe addirittura spingere le economie asiatiche verso una crisi simile a quella del biennio 1997/98.  In molte di queste critiche vi sono evidenti caratteri strumentali.

Guerre valutarie e deficit commerciali: la QE cinese

La bilancia commerciale americana è stata leggermente negativa a partire dal 1980 (con un certo maggiore incremento a partire dal 1985) a fronte dei saldi positivi delle esportazioni di Paesi come Canada, Giappone e Germania. Il saldo negativo (per le merci americane) ha iniziato però ad essere particolarmente significativo a partire dal 1997 vale a dire a due anni dalla svalutazione dello yuan cinese, quando cioè iniziarono ad essere progressivamente smantellati i dazi doganali che di fatto avevano impedito l’accesso dei prodotti cinesi sul mercato americano. Il rosso della bilancia commerciale USA è poi letteralmente precipitato a partire dal dicembre 2001 quando la Cina entrò a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO, secondo la sigla in inglese), una regolamentazione del commercio mondiale, regolata da trattati, che  ha come obiettivo generale l'abolizione (o, per lo meno,  la riduzione) delle barriere tariffarie. Alla Cina fu però permesso di far parte degli accordi del WTO con un cambio fortemente sotto valutato  e mantenendo dei ferrei controlli sui movimenti di capitali e sul tasso di cambio stesso[2], lo scrivevamo già nel 2003. Ad AsiaNews siamo stati tra primi ad aver calcolato il valore approssimativo (circa il 40 – 45 %) di tale sotto valutazione del cambio sulla base di un riferimento preciso, la parità di potere d’acquisto dello yuan rispetto al dollaro e ad aver osservato che “Pechino ha mantenuto [più o meno] costante la svalutazione stabilita dalle autorità monetarie cinesi il 1° gennaio 1994[3]. Lo scrivevamo anni fa e  finora poco davvero è cambiato. Quello che la Fed ha deciso lo scorso 3 novembre, la Cina lo ha fatto, perciò, per tutti questi anni: per mantenere, artificialmente, la propria moneta al di sotto del valore (teorico) di mercato, stampa yuan ed acquista dollari (dagli esportatori cinesi) e con essi ha comprato (finora) Buoni del Tesoro americano. È la QE versione cinese, come scrive argutamente il prof. Morici[4], ed  ha permesso un continuo surplus valutario ed un tasso di crescita del 10 % annuo anche nel corso dell’attuale fase di depressione. Questa QE cinese oggi si riflette nella distorsione della domanda interna cinese: la liquidità immessa non ha beneficiato le centinaia di milioni di lavoratori sottopagati ma è stata tesaurizzata in beni di rifugio di proprietà della nomenclatura del Partito Comunista e si riflette nella bolla immobiliare fatta d’immobili disabitati.

Le responsabilità cinesi

Chi ieri cantava inni alla “globalizzazione” (con il trucco dei cambi) e ci diceva che avrebbe perlomeno attutito le fasi del ciclo economico, oggi dovrebbe fare un po’ di silenzio e meditare perché quella attuale è in realtà davvero la prima Depressione Globale. Le colpe non sono perciò solo americane, ma molto diffuse, sono globali. Dopo che per almeno un decennio il resto del modo ha accettato che le esportazioni cinesi beneficiassero di una sovvenzione del 40 % per agevolare la transizione dolce del gigante asiatico da un economia di tipo stalinista all’odierno “com–capitalismo” non ci pare davvero che la Cina la abbia i titoli per fare la morale ad altri.

Le responsabilità della Fed

Le considerazioni sin qui sviluppate non stanno però a significare che in fondo la Fed avrebbe fatto bene a mettere in moto una guerra valutaria, varando la QE2, per cercare di riequilibrare i cambi. In primo luogo occorre osservare che la tesi sostenuta da Donald Tsang è poco plausibile. Se anche il riequilibrio fosse l’esito ultimo della QE2, la mossa della Fed non è stata originata dalla necessità di riequilibrare i cambi, ma da esigenze interne di sopravvivenza del sistema bancario e finanziario statunitense. Basta leggere attentamente il discorso di Bernanke[5] per rendersene conto.

La tabella riportata qui di seguito, un’analisi abbastanza semplice dell’autore sui dati di bilancio della Fed[6], ce lo chiarisce subito (per un più semplice raffronto con le voci del bilancio Fed riportiamo in nota i termini inglesi[7]). L’autore desidera precisare che ovviamente la tabella non ha alcuna pretesa di essere una compiuta analisi e riclassificazione di bilancio, che richiederebbe un’estensione molto maggiore.

 

  4 marzo 2009 3 novembre 2010 Incremento
Titoli del Tesoro USA (valore totale) (a) 467.607 USD 839.990 USD 76,99%
  di cui di cui di cui
Obbligazioni e biglietti di Stato 412.914 USD 772.975 USD 87,20%
Titoli di Enti parastatali (b) 38.252 USD 149.681 USD 291,30%
Titoli con attivo sottostante (c) 68.862 USD 1.051.037 USD 1426,29%
Totale (a) + (b) + (c) 520.028USD 1.973.693 USD 279,54%
Totale bilancio Fed 1.943.478 USD 2.340.440 USD 20,43%
Incidenza del Totale di [(a) + (b) + (c)] Su totale del bilancio Fed 26,76% 84,33%  

I valori sono espressi in milioni di dollari e la data prescelta, il 4 marzo 2009 è l’ultima riferibile direttamente alla precedente amministrazione Bush dopo l’insediamento del presidente Obama e del suo governo all’inizio del febbraio 2009, mentre quella del 3 novembre ovviamente fotografa la situazione prima della QE2. Chiariamo anche che i Biglietti di Stato non sono le comuni banconote, ma titoli, solitamente d’importi molto elevati, che a differenza delle obbligazioni, esigibili a termine, sono esigibili invece a pronti. Tra gli Enti parastatali vi sono le principali imprese che hanno erogato mutui immobiliari come Fannie Mae and Freddie Mac (i crediti verso la AIG sono registrati sotto una diversa voce).

Il debito pubblico USA fa paura

Alcune osservazioni balzano subito agli occhi. In termini assoluti con 773 miliardi dollari in portafoglio la Federal Reserve si avvia a divenire il maggiore detentore di Titoli del Tesoro – comunemente detti Buoni del Tesoro (BOT) – americano, si avvia a superare così ben presto, con la QE2, la Cina che ne ha 868 miliardi in portafoglio. Questa è una palese incongruità e significa solo che c’è una cospicua parte d’invenduto alle aste di BOT gestite dalla Fed. Per essere ancora più chiari tutto ciò significa che la Fed non riesce a “piazzare” BOT (vale a dire a trovare investitori interessati, siano essi privati residenti in USA che investitori esteri) per un valore almeno tale da coprire il fabbisogno di cassa dell’amministrazione federale. Questo non dovrebbe davvero meravigliare visto che secondo Laurence Kotlikoff in realtà Il debito pubblico USA non è il 60 % del PIL ma è l’840 % dell’attuale PIL” (secondo i calcoli dell’autore è un po’ meno, ma l’ordine di grandezza è simile). In secondo luogo non occorre una particolare formazione economica per capire che gli incrementi registrati alle voci “Obbligazioni e Biglietti di Stato” (+ 87,20 %), Titoli di Enti parastatali (+  291,30 %) siano abnormi soprattutto in quanto si riferiscono ad un periodo di tempo relativamente breve, 19 mesi. Il dato relativo alla voce “Titoli con attivo sottostante” (+ 1426,29 %) è ovviamente quello che più spaventa e merita alcune considerazioni più approfondite che riprenderemo più oltre. Intanto notiamo che a fronte di un incremento del totale di bilancio della Fed del 20,43 %, nel periodo esaminato, le tre voci considerate sono passate dal rappresentare il 26,76 % ad essere l’84,33 %, cioè la parte di gran lunga più consistente del bilancio stesso. C’è dunque stata una più che significativa variazione della composizione del bilancio della Fed, diciamo pure uno stravolgimento. In estrema sintesi possiamo dire che s’è verificato proprio quello che Ben Shlomo Bernanke sotto giuramento aveva promesso al Parlamento americano che non sarebbe avvenuto: la monetizzazione (ovvero la trasformazione in liquidità monetaria) del debito pubblico e bancario.

Lo scandalo delle cartelle ipotecarie

Circa i “Titoli con attivo sottostante” (MBS secondo l’acronimo inglese), dopo aver già osservato che sono aumentatati più di 14 volte, dobbiamo notare che al 3 novembre costituiscono il 44,91% di quello che si potrebbe dire (ma non è esattamente così) l’attivo di bilancio della Fed. Il nome sembra rassicurante: non si tratta di crediti “di firma”, ma crediti che sono garantiti da ipoteche su beni reali. In realtà con riferimento ad essi è stata coniata l’espressione giornalistica “cash for trash”, “contante per spazzatura”. In primo luogo occorre ricordare che per la maggior parte di questi MBS, l’emittente, cioè il debitore non è direttamente una delle grandi istituzioni finanziarie ma delle società costituite ad hoc, in altri termini, delle scatole vuote. In esse sono state convogliate centinaia di migliaia di cartelle ipotecarie dei più disparati tipi. Il punto è che sta montando uno scandalo enorme negli USA che i mezzi di comunicazione hanno finora messo sotto silenzio. Migliaia di cartelle ipotecarie venivano firmate in automatico da dipendenti che non avevano alcuna qualifica ed in pratica con nessun controllo sul documento stesso. In un caso[8], durante un’udienza in tribunale, un’impiegata ha affermato sotto giuramento che dopo la scuola superiore ha fatto un anno di college universitario senza prendere alcun diploma. Senza aver perciò mai studiato né economia né legge, o aver fatto almeno anche solo dei corsi, dopo un po’ di anni è stata nominata “notaio”. D’altra parte lei si limitava mettere la sua firma su atti, di cui non prendeva nemmeno visione, zeppi di errori materiali e di fatto. Documenti del genere sono privi di validità e gli avvocati non faranno fatica a dimostrarlo. Non è disponibile un dettaglio del portafoglio titoli MBS in carico alla Fed, per cui per ora non si sa quanti di essi incorporano cartelle ipotecarie prive di valore e nemmeno si sa quale è in percentuale il rischio d’insolvenza. In casi del genere qualsiasi impresa privata, sia finanziaria che commerciale o industriale sarebbe tenuta a fare degli accantonamenti prudenziali, mentre nel bilancio Fed sono iscritti al pieno valore facciale. A prescindere dunque dai dubbi espressi da Kotlikoff sulla sostenibilità del debito pubblico federale americano (ed in precedenza, nel suo piccolo anche da AsiaNews[9]), e perciò della solvibilità stessa degli Stati Uniti, quella voce Titoli con attivo sottostante”, che costituisce quasi la metà dell’attivo della Fed non può che spaventare.

Sacrificare la Fed

Che in seguito alla QE2 si producano delle “turbolenze valutarie” è probabile. È improbabile però che, come sostenuto da Cina, Germania e da Donald Tsang, la QE2 sia stata attuata dalla Fed per dare avvio ad una deliberata, intenzionale guerra valutaria. Ad AsiaNews formuliamo un’ipotesi diversa che tuttavia non è consolatoria circa lo stato di salute della finanza americana né assolutoria di chi manovra la Fed.

È più probabile, riteniamo infatti, che a motivare la decisione della Fed di procedere alla QE2 vi sia stato non l’intento di far uscire gli USA ed il mondo dalla crisi economica, ma l’esigenza di salvare le banche ed i loro dirigenti dalle conseguenze di un pasticcio (o di un sistema fraudolento) di dimensioni potenzialmente stellari e prodottosi nel corso di almeno un decennio. D’intenzionale, secondo chi scrive, c’è solo la decisione di sacrificare la stessa Fed. Il fine, però, non è solo quello di salvare la corporazione della grande finanza e dei banchieri. L’intento è anche, di spianare la strada ad una Super-Fed mondiale, o almeno nord-americana, che potrebbe nascere evidentemente solo sulle future ceneri della Fed destinata ad esplodere con il tritolo dell’iperinflazione.

Chi controlla i sacerdoti della moneta ?

Un’ultima osservazione riguarda le riserve auree della Fed: 261.635.072 once. Nel bilancio Fed da anni il relativo valore è indicato pari a USD 11,04 miliardi di dollari calcolando l’oro a 42,2 USD/oncia, 0,57 % dell’attivo di bilancio il 4/3/2009 e 0,47 % il 3/11/2010. Calcolandone, invece, il valore alle quotazioni di mercato (rispettivamente, 911 USD/oncia e 1350 USD/oncia), il bilancio Fed avrebbe dovuto indicare riserve auree pari a USD 238,5 miliardi il 4 marzo 2009 (12,26 % dell’attivo di bilancio) e USD 353,3 miliardi il 3 novembre 2010 (15,09 %).

Un bilancio dovrebbe riflettere in maniera corretta la realtà economica. Viceversa, il bilancio della Fed pare un puro esercizio di fantasia e lo stesso si può dire dei bilanci di quasi tutte le banche centrali che hanno il potere emettere moneta avente corso legale. In molti casi tali bilanci non sono nemmeno disponibili. Certo, tutto è perfettamente legale, ma, ci chiediamo è legittimo? È legittimo che la moneta, un bene di pubblico interesse come pochi, sia emessa da un sinedrio sacerdotale iniziatico di banchieri privati, non sottoposti ad alcun controllo ?

 
 
 
Note

 

[1] Facilitazione Quantitativa” [Quantitative Easing, QE],Vedi AsiaNews, 03/11/2010, Verso un nuovo sperpero delle finanze pubbliche

[2] Ad AsiaNews lo sosteniamo dal 2003, vedi AsiaNews, 18/11/2003, Cina I successi economici apparenti; la schiavitù, i fallimenti

[4] Vedi Peter Morici, FOXBusiness, 08/11/2010, QE2 and G20 Hypocrisy 

[6] Vedi  Federal Reserve,  5 marzo 2009, 

Federal Reserve,  3 nov. 2010 http://www.federalreserve.gov/releases/h41/20101104/           

 

http://www.federalreserve.gov/releases/h41/20090305/  e

[7] Titoli del Tesoro USA = U.S. Treasury Securities ; Biglietti di Stato ed Obbligazioni, al nominale = Notes and bonds, nominal ; Titoli di Enti parastatali (esclusa AIG) = Federal agency debt Securities ; Titoli con attivo sottostante = Mortgage-backed securities

[8] Vedi Zero Hedge, Tutti i funzionari interrogati firmavano ogni giorno pile di  documenti, migliaia, senza controllare quello che c’era scritto su di essi, ma solo se c’era il proprio nome sotto cui mettere la propria firma. http://www.zerohedge.com/article/most-stunning-robosigning-admissions

 

[9] Da AsiaNews, 10/06/2010, “Conti alla mano, il (reale) rapporto tra il totale del debito pubblico ed il Pil è – a seconda di cosa si preferisca includere nella definizione di debito pubblico – tra il 450% ed il 900% del Pil.”

Vedi anche AsiaNews, 10/06/2010, 10/06/2010,  Il vero surriscaldamento globale è la crisi economica del mondo

Vedi anche AsiaNews, 03/03/2010, Rischia di esplodere già quest’anno il debito pubblico degli Usa

Vedi anche AsiaNews, 29/12/2009, Ben Bernanke “uomo dell’anno”, mentre si attende l’iperinflazione e un governo mondiale Vedi anche dello stesso autore:

(MdO), AsiaNews, 12/05/2006 possibile crollo delle borse mondiali e quotazioni record dell'oro ;

(MdO), AsiaNews, 07/08/2006 il collasso del sistema finanziario mondiale ;

(MdO), AsiaNews,22/05/2007 il rischio della crisi economica e dello scoppio di una bolla finanziaria che coinvolge tutto il mondo ; vedi anche numerosi altri articoli comparsi su AsiaNews crisi dei sub-prime, titoli tossici, salvataggi bancari ecc.

 (MdO), AsiaNews, 19/09/2007 La più grande crisi finanziaria dopo il ‘29 ;

(MdO), AsiaNews, 30/09/2008 Quanto è profondo l’abisso del caos economico, sociale e politico ;

(MdO), AsiaNews, 06/10/2008 Il piano Paulson è inutile, dannoso per la democrazia salvare le banche a carico dei contribuenti

(MdO), AsiaNews, 25/11/2008 Una crisi più grave e diversa da quella del ‘29 ;

(MdO), AsiaNews, 09/12/2008 L’abissale livello del debito estero USA ed il tasso di cambio dello yuan cinese artificiale ed eccessivamente sottovalutato ;

 

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