Human Rights Watch: divieto ai minori in chiesa in Cina viola i diritti umani
Un nuovo report dell'ong per i diritti umani fa il punto sull'aumento della pressione sui cattolici da parte delle autorità di Pechino all'ombra della "sinicizzazione" e dell'accordo con la Santa Sede sulla nomina dei vescovi. Il racconto di un fedele di una comunità "sotterranea" confluita in una diocesi ufficiale: "Ci fanno pregare come fossimo ladri". E spunta anche un documento del Fronte Unito che invita alla delazione dei "genitori che inculcano idee religiose ai figli".
Milano (AsiaNews) - La repressione delle comunità cattoliche intensificata dal governo di Pechino dopo l’accordo del 2018 con la Santa Sede sulla nomina dei vescovi, “contravviene o viola gli standard e il diritto internazionale dei diritti umani”. A denunciarlo senza mezze parole è un nuovo report pubblicato oggi dall’ong laica Human Rights Watch intitolato “Cina: aumenta la pressione sui cattolici”.
Il documento riassume quanto avvenuto nella politica religiosa in Cina nell’ultimo decennio, riprendendo molte notizie già rilanciate da AsiaNews sul controllo sempre più stretto imposto da Xi Jinping dietro lo slogan della “sinicizzazione”, attraverso una lunga trafila di regolamenti. È arricchito, però, anche da alcune testimonianze di persone che hanno una conoscenza diretta della vita cattolica in Cina, così come di esperti sulla libertà religiosa e sul cattolicesimo in Cina interpellati da Human Rights Watch.
La tesi di fondo formulata dal report riguarda l’uso che le autorità di Pechino stanno facendo dell’accordo con la Santa Sede (rinnovato fino all’ottobre 2028) per fare pressioni sulle comunità “clandestine” che non avevano mai voluto registrarsi ufficialmente aderendo all’Associazione patriottica e agli altri organismi controllati del Partito comunista cinese. Una persona la cui chiesa è stata demolita, la cui croce è stata rimossa e i cui membri sono stati minacciati e arrestati, lamenta a Human Rights Watch di essere stata lasciata “senza altra scelta se non quella di unirsi alla chiesa ufficiale”. Un’altra persona ha affermato che l’accordo si è rivelato “un’arma intelligente per distruggere legalmente le chiese sotterranee”, poiché i vescovi clandestini più anziani, perseguitati per anni, sono morti o sono stati sostituiti da vescovi nominati ufficialmente.
Su questo tema è però di grande interesse soprattutto un racconto di un cattolico cinese fuggito dalla Repubblica popolare nel 2023 che offre uno spaccato su che cosa significhi nel concreto accettare oggi questo tipo di passaggio formale che in teoria dovrebbe avvenire in nome dell’unità della Chiesa in Cina. “Dopo essersi unita forzatamente alla chiesa ufficiale - spiega questa fonte - la nostra chiesa si è ritrovata in uno stato di panico, alcuni sacerdoti sono stati costretti a lasciare la contea. Sentivamo che il governo cinese stava diventando più autoritario dopo l’accordo. Abbiamo iniziato a pregare come se fossimo ladri, gli incontri per le principali festività sono scomparsi. Gli orari della messa che erano stati fissati in modo che tutti potessero partecipare, sono stati spostati in orari irragionevoli, in modo che le persone non potessero partecipare”.
“Le autorità - continua questo racconto - hanno anche cancellato il nostro canto corale e chiuso le finestre della chiesa affinché le preghiere non fossero visibili dall’esterno. I bambini che crescono oggi non hanno alcun ricordo delle preghiere o delle cerimonie in chiesa. I locali della chiesa sono rigidamente regolamentati e non possiamo portare bambini poiché vescovi e sacerdoti hanno molta paura del governo. A un certo punto, prima di fuggire dalla Cina nel 2023, ho smesso di andare in chiesa per evitare la sorveglianza del governo”.
Il riferimento alla questione del divieto della partecipazione dei minori alle liturgie e ad attività specifiche loro rivolte nelle parrocchie è un punto cruciale nelle sofferenze dei cattolici oggi in Cina. “Le autorità - ricostruisce Human Rights Watch - hanno progressivamente limitato l’accesso dei bambini alle chiese cattoliche in tutto il Paese, soprattutto dopo la promulgazione delle Regolamentazioni sugli Affari religiosi riviste nel 2018, che vietano le attività religiose nelle scuole ordinarie e limitano l’istituzione di scuole religiose alle organizzazioni religiose a livello nazionale o provinciale, soggette all’approvazione dello Stato”.
“Un accademico cinese che ha intervistato decine di cattolici - si legge ancora nel report - ha affermato che, in passato, i governi locali ‘non controllavano molto’ se i bambini partecipassero alle funzioni religiose. Tuttavia, le autorità hanno ora iniziato ad applicare rigorosamente tali divieti, che, secondo un cattolico con conoscenza diretta delle condizioni nello Shaanxi, nel gennaio 2026 ‘mirano a interrompere i legami generazionali all’interno della comunità cattolica’”.
Si cita il caso denunciato da ChinaAid in dicembre su una chiesa nella città di Xuchang, nella provincia di Henan, che è stata chiusa perché “violava le normative pertinenti consentendo ai minori di entrare in chiesa per suonare strumenti musicali”. Ma anche un documento interno del settembre 2025 attribuito al Gruppo dirigente del Fronte Unito Centrale, in cui si afferma che anche i genitori in Cina “non devono organizzare un’educazione religiosa domestica per inculcare idee religiose ai loro figli.” Il documento chiederebbe addirittura alle scuole di “guidare gli studenti a segnalare proattivamente” casi simili alle autorità competenti.
Oltre che l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – quello relativo alla libertà di coscienza e di religione - Human Rights Watch sostiene che su questo punto specifico relativo ai minori la Cina sta violando anche gli articoli 28 e 29 della Convenzione sui Diritti del fanciullo e l’articolo 13 del Patto internazionale sui Diritti economici, sociali e culturali. In entrambi questi documenti di cui Pechino è parte firmataria si riconosce, infatti, che il diritto all’istruzione non consente interferenze con la libertà degli individui e degli enti di istituire e dirigere istituzioni educative, a condizione che l’istruzione in tali istituzioni sia conforme agli standard minimi che possono essere stabiliti dallo Stato.
“A un decennio dall’avvio della campagna di sinicizzazione di Xi Jinping e a quasi otto anni dall’accordo del 2018 tra la Santa Sede e la Cina, i cattolici in Cina affrontano una repressione crescente che viola le loro libertà religiose – è la conclusione di Yalkun Uluyol, ricercatore sulla Cina presso Human Rights Watch -. Papa Leone XIV dovrebbe riesaminare urgentemente l’accordo e fare pressione su Pechino”, mentre il governo cinese “dovrebbe smettere di perseguitare e intimidire i fedeli per il fatto di mantenere la propria fede e spiritualità indipendentemente dal controllo del Partito Comunista”.
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29/12/2022 09:20
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