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HONG KONG
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I sopravvissuti all'incendio di Tai Po: 'Ricostruire qui, no a trasferimenti'

Oltre 1000 superstiti dell'incendio alle torri nel quale il 26 novembre morirono 161 persone hanno presentato una petizione al Consiglio legislativo e all'Ufficio di collegamento con Pechino per rigettare compensazioni economiche che seguano schemi diversi dalla riedificazione in loco delle case. "Vorrebbe dire abbandonare la memoria di quanto accaduto".

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - Ricostruire le case nello stesso posto, perché non si perda la memoria della tragedia e di chi vi ha perso la vita. È quanto chiedono in una petizione un migliaio di proprietari sopravvissuti all’incendio delle torri del Wang Fuk Court nel quartiere di Tai Po a Hong Kong, il più grave degli ultimi ottant’anni nella metropoli, che il 26 novembre scorso ha causato la morte di 161 persone devastando ben sette delle otto torri del grande condominio.

Di fronte alle proposte dell’amministrazione locale che sta offrendo nuove soluzioni abitative in altre zone, il gruppo ha avviato una mobilitazione collettiva per chiedere la ricostruzione del complesso residenziale nello stesso sito a Tai Po. Nella petizione – consegnata oggi sia all’Ufficio di collegamento di Pechino sia al Consiglio Legislativo di Hong Kong (il “parlamento” locale) e rilanciata dal sito Hong Kong Free Press - i residenti esprimono la loro ferma opposizione a piani di trasferimento o di compensazione economica, rivendicando il diritto di tornare a vivere nel luogo che considerano la loro casa e il luogo delle loro radici.

La petizione è stata firmata finora da 1.155 persone appartenenti a 394 nuclei familiari. Le firme sono state raccolte in soli quattro giorni tramite un gruppo online dei residenti, a dimostrazione della forte coesione e del senso di urgenza tra i sopravvissuti. Il documento include nomi, firme e indirizzi dei proprietari, sottolineando la legittimità della richiesta. Secondo quanti hanno sottoscritto l’appello, Wang Fuk Court non è solo un insieme di edifici, ma un luogo carico di significato emotivo, in cui molti hanno perso familiari e amici. Accettare un trasferimento altrove equivarrebbe, per loro, ad abbandonare la memoria dei propri cari.

Non tutti i residenti condividono questa posizione: 39 persone appartenenti a 13 famiglie hanno dichiarato di non voler tornare a vivere nello stesso sito, citando traumi psicologici, paura e altri problemi legati all’esperienza dell’incendio. Tuttavia, la maggioranza dei proprietari continua a sostenere con forza la ricostruzione sul posto.

Un ruolo centrale nella mobilitazione è stato svolto da un gruppo di sopravvissuti, tra cui un proprietario che si fa chiamare Benjamin. A Hong Kong Free Press ha spiegato che la raccolta firme è nata dalla percezione che il governo di Hong Kong sia riluttante a considerare seriamente l’opzione della ricostruzione sul sito originale. Nelle comunicazioni ufficiali con i sopravvissuti questa possibilità sarebbe sempre stata menzionata come ultima e trattata con scarso interesse. La situazione è stata ulteriormente complicata dallo scioglimento del consiglio dei proprietari di Wang Fuk Court, che ha lasciato i residenti senza rappresentanti formali e senza canali chiari per far sentire la propria voce alle istituzioni.

Le autorità hanno poi distribuito un documento ai proprietari presentato come un sondaggio, proponendo nove diversi piani di rialloggiamento, che vanno da un trasferimento rapido a partire da settembre fino a una ricostruzione sul posto che potrebbe richiedere fino a dieci anni. Il vice segretario alle Finanze Michael Wong ha però espressamente definito quest’ultima opzione come “irrealistica”, sostenendo che la priorità dovrebbe essere il trasferimento veloce delle persone colpite. Queste dichiarazioni hanno rafforzato il sentimento di frustrazione tra i residenti, che si sentono non ascoltati e trattati in modo paternalistico. Per molti di loro, la richiesta di ricostruzione sul posto non è una trattativa politica, ma un appello umano per preservare la propria casa, la propria comunità e la memoria di chi è morto nell’incendio.

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