10/03/2026, 08.49
RUSSSIA
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I vantaggi per l'economia di Mosca del conflitto in Iran

di Vladimir Rozanskij

Già negli anni Settanta fu la crisi petrolifera ad aprire la strada alla collaborazione tra Europa e Unione Sovietica. Con la chiusura dello stretto di Hormuz oggi la Russia può ridurre gli sconti sul prezzo del suo greggio. Anche se Bruxelles, almeno per il momento, non sembra disposta ad allentare la stretta alle importazioni di gas. 

Mosca (AsiaNews) - Un servizio dell’autorevole giornale russo Kommersant ha cercato di analizzare le possibili conseguenze del conflitto militare in Medio Oriente per l’economia russa. La chiusura dello stretto di Hormuz ha subito fatto rialzare i prezzi del petrolio, aumentando le richieste da parte di Cina e India, quest’ultima sollevata almeno temporaneamente dalle sanzioni americane contro l’importazione di greggio dalla Russia. Anche l’esportazione di cereali può ottenere grandi vantaggi nella logistica, a confronto dei concorrenti europei, come anche la compagnia Rusal produttrice di alluminio e quelle dedicate ai fertilizzanti, godendo sempre della crescita mondiale dei prezzi, anche se vi sono forti rischi di rincaro dei trasporti marittimi.

Come osservano gli analisti di Kpler e di S&P Global Commodities at Sea (Cas), oggi passano dallo stretto di Hormuz una media di 7 navi al giorno, a fronte delle 135 di febbraio. La direttrice generale degli indici di prezzo Zzi, Natalia Porokhova, ritiene che l’instabilità geopolitica in Medio Oriente porti storicamente a cambiamenti radicali nel mercato mondiale dell’energia, ricordando le crisi degli anni ’70 che condussero alla collaborazione in questo ambito tra Europa e Urss. A suo parere ora l’Europa si sta orientando sempre più verso le risorse energetiche degli Stati Uniti, mentre per i Paesi asiatici cresce l’importanza delle consegne dalla Russia.

Gli investitori russi confermano questo ottimismo: il 2 marzo l’indice della Borsa di Mosca Imoex2 è aumentato di 2.851 punti, il massimo da settembre 2025, con grande crescita delle azioni di Tatneft, Russneft e Rosneft dell’11-17%, e di Novatek del 7,6%. Come afferma il direttore di Tvk Investment Partners, Igor Kozak, “per la prima volta da un anno e mezzo il mercato ha ricevuto un catalizzatore capace di rivalutare le compagnie petrolifere”. Per il capo del settore analitico di Rikom-Trust, Oleg Abelev, sul mercato all’inizio prevalgono sempre i fattori speculativi, ma ora ci sono concrete speranze che il settore energetico russo possa diventare uno dei principali beneficiari del conflitto.

Le prognosi beneauguranti per i russi stanno già cominciando a verificarsi, come comunica Argus, per cui lo sconto per il petrolio Urals è già sceso dai 12 dollari al barile fino a 8,5-10 dollari, con interesse crescente da parte delle compagnie indiane. Già il 5 marzo due petroliere da 1,4 milioni di barili che stavano dirigendosi verso l’Asia orientale hanno cambiato rotta verso l’India, che normalmente riceve oltre la metà delle sue importazioni di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz da Iraq, Arabia Saudita, Emirati arabi, Kuwait e Qatar. L’ex-direttore generale dell’indiana Nayara Energy, legata alla russa Rosneft, Balasundaram Anand, ha commentato che a fronte del conflitto in corso “l’India acquisterà petrolio russo in tutte le modalità che le verranno proposte”.

In Europa diventa particolarmente sensibile nelle circostanze attuali la crisi del gas, considerando la cessazione delle importazioni dalla Russia a partire dal 2022, che ha di fatto raddoppiato il prezzo del gas sul mercato europeo. Ora si assiste a un ulteriore aumento a causa dell’interruzione della produzione di gas naturale liquefatto nell’impianto di Ras-Laffan in Qatar, la principale fonte di esportazione a livello mondiale, oltre al blocco di Hormuz. Non si prevedono peraltro aumenti di consegne russe tramite i gasdotti, visto che dal 18 marzo entrerà in vigore la nuova regolazione europea del settore, che limita ulteriormente i flussi dalla Russia con ulteriori accordi alle dogane europee. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che i Paesi europei non hanno chiesto di rinnovare o aumentare la consegne di gas e petrolio, sullo sfondo del conflitto in Medio Oriente.

Molto si dovrà ancora valutare a seconda della durata delle azioni militari di Usa e Israele, e delle risposte dell’Iran, considerando anche che tutto questo sta facendo crollare anche il mercato del turismo, e apre molti altri interrogativi su diversi fattori economici. Di sicuro l’aspetto che riguarda il mercato petrolifero è decisivo per la Russia, anche a fronte della necessità di rafforzare le capacità dell’esercito nella guerra con l’Ucraina, e i vantaggi dal Medio Oriente stanno risolvendo molti problemi a Vladimir Putin.

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