04/06/2026, 12.13
KIRGHIZISTAN-FILIPPINE
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Il Kirghizistan per l'Asia nel Consiglio di sicurezza dell'Onu

L'ex repubblica sovietica ha sconfitto le Filippine nel ballottaggio per uno dei seggi non permanenti. Un segno dell'ascesa negli equilibri geopolitici dell'Asia Centrale, che finora era stata rappresentata in un solo biennio dal Kazakistan. Determinante l'appoggio di Pechino (ostile a Manila per lo scontro sul Mar Cinese Meridionale) che ha portato in dote molti voti dei Paesi del Sud globale.

New York (AsiaNews/Agenzie) – Dal 1 gennaio 2027 per la prima volta nella sua storia il Kirghizistan siederà nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. È l’esito della votazione di ieri al Palazzo di vetro di New York, che ha visto il Paese dell’Asia Centrale eletto insieme ad Austria, Portogallo, Zimbabwe e Trinidad e Tobago come nuovi membri non permanenti per il biennio 2027-2028. 

Il Kirghizistan l’ha spuntata sulle Filippine con cui si contendevano uno dei due seggi non permanenti riservati alla regione, quello attualmente assegnato al Pakistan (l’altro che scadrà a fine 2027 è quello del Bahrein mentre la Repubblica popolare cinese dal 1971 è membro permanente tra le potenze vincitrice della Seconda Guerra mondiale). Un voto un po' a sorpresa, ma emblematico dei mutamenti in atto nella regione.

Spesso il gruppo dell’Asia-Pacifico porta infatti all’Assemblea candidature unitarie. L’ultima scelta vera era avvenuta nel 2018, quando a contendersi il seggio erano stati l’Indonesia e le Maldive, con Jakarta uscita vincitrice. Questa volta il confronto era particolarmente significativo perché vedeva fronteggiarsi due posizioni molto diverse sull’Asia: da una parte una Repubblica ex-sovietica come il Kirghizistan - presente all’Onu dal 1992 - espressione di una regione oggi emergente come l’Asia Centrale. Dall’altra le Filippine, che fanno parte del gruppo dei membri fondatori dell’Onu (e già altre quattro volte in passato membro del Consiglio di sicurezza) la cui candidatura era appoggiata dall’Asean, l’organismo regionale dei Paesi del Sud-est asiatico, oltre che da Stati Uniti e Giappone.

Bishkek è stata leggermente avanti fin dalla prima votazione, ma ci sono volute ben quattro tornate per raggiungere la maggioranza qualificata: all’ultimo scrutinio ha raccolto 142 preferenze contro le 49 di Manila. Nell’esito ha certamente pesato l’appoggio della Repubblica popolare cinese che negli ultimi anni ha intensificato i rapporti con il Kirghizistan e (al contrario) è da tempo ai ferri corti con le Filippine sulla questione delle acque contese nel Mar Cinese Meridionale, con scontri anche in mare aperto tra la sua guardia costiera e quella di Manila. Anche gran parte dei Paesi del cosiddetto Sud Globale hanno votato per il Kirghizistan, seguendo la Cina.

Il Kirghizistan è il secondo Paese dell’Asia centrale a entrare nel Consiglio di sicurezza: l’unico precedente è quello del Kazakistan, che vi ha partecipato nel biennio 2018-2019. Per la sua candidatura Bishkek aveva scelto lo slogan “Costruire un mondo più sicuro e prospero attraverso cooperazione, fiducia e multilateralismo”. Come punto di forza del suo dossier ha portato il recente accordo sui confini con il Tagikistan che ha messo fine a un lungo contenzioso che interessava un’area di frontiera lunga oltre 1000 chilometri.

Tra le priorità dichiarate dal Kirghizistan figurano il disarmo nucleare e la non proliferazione, temi particolarmente sentiti in una regione che ospita la Zona denuclearizzata dell’Asia centrale. Bishkek promette inoltre di prestare particolare attenzione alla situazione dell’Afghanistan, nonché alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo, degli Stati senza sbocco sul mare e delle regioni vulnerabili ai cambiamenti climatici, comprese le aree montane.

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