27/01/2026, 09.02
GEORGIA
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Il Sogno Georgiano e la libertà di espressione

di Vladimir Rozanskij

Il premier Kobakhidze si dichiara “disponibile in qualsiasi momento a dibattitti con i membri delle opposizioni filo-occidentali”. Ma queste stesse forze, che non riconoscono la legittimità del suo governo, gli ricordano i loro leader in carcere e l'approvazione della legge contro gli "agenti stranieri". Intanto Tbilisi viene tagliata fuori dagli accordi commerciali tra Azerbaigian e Armenia. 

Tbilisi (AsiaNews) - La tensione politica e sociale in Georgia continua a essere molto alta, considerato il tentativo del regime del Sogno Georgiano di mettere fuorilegge tutte le opposizioni. Molti loro rappresentanti sono detenuti in prigione, con appelli della ex-presidente Salome Zurabišvili a far cadere l’attuale governo, considerato illegittimo, e a indire nuove elezioni parlamentari per rispettare con trasparenza la volontà del popolo. In risposta, il premier Iraklij Kobakhidze si dichiara “disponibile in qualsiasi momento a partecipare a dibattitti con i membri delle opposizioni filo-occidentali”.

In un lungo messaggio sulle reti social, il capo del governo afferma la necessità di “restituire alla società il diritto a una discussione aperta”, accusando gli oppositori di essere loro i veri colpevoli delle limitazioni alla libertà di espressione, chiamandoli “agenti georgiani del Deep State internazionale”. In particolare, Kobakhidze se la prende con uno dei leader del partito Akhali ed ex-proprietario della Tv Mtavari, Nika Gvaramija, considerato uno dei massimi colpevoli della soppressione della libertà di parola. Condannato nel 2019 a tre anni di prigione per accuse poco credibili di corruzione, Gvaramija fu poi graziato nel 2023 dall’allora presidente Zurabišvili, per poi essere di nuovo arrestato per aver rifiutato di partecipare ai lavori del parlamento illegittimo. Ora è uno degli obiettivi più frequenti degli strali da parte del Sogno Georgiano, anche per il suo stretto legame con il suo padrino di battesimo, l’ex-presidente Mikhail Saakašvili, a sua volta dietro le sbarre da oltre un quinquennio.

Kobakhidze ha affermato che “tutto è cambiato dopo il 2008”, quando sotto la presidenza di Saakašvili la Georgia si è trovata in conflitto con la Russia per colpa delle interferenze dei poteri forti occidentali, che hanno portato a un “drammatico indebolimento della sovranità di tutta l’Unione europea”, con un deperimento dei suoi valori democratici. Ripetendo argomenti tipici della propaganda russa, il premier ha parlato dei “valori pseudo-liberali” dell’Europa, artificiosamente legati “alle questioni Lgbt e all’identità di genere”, alle politiche green e molto altro. È questo che a suo parere ha impedito un “sano dibattito” all’interno della società europea, inquinando il clima sociale anche in Georgia, poi salvata dall’iniziativa del partito del Sogno Georgiano fondato dall’oligarca filorusso Bidzina Ivanišvili.

Secondo questa ricostruzione, a Nika Gvaramija era stato affidato il compito principale di impedire una vera libertà di espressione, diffondendo sui media “tutto ciò che è a noi estraneo, impedendo di distinguere la verità dalla menzogna” e imponendo un clima di divisione e “isteria collettiva” a cui le persone “normali” non potevano partecipare. Ora uno dei capi dell’opposizione, Zurab Džaparidze del partito “Girči – più libertà”, ha accettato la sfida di Kobakhidze invitandolo dunque a un dibattito “in prima persona e in qualunque formato”, mentre Iraklij Pavlenišvili, uno dei membri del Movimento Nazionale, il partito di Saakašvili e Gvaramija, rimanda al mittente le accuse affermando che “sono stati Ivanišvili e i suoi portavoce a uccidere il dibattito pubblico in Georgia”.

Si chiede quindi di liberare tutti i prigionieri politici, per far uscire il Paese dalla profonda crisi in cui si trova, modificando la legislazione repressiva e quella elettorale. Grigol Gegelja del partito Lelo si è proposto a sua volta per partecipare a dibattiti con i membri della casta al potere, anche se a suo parere il divieto dei partiti di opposizione proposto alla corte costituzionale rende la situazione “piuttosto grottesca”. Il giornalista di PalitraNews Merab Metreveli osserva che in passato i politici del Sogno Georgiano venivano ai dibattiti televisivi, ma dopo l’approvazione della legge “russa” contro gli agenti stranieri nessuno di loro si è più fatto vedere o sentire sui canali e sulle radio indipendenti, limitandosi a fare proclami su quelle di Stato, dove del resto non hanno mai invitato alcun oppositore. Lo stesso Gvaramija avverte dalla prigione che la Georgia si sta escludendo da tutte le relazioni internazionali, come si è visto nell’accordo a Davos dei giorni scorsi, in cui Armenia e Azerbaigian hanno deciso di indirizzare i trasporti commerciali attraverso la nuova “via della pace di Trump”, che esclude la Georgia dagli itinerari per colpa del “nostro governo che ci ha fatto diventare un Paese-canaglia a livello internazionale”.

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