09/04/2026, 09.08
KAZAKISTAN-RUSSIA
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Il 'divorzio soffice' di Astana dalla Comunità degli Stati indipendenti

di Vladimir Rozanskij

Nata nel 1991 per regolare i rapporti tra le repubbliche dell'ex-impero sovietico la Csi non è servita a evitare i conflitti in in Georgia, in Ucraina e nel Caucaso e i suoi vertici sono privi di scelte incisive. Mentre il Kazakistan la considera uno "strumento di lavoro" ma in una politica che non guarda più solo in direzione di Mosca.

Astana (AsiaNews) - Dopo la fine dell’Unione Sovietica, le repubbliche dell’ex-impero hanno cercato una formula che le mantenesse unite pur con i grandi cambiamenti dell’economia e dei sistemi amministrativi, e fu creata nel 1991 la piattaforma della Csi, la Comunità degli Stati Indipendenti, a cui aderirono 11 delle 15 repubbliche, esclusi i tre Stati Baltici e la Georgia, allora già in piena guerra civile, ma poi rientrata nel 1993. Il Turkmenistan è rimasto solo come osservatore, l’Ucraina si è poi staccata e anche la Moldavia è in procedura di uscita.

Il Kazakistan non ha mai contestato il legame con la Russia e gli altri Paesi, ma si è aperto al dialogo globale in modo indipendente, diventando membro dell’Onu a tutti gli effetti e privilegiando le relazioni internazionali, realizzando una forma molto soffice e diplomatica di separazione dalla sudditanza al centro moscovita. Secondo il politologo kazaco Danijar Ašimbaev, all’inizio la Csi era un meccanismo pensato proprio per distaccarsi senza conflitti, un “divorzio dolce” tra le repubbliche post-sovietiche, che come si vede oggi ha funzionato assai poco in tanti Stati come l’Ucraina, la Moldavia, i caucasici Armenia e Georgia, e con equilibri diversi anche in Asia centrale.

Andavano risolte questioni di proprietà, amministrazione, armamenti e difesa, infrastrutture da rivedere e costruire in altri modi. L’esperto osserva su Azattyk che “la Csi potrebbe essere una finzione, una farsa, ma è una piattaforma che in parte funziona ancora, e dove molte questioni possono essere risolte con calma in diversi Paesi”. Alcuni credono che la Csi sia una piattaforma negoziale attiva, altri ritengono che non dovrebbe essere limitata solo a questo.

Un altro politologo, Talgat Kaliev, mette l’accento sulla posizione attuale del Kazakistan nella politica mondiale, senza guardare troppo al passato: “noi entriamo praticamente in tutti i blocchi regionali del nuovo ordine mondiale, partecipando convintamente a diverse istituzioni, senza limitarsi ad un’unica piattaforma. La “multipolarità”, che nella versione aggressiva di Mosca significa piuttosto il recupero di un ruolo centrale nelle contrapposizioni a livello globale, per i kazachi è uno strumento utile e vissuto senza particolari tensioni.

“Al Kazakistan servono tutti i partner, compresa la Csi, che fornisce accesso a dimensioni che altri non possono ricoprire”, osserva Kaliev, considerando che i cambiamenti nella politica mondiale oggi “richiedono grande duttilità ed equilibrio, senza forzare la relazione e la dipendenza dall’uno o dall’altro Stato o regione”. Ašimbaev aggiunge che “ogni conflitto tocca gli interessi del Kazakistan, l’Ucraina come l’Iran o l’Afghanistan, e dobbiamo mantenere i rapporti con i vicini in tutte le direzioni”. La Csi è peraltro l’unica piattaforma dove Astana può dialogare in un unico formato non solo con la Russia, ma anche con Armenia e Azerbaigian o Bielorussia, oltre al formato più specifico dell’intera Asia centrale.

Kaliev afferma che “grosso modo noi facciamo parte del mondo russo, ma anche del mondo occidentale, del mondo islamico e del mondo turanico”, per cui la Csi e la forte dipendenza da Mosca non è più al centro dello sviluppo, ma rimane “uno strumento di lavoro”. Per Ašimbaev è anzitutto “una piattaforma per il regolamento e la conservazione dei rapporti”, mentre Kaliev guarda piuttosto a “un sistema più ampio”, in cui il Kazakistan organizza l’intera rete delle sue relazioni verso tutte le latitudini.

L’ultimo incontro degli Stati della Csi si è tenuto a dicembre 2025 a San Pietroburgo, per la prima volta nel palazzo dell’Ermitage, dopo un incontro a Dušanbe in ottobre, senza giungere a conclusioni particolarmente incisive. Il 3 aprile di quest’anno si sono incontrati a Mosca i vice-premier nel consiglio economico della Csi, riunendo il Forum economico internazionale e celebrando i 35 anni dalla fondazione, come “sviluppo del grande partenariato eurasiatico”.

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