Il flop del cinema in Cina nel Capodanno lunare 2026
La stagione festiva si è chiusa con un calo del 40% che rappresenta un salto indietro di otto anni nonostante il record storico di 4 milioni di proiezioni. Sale vuote soprattutto nelle città più piccole per prezzi dei biglietti troppo alti ma anche per concorrenza di video brevi e serie online e saturazione di produzioni a stampo patriottico. Il tutto mentre a Tokyo il cinema giapponese sperimenta un boom eccezionale.
Milano (AsiaNews) - Il 2025 è stato un anno eccezionale per il cinema giapponese. Le sale hanno incassato circa 1,8 miliardi di dollari, quasi un terzo in più rispetto all’anno precedente, superando perfino il record storico del 2019. Un risultato che non si spiega solo con il ritorno del pubblico nelle sale, ma con la forza della produzione nazionale, che da sola ha rappresentato oltre tre quarti degli incassi complessivi. A fare la parte del leone sono stati titoli capaci di trasformarsi in veri e propri eventi collettivi, come “Demon Slayer: Infinity Castle Part 1”, che è diventato il primo film giapponese a superare il miliardo di dollari nel mondo, e “Kokuho” o il film di animazione “Detective Conan”. L'industria cinematografica giapponese beneficia di un sistema produttivo particolarmente flessibile, che integra nella filiera editori, aziende di merchandising e altri settori mediatici, creando sinergie capaci di alimentare franchise di lunga durata e di sostenere la produzione nazionale rispetto a quella straniera.
Si tratta di un fenomeno che, con dinamiche diverse, si osserva anche in Cina, dove la quota dei film importati si è stabilizzata intorno al 20% del botteghino e nessun titolo hollywoodiano ha superato il miliardo di yuan nel 2025, segno di un declino ormai strutturale dell'attrattiva delle grandi produzioni statunitensi sul pubblico dell'Asia Orientale. In Giappone le preoccupazioni legate alla possibile disaffezione del pubblico più anziano dopo la pandemia si sono rivelate infondate, e gli spettatori sono tornati nelle sale in tutte le fasce d'età, raggiungendo quasi 190 milioni di presenze. Ma se il Paese del Sol Levante vive una stagione di fiducia, il mercato cinematografico cinese sta attraversando una crisi che intreccia fragilità economiche, scelte culturali e interferenze politiche.
La Cina e il miraggio di "Ne Zha 2"
L’anno scorso la stagione del Capodanno lunare cinese aveva frantumato ogni record con quasi 10 miliardi di yuan di incassi e 187 milioni di spettatori nel solo periodo festivo, trainata da un singolo film d'animazione, "Ne Zha 2", che da solo aveva rappresentato circa il 30% dell'intero botteghino annuale cinese. Tale successo era stato amplificato da una mobilitazione patriottica senza precedenti, con la quale i media di stato avevano promosso il film come motivo di orgoglio nazionale, mentre alcune aziende private erano giunte a chiudere i propri stabilimenti per portare i dipendenti al cinema e sui social media si erano diffuse campagne virali che presentavano l'acquisto del biglietto come un dovere patriottico, per consentire al film di superare ogni record storico raggiunto da Hollywood. Le voci critiche erano state censurate e la stampa nazionalista aveva inquadrato il successo del film come una dimostrazione della superiorità culturale cinese rispetto alle produzioni statunitensi.
Le prevendite per il Capodanno lunare 2026 hanno però segnato un calo superiore al 60%, e la stagione festiva si è chiusa con un botteghino di 5,68 miliardi di yuan per l’intero periodo, un calo del 40% che rappresenta un salto indietro di otto anni. L'offerta di quest’anno, pur variegata nei generi, non ha proposto un titolo capace di replicare il fenomeno di “Ne Zha 2”, e nemmeno la durata record di nove giorni delle vacanze è riuscita a compensare l'assenza di un film trainante, con le giornate aggiuntive assorbite piuttosto dai viaggi turistici. "Pegasus 3", una commedia ambientata nel mondo delle corse automobilistiche, ha guidato la classifica festiva con oltre il 50% degli incassi della settimana. Il suo successo tuttavia appare legato alla solidità di un franchise collaudato, senza capacità di attrarre nuovo pubblico.
Il numero di proiezioni ha toccato il record storico di quasi 4 milioni, ma le sale sono rimaste in gran parte vuote, con una media di appena 20 spettatori a proiezione e un tasso di occupazione tra il 15% e il 20%. A confermare il raffreddamento della domanda delle famiglie, perfino “Boonie Bears”, che nel segmento per i più piccoli non aveva concorrenza, ha ottenuto risultati nettamente inferiori rispetto alle edizioni precedenti. L’unica nota in controtendenza è venuta da “The Swordsman”, film di genere wuxia, il filone cinese di cappa e spada e arti marziali, che dopo un esordio debole ha registrato un raro recupero in sala grazie al passaparola positivo.
Il quadro è ulteriormente complicato da un problema strutturale legato ai prezzi dei biglietti, particolarmente acuto nelle città di terzo e quarto livello, che nei tre scorsi anni avevano contribuito per oltre la metà degli incassi del periodo festivo. Mentre la media nazionale del prezzo del biglietto nel periodo del Capodanno lunare si è attestata sotto i 50 yuan, nelle cittadine di provincia i prezzi hanno raggiunto gli 80 yuan e oltre. Per una famiglia allargata di cinque persone, una serata al cinema può costare quattro o cinquecento yuan tra biglietti e consumazioni, trasformando quella che dovrebbe essere un'abitudine rituale delle feste in un vero lusso.
Questa differenza di prezzo si spiega con il meccanismo di ripartizione dei ricavi tra produttori, distributori e sale. I cinema delle piccole città, con un potere contrattuale più debole, accettano condizioni meno vantaggiose e contano sull’aumento dei biglietti nel periodo festivo per coprire i costi fissi dell’intero anno. A complicare il quadro c’è anche un prezzo minimo di riferimento imposto per il calcolo degli incassi da ripartire: anche se il biglietto viene venduto a meno, la sala deve comunque versare ai distributori la quota calcolata su quella soglia, pagando di tasca propria la differenza. In questo gioco a tre, alzare i prezzi durante le feste diventa la scelta più prudente, ma finisce per produrre un effetto controproducente, perché allontana proprio il pubblico più importante della stagione, le famiglie che rientrano nei luoghi d’origine per le vacanze.
Il mercato cinematografico cinese si trova quindi in una fase di transizione profonda, in cui il vecchio modello fondato sulla combinazione di grandi registi, star di primo piano e date di uscita privilegiate non funziona più come garanzia di successo. I social media e le piattaforme di video brevi hanno compresso drasticamente i tempi del passaparola, trasformando il giorno di apertura in un banco di prova immediato in cui il giudizio del pubblico si cristallizza nel giro di poche ore. Contemporaneamente, l'offerta complessiva di intrattenimento si è moltiplicata, con video brevi, serie online, spettacoli dal vivo e altri formati che frammentano l'attenzione e rendono il cinema una scelta ad alto costo anziché l'opzione predefinita per il tempo libero. Il risultato è una progressiva perdita degli spettatori abituali, con oltre la metà del pubblico che nel 2025 ha visto un solo film nell'intero anno.
Cinema e propaganda, un legame sempre più stretto
A tutto ciò si aggiunge una crescente saturazione di produzioni a sfondo patriottico, che il pubblico più giovane percepisce come ripetitive e prevedibili. La tendenza si è ulteriormente accentuata quest’anno con il thriller di Zhang Yimou “Scare Out”, primo film prodotto sotto la supervisione diretta del Ministero della Sicurezza di Stato. Con agenti presenti sul set e una sceneggiatura dichiaratamente ispirata a casi reali di spionaggio, il film è entrato nella programmazione festiva come punta di diamante di un’offerta sempre più orientata ai temi della sicurezza nazionale.
Nel complesso, il botteghino annuale cinese del 2025 aveva mostrato segnali di ripresa, con una crescita del 22%, ma i numeri continuano a restare sensibilmente al di sotto dei livelli prepandemici del 2019. La risposta delle autorità è significativa per portata e per ciò che rivela. Il 2026 è stato proclamato "Anno della promozione dell'economia cinematografica" e un consorzio di istituzioni pubbliche, banche e piattaforme digitali ha annunciato sussidi per almeno 1,2 miliardi di yuan, cui si aggiungono le iniziative delle singole province sotto forma di buoni cinema e sconti legati al turismo nei luoghi delle riprese. È un intervento su grande scala che segnala come le autorità considerino la crisi del cinema parte di un problema più ampio, legato alla fragilità dei consumi e alla necessità di riattivare la spesa delle famiglie, ma anche alla funzione che il grande schermo svolge come strumento di coesione nazionale e di diffusione delle narrative promosse dal regime.
12/08/2021 08:54





