22/09/2006, 00.00
CINA
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In Cina 150 milioni di migranti hanno difficoltà a votare

Per votare basta un documento di identità, ma le autorità locali chiedono ai migranti molte più notizie per "schedarli" e molti rinunciano al voto. Scarsa l'informazione per i cittadini. Le difficoltà che incontrano candidati indipendenti.

Pechino (AsiaNews/Scmp) – Il governo centrale dice di vedere le elezioni per il rinnovo dei consigli di 35.400 città e 2.800 contee cinesi come un'importante prova di democrazia diretta e  un modo per migliorare la politica locale. Ma molte autorità locali, per mantenere il loro potere, creano difficoltà a votare a milioni di elettori e molti candidati sperimentano continui ostacoli e persino intimidazioni.

Tra gli oltre 900 milioni di votanti, 150 milioni sono lavoratori migranti rimasti esclusi nelle precedenti elezioni perché non residenti. A Shenzhen su 10 milioni di abitanti hanno potuto votare solo circa 1,5 milioni di "nativi", ma le proteste hanno costretto il governo a cambiare sistema. Ora i migranti possono votare, con l'approvazione delle autorità locali dando prova del trasferimento.

Per legge il cittadino per votare deve portare solo un documento d'identità, ma le autorità locali chiedono molti altri documenti e approfittano dell'occasione per prendere informazioni sui migranti, poi utilizzabili per altri scopi come la pianificazione familiare. Un elettore del collegio di Dushu, distretto di Lohu, racconta che l'ufficio elettorale chiede "il documento d'identità, la prova della residenza, la prova del reddito, una dichiarazione della polizia che non hai precedenti penali e il certificato di matrimonio. Se sei una donna sposata con un bambino, devi anche portare un certificato medico del parto in ambulatorio". Come risultato nel 2005 a Dushu si sono iscritte al voto solo 30 persone, oltre ai 4 mila residenti, e solo 14 hanno votato.

Jiang Shan, residente nel collegio, ritiene che molte autorità locali "non vogliono spartire con altri il loro potere e accettare un controllo dei cittadini. Fanno tutto quello che possono per manipolare le elezioni" e "far eleggere solo la loro gente". "Secondo la legge – spiega Jiang – il capo del governo distrettuale può doversi dimettere se 10 consiglieri propongono una mozione di sfiducia".

Jiang dice che "la maggioranza delle persone ancora non sa nulla delle imminenti elezioni" del  28 settembre. "L'ufficio elettorale ha detto che ha poche risorse e non può fare volantini o bandi", così lui e altre persone hanno distribuito volantini e esposto un manifesto per ricordare a tutti di registrarsi e di votare. Ma agenti di pubblica sicurezza lo hanno subito strappato. In seguito Jiang ha saputo che la sua domanda di iscrizione al voto è stata respinta, senza spiegargli la ragione.

A Shenzhen per le elezioni del 28 settembre le candidature andavano presentate tra il 17 e il 19 agosto, ma non c'è stata pubblicità e nemmeno i media ne hanno parlato. Zou Tao, 32 anni, noto a Shenzhen per la sua campagna contro l'aumento dei prezzi immobiliari, racconta che quando ha detto di volersi candidare, sconosciuti sedicenti "funzionari del governo" gli hanno consigliato di "smetterla di creare problemi". Poi gli è stato detto di "non parlare con media esteri". Zou ha raccolto migliaia di firme di sostenitori ma poi – racconta alla stampa un suo amico - ha "volontariamente" rinunciato a candidarsi dopo una "più attenta riflessione".

Lu Banglie, attivista che è stato malmenato da sconosciuti dopo che ha aiutato i cittadini di Taishi nella lotta contro la corruzione del capo villaggio, si è ricandidato per il congresso di Zhijiang, Hubei, dove era stato eletto nel 2003. Ma non sa se il suo nome è stato messo nella lista dei candidati che – dice Lu – di solito è decisa "a porte chiuse" e la gran parte dei candidati è tuttora "raccomandata" dai leader del Partito comunista locale o sono funzionari del governo.

Nelle elezioni del villaggio di Meige, Guangdong, il 12 settembre decine di residenti hanno manifestato davanti alla stazione di polizia dopo che le autorità locali hanno negato il voto a molti che avevano protestato a Pechino contro l'esproprio a minimo prezzo di terreni agricoli. Ci sono stati scontri e feriti. Le proteste si sono allargate il giorno dopo, con la partecipazione anche di comunità vicine: sono arrivate decine di poliziotti che hanno arrestato oltre 10 persone. (PB)

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