25/01/2013, 00.00
VIETNAM
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Intellettuali e cattolici vietnamiti firmano una petizione per la fine del Partito unico

Almeno 800 personalità vietnamite chiedono la riforma costituzionale, con la separazione dei poteri dello Stato. All’appello hanno aderito il vescovo di Vinh e il vicario generale di Saigon. Mons. Nguyen Thai Hop auspica il “pieno rispetto della libertà religiosa”. Censurati dal governo alcuni siti che hanno rilanciato la petizione.

Hanoi (AsiaNews) - Centinaia di intellettuali, leader religiosi e leader politici vietnamiti hanno sottoscritto una petizione on-line, in cui chiedono una revisione della Costituzione nazionale in chiave multi-partitica, che sancisca anche la divisione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Fra i punti oggetto di riforma, vi è anche la riforma della proprietà terriera (ad oggi nelle mani dello Stato) e la rivendicazione di una piena libertà religiosa tuttora assoggettata - nella pratica del culto - al controllo delle istituzioni del Paese. Fra gli oltre 800 firmatari vi sono anche personalità di primo piano della Chiesa cattolica: fra questi il vescovo di Vinh mons. Paul Nguyen Thai Hop, p. Joseph Mary Le Quoc Thang della Commissione episcopale di Giustizia e Pace e p. John Baptist Huynh Cong Minh, vicario generale dell'arcidiocesi di Ho Chi Minh City.

Pubblicata nei giorni scorsi da un popolare sito vietnamita, la petizione nasce da un appello fatto dalle stesse autorità comuniste di Hanoi, in cui chiedono "suggerimenti pubblici" per emendare la Costituzione. Fra quanti hanno sottoscritto il documento vi è l'ex ministro della Giustizia Nguyen Dinh Loc per il quale "è ovvio che vanno fatte modifiche" e si tratta "solo di capire in che misura".

L'attuale carta fondamentale dello Stato è stata promulgata nel 1992, ma da almeno 10 anni non si sono registrate modifiche di sorta, nonostante gli eventi e i cambiamenti che hanno contraddistinto la storia recente del Vietnam. "Ora - sottolinea l'ex guardasigilli in un'intervista a Radio Free Asia (Rfa) - è tempo di modifiche radicali" fra le quali egli inserisce anche la denominazione del Paese, dall'attuale Repubblica socialista del Vietnam al precedente "Repubblica democratica del Vietnam".

Le autorità riferiscono che vi è tempo sino al 31 marzo per inserire commenti sul processo di revisione costituzionale, che dovrebbe essere promulgata - nella nuova forma - nel mese di maggio. Tuttavia, alcuni punti "sensibili" come le elezioni con più partiti, miglioramenti nei diritti sulle proprietà terriere - con un ritorno alla Carta del 1946 - e altri elementi di tensione sarebbero stati "esclusi" dal dibattito. Fonti locali aggiungono inoltre che "molti siti web [critici verso la leadership comunista] che ospitano la petizione, sono stati censurati".

In prima fila nella promozione della petizione on-line vi sono anche personalità della Chiesa cattolica vietnamita, fra cui il vescovo di Vinh, nel Vietnam centrale. Mons. Paul Nguyen Thai Hop sottolinea che "è diritto del popolo, non solo di un partito politico" indirizzare la Costituzione, che deve essere poi "sottoposta a un referendum popolare" prima dell'entrata in vigore ufficiale. Il prelato auspica che la nuova formula preveda "maggiore libertà religiosa nel Paese" e che attuile indicazioni dell'Onu, essendo il Vietnam "firmatario della Convenzione internazionale sui diritti umani". "La Costituzione - conclude il vescovo - deve essere cambiata in modo che possa integrarsi meglio a livello internazionale, così come deve adempiere alle convenzioni che [il Paese] ha firmato".

 

 

 

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