29/03/2022, 10.09
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Invasione Ucraina e crisi del grano aggravano il dramma libanese

di Fady Noun

L’attacco militare sferrato dal Cremlino ha colto di sorpresa il Paese dei cedri, già oggetto del braccio di ferro fra Usa e Iran. Dal governo una condanna di rito, ma sono molti i distinguo e le posizioni ambigue, fra cui quella di Hezbollah. L’impatto sul prezzo del cereale e del carburante. Il 74% del grano importato proviene dall’Ucraina. 

Beirut (AsiaNews) - L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo ha colto di sorpresa il Libano, come il resto del mondo. Per Beirut questa aggressione ha complicato una situazione già di per sé complessa, considerato che il Paese dei cedri è in piena campagna elettorale e ostaggio di un braccio di ferro permanente fra gli Stati Uniti e l’Iran. L’invasione ha contribuito a rendere ancora più fragile una nazione che ha invece bisogno di stabilità e di una intesa regionale e internazionale per conoscere anch’essa un periodo di stabilità. 

Le istituzioni pubbliche libanesi hanno preso a denunciare in modo sempre più rapido e marcato l’invasione russa, una posizione di principio che il Libano non poteva non assumere avendo lui stesso “sofferto l’invasione e l’aggressione contro la propria sovranità, la propria terra e il suo popolo” come spiega il ministro degli Esteri Abdallah Bou Habib. Quest’ultimo aveva in precedenza (era il 24 febbraio scorso) rilasciato una dichiarazione ufficiale, nella quale affermava che il Libano “condanna l’invasione delle terre ucraine e ha chiesto alla Russia di fermare le sue operazioni militari sul campo”. 

Tuttavia, la pubblicazione del comunicato ha provocato tensioni interne, con il capo dello Stato Michel Aoun che si è sfilato accontentandosi di lanciare un appello “alla risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo”. Queste riserve hanno spinto il ministro degli Esteri a chiarire la questione e, attraverso un comunicato, egli ha assicurato di aver agito di comune accordo con il primo ministro Nagib Mikati e in contatto con il presidente. Come per confermare queste osservazioni, il 2 marzo Beirut si è schierata con la maggioranza degli Stati all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, votando a favore della risoluzione che chiedeva alla Russia “di cessare immediatamente l’uso della forza contro l’Ucraina”. Alla fine sembra che le cose si siano sistemate rapidamente, viste le molte questioni finanziarie in ballo legate all’appartenenza formale del Libano al campo occidentale, unite ai negoziati in atto con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale per la ristrutturazione del debito.

Il dissenso di Hezbollah

Hezbollah, che combatte in Siria accanto all’esercito russo, ha fatto sentire la propria voce nella questione, affermando che la dichiarazione degli ministro degli Esteri sia stata vagliata per approvazione e “ritoccata” dall’ambasciatrice Usa Elizabeth Shea per risultare più ferma. Tuttavia, la propria opposizione resta di facciata. Tanto che i propri circoli hanno negato, ad esempio, qualsiasi impegno di miliziani sciiti a fianco dell’esercito russo in Ucraina, una voce che era circolata in parallelo con quella che annunciava la formazione di brigate di mercenari siriani per combattere in Ucraina. Al contempo, le ambasciate di Mosca e Kiev si sono rese protagoniste di una piccola guerra a colpi di manifestazioni. Il tutto mentre i rappresentanti diplomatici dei Paesi dell’Unione europea e del G7 hanno formato una delegazione che ha effettuato una visita di solidarietà all’ambasciata dell’Ucraina, mentre quest’ultima riusciva a bloccare la diffusione di una trasmissione televisiva organizzata da un giornalista vicino a Hezbollah.

In generale, l’opinione pubblica libanese segue con passione il corso di questa guerra. Liberamente raccolta, questa opinione è sensibile al fatto che l’invasione dell’Ucraina sembra consacrare il trionfo della logica della forza nelle relazioni internazionali, un elemento che desta più di una preoccupazione fra i libanesi, i quali traspongono in maniera automatica la questione alle loro relazioni con il grande vicino siriano, che non ha mai rinunciato ai suoi obiettivi “storici” nei confronti del Libano, un argomento peraltro usato da Vladimir Putin verso l’Ucraina.

Il timore di una crisi (alimentare)

L’invasione russa dell’Ucraina ha al tempo stesso complicato la situazione del Libano sul piano economico, creando un problema di approvvigionamento di grano e di olio vegetale, considerando che dall’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020 il Paese non può più contare sulle 120mila tonnellate di capacità di stoccaggio nei silos portuali. Essa ha poi avuto un impatto altrettanto negativo sui prezzi dei carburanti, che hanno subito crescite vertiginose su scala globale. Questa impennata ha provocato un aumento dei costi che avrà un effetto a catena sui prezzi dei beni e dei servizi, innescando a sua volta una nuova inflazione. 

L’ong internazionale Mercy Corps lancia l’allerta: “L’impatto dell’invasione russa dell’Ucraina va a esacerbare una situazione umanitaria che era già disastrosa in Libano, e che rischia di provocare una ulteriore destabilizzazione politica, di minare la ripresa economica e di rendere moltissime persone dipendenti dagli aiuti umanitari”. Il rapporto prospetta inoltre una ripresa dei prezzi dei prodotti di base, una lotta all’accaparramento a breve termine dei beni di prima necessità e delle attività al mercato nero, con un progressivo aumento dei costi di importazione e una ulteriore riduzione della qualità dei servizi essenziali, come la fornitura di elettricità, internet e acqua. Il conflitto ucraino avrà un impatto negativo sugli aiuti umanitari inviati in Libano secondo Mercy Corps, perché eserciterà una ulteriore pressione “sui bilanci globali per aiuti umanitari e sostegni allo sviluppo”. 

Grano: il 74% proviene dall’Ucraina

Il 24 marzo scorso l’ambasciatore ucraino a Beirut Ihor Ostash ha fatto il punto sull’invasione russa del proprio Paese e sulle sue ripercussioni in Libano. “L’invasione russa dell’Ucraina - ha detto - influenzerà il modo negativo l’approvvigionamento alimentare in Libano”. Egli ha poi ricordato che “secondo le dogane libanesi, il 74% dei cereali importati dal Libano proviene dall’Ucraina, così come il 63% degli oli di importazione”. Nel tentativo di infondere rassicurazioni, il ministro dell’Agricoltura libanese Abbas Hajj Hassan una settimana fa ha affermato che “oggi non vi è una crisi del grano in Libano”, sebbene i prezzi potranno essere “un po’ più alti” in vista di una “crisi globale”. Egli ha poi aggiunto che il suo dicastero sta sviluppando un piano nazionale per la produzione, coltivazione e stoccaggio del cereale, volto ad aumentare la capacità produttiva fino “al 30 o 40% del fabbisogno del mercato locale, motivando al contempo gli agricoltori”. Inoltre, il ministero dell’Economia sta negoziando l’acquisto di 50mila tonnellate di grano indiano.

Altro tema, l’ambasciatore ha sottolineato che circa 800 dei 1.175 studenti libanesi che si trovavano in Ucraina sono stati rimpatriati via Bucarest e Varsavia, dopo essere stati esposti ai bombardamenti e aver vissuto per settimane nei rifugi anti-bomba e nelle metropolitane”. Il diplomatico ha poi osservato che “oggi la Russia, in modo sfacciato, offre agli studenti libanesi che si trovano in Ucraina delle borse di studio per trasferirsi in Russia”. In ogni caso il ritorno degli studenti libanesi dalla città universitaria di Kharkiv ha creato grandi problemi a quanti fra loro non vogliono perdere il loro anno accademico e problematiche relative all’equiparazione del titolo di studio che il ministro dell’Istruzione Nazionale Abbas Halabi sta cercando di risolvere.

Vi è poi la questione degli ucraini che vivono in Libano, un numero variabile fra gli 8 e i 10mila. Di questi, fra i 2.500 e i 3mila hanno sposato donne libanesi. Considerando i bambini e i mariti con doppia nazionalità anche qui il dato è attorno ai 10mila. Infine, sul piano religioso sia il patriarca maronita che il muftì sunnita della Repubblica hanno condannato l’invasione russa. Di contro, il patriarcato di Antiochia dei greci-ortodossi, con sede in Siria, mantiene il silenzio su questo argomento. Inoltre, il patriarcato non ha seguito il patriarca ecumenico nel suo approccio al riconoscimento dell‘autonomia della Chiesa autocefala di Kiev. Diverso l’approccio delle Chiese cattoliche libanesi che si sono associate con fervore, la sera del 25 marzo, alla cerimonia penitenziale e alla preghiera di consacrazione della Russia, dell’Ucraina e del mondo al Cuore Immacolato di Maria. Il Libano stesso è uno dei Paesi dedicati al cuore immacolato della Vergine.

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