Jakarta, crisi del lavoro: oltre 50mila persone a rischio licenziamento
Tra i fattori: indebolimento export, aumento dei costi, l’impennata dei prezzi dei gas, afflusso di prodotti importati e incertezza nell’economia globale. Il governo centrale prepara misure di mitigazione. Osservatori ed esperti invocano una collaborazione tra governo, datori di lavoro e organizzazioni sindacali per salvaguardare la sostenibilità industriale.
Jakarta (AsiaNews) - In queste settimane, in concomitanza con la fine del primo semestre 2026, sui lavoratori indonesiani incombe nuovamente la minaccia di licenziamenti di massa: secondo le stime dei sindacati, oltre 50mila lavoratori potrebbero perdere la propria occupazione a causa delle crescenti pressioni economiche che gravano su vari settori industriali. L’ondata di licenziamenti prevista è determinata da una combinazione di fattori: tra questi vi è l’indebolimento della domanda di esportazioni, l’aumento dei costi di produzione, l’impennata dei prezzi dei gas industriali, l’afflusso di prodotti importati e la crescente incertezza nell’economia globale.
Tra i settori considerati più vulnerabili figurano quello tessile e dell’abbigliamento, la produzione di calzature, l’elettronica, i componenti automobilistici, la ceramica e altri settori manifatturieri ad alta intensità di manodopera. Diverse aziende sono già finite sotto la lente d’ingrandimento dei sindacati per il rischio di interruzioni dell’attività e di riduzioni del personale.
Il presidente della Confederation of All Indonesian Workers Union Andi Gani Nena Wea ha avvertito che un’importante fabbrica di ceramica a Bekasi, nella provincia di West Java, potrebbe presto procedere ai licenziamenti per l’impennata dei prezzi del gas industriale. L’aumento delle spese ha comportato anche un’escalation significativa nei costi operativi. Al contempo il presidente della Confederazione dei Sindacati Indonesiani (Kspi) Said Iqbal aggiunge che i settori industriali stanno affrontando una pressione crescente: fra le cause vi sarebbero l’indebolimento della domanda di esportazioni, l’aumento dei costi delle materie prime importate, le fluttuazioni del tasso di cambio tra la rupia e il dollaro statunitense e la più ampia incertezza economica globale.
Secondo Said le industrie orientate all’esportazione, come la produzione di calzature e abbigliamento, sono tra le più colpite, insieme alle aziende che dipendono fortemente dalle materie prime importate. “L’incertezza sui prezzi globali del petrolio e le tensioni geopolitiche stanno influenzando in modo significativo le attività produttive, specialmente tra le aziende orientate all’esportazione”, ha spiegato il leader Kspi durante una conferenza stampa congiunta tenuta dalla Confederazione e dal Labour Party.
Una delle aziende citate è stata la PT Pakerin di Mojokerto, nella provincia di West Java: secondo quanto riferito, l’azienda produttrice di carta potrebbe trovarsi a dover licenziare circa 2.500 lavoratori. La maggior parte delle attività dell’azienda, spiega Said, “è già stata sospesa, con solo una piccola parte degli impianti ancora in funzione”. Un’altra azienda sotto stretta osservazione è la PT Feng Tay nella Reggenza di Bandung, sempre nella provincia di West Java. Con un organico compreso tra 14mila e 17mila lavoratori, l’azienda avrebbe messo in cassa integrazione circa 4mila dipendenti per l’incertezza sugli ordini futuri dopo il completamento di un importante contratto di produzione di calzature.
Nell’East Java preoccupazioni simili sono emerse presso due produttori di componenti automobilistici situati a Pasuruan e Mojokerto. Migliaia di lavoratori in diversi settori potrebbero essere coinvolti, poiché i committenti giapponesi stanno valutando di delocalizzare parte delle loro attività produttive in altri Paesi, tra cui il Vietnam, nel contesto della transizione del settore verso i veicoli elettrici.
In risposta alla crescente minaccia di licenziamenti, il governo indonesiano attraverso il Ministero del Lavoro e la Camera dei Rappresentanti (Dpr), sta preparando diverse misure di mitigazione volte a ridurre al minimo l’impatto sui lavoratori e sulle comunità colpite. Tra le iniziative in discussione l’ampliamento dei programmi di occupazione ad alta intensità di manodopera, ottimizzazione del regime di assicurazione contro la perdita del posto di lavoro (Jkp) e un maggiore coordinamento con governi regionali, sindacati e parti interessate del mondo imprenditoriale.
I sindacati hanno inoltre esortato il governo a rafforzare i controlli sulle importazioni illegali e a garantire che le aziende adempiano ai propri obblighi in materia di indennità di licenziamento e altri diritti dei lavoratori, in conformità con la normativa vigente in materia di lavoro. La prospettiva di licenziamenti di massa è diventata una delle sfide lavorative più urgenti dell’Indonesia per la seconda metà del 2026. Osservatori ed esperti sostengono che una stretta collaborazione tra governo, datori di lavoro e organizzazioni sindacali sarà fondamentale per salvaguardare la sostenibilità industriale, proteggendo al contempo i mezzi di sussistenza e i diritti dei lavoratori.






