02/09/2023, 12.15
AFGHANISTAN
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Kabul: i talebani vogliono installare 62mila telecamere per ragioni di 'sicurezza nazionale'

Le autorità dell'Emirato islamico hanno rigettato le accuse di Amnesty International secondo cui l'apparato di sorveglianza andrebbe a erodere la privacy e il diritto di associazione. Negli ultimi due anni il tasso di suicidi femminile è raddoppiato rispetto a quello degli uomini. Questa settimana il Comitato internazionale della Croce Rossa ha dichiarato di voler cedere la gestione di oltre 30 ospedali agli ex "studenti coranici".

Kabul (AsiaNews/Agenzie) - I talebani hanno rigettato le accuse di Amnesty International secondo cui starebbero erodendo le libertà di associazione e violando la privacy degli afghani installando nella capitale Kabul e in altre aree decine di migliaia di telecamere. Il portavoce del ministero dell’Interno dell’Emirato islamico, Abdul Matin Qanil, ha dichiarato che l’installazione delle 62mila telecamere risponde a necessità di sicurezza: “Quando l'America e la NATO conducevano attività di sorveglianza in tutte le aree del Paese, compresa Kabul, per raggiungere i loro obiettivi e raccogliere informazioni di intelligence, perché i difensori del diritto alla privacy non alzavano la voce?”

In realtà l’utilizzo di apparecchi di videosorveglianza - una volontà che i talebani avevano già manifestato dopo la riconquista del Paese due anni fa in seguito al ritiro delle forze internazionali a guida statunitense - è in linea con la repressione dei diritti fondamentali finora messa in atto dagli “studenti coranici”. Per Matt Mahmoudi, ricercatore e consulente di Amnesty International sull'intelligenza artificiale e i diritti umani, “l’implementazione di un’architettura di sorveglianza di massa così vasta attuata con il pretesto della ‘sicurezza nazionale’ costituisce per i talebani un modo per continuare le politiche draconiane che violano i diritti fondamentali delle persone in Afghanistan, in particolare delle donne negli spazi pubblici”.

“Se installata - ha continuato l’esperto - questa architettura di sorveglianza eroderebbe anche il diritto alla privacy e alla libertà di riunione e di espressione, sottoposti ad attacchi senza precedenti da quando i talebani sono saliti al potere”.

Mentre il Coordinatore speciale della Nazioni Unite per l’Afghanistan, Feridun Sinirlioğlu, ha incontrato un gruppo di attiviste afghane per discutere della situazione dei diritti umani nel Paese, un’inchiesta congiunta del Times e del Guardian ha rivelato che il numero di suicidi tra le donne afghane è cresciuto a dismisura negli ultimi due anni, fino a arrivare al doppio rispetto al quello degli uomini.

Diana Zarukhsha, consulente psicologica, ha spiegato gli alti tassi di suicidio tra le donne sono dovuti alla “discriminazione di genere e all’incapacità di accedere a pari diritti e opportunità”, sottolineando che in società come quella afghana attuale le donne subiscono violenza, abusi fisici, aggressioni sessuali, e sono costretta a far fronte alla mancanza di sostegno sociale, opportunità di lavoro inadeguate, potere decisionale, pressioni culturali e accesso limitato ai servizi sanitari. Tutti fattori che che contribuiscono al disagio mentale.

Anche il Comitato internazionale della Croce Rossa si sta ora ritirando dal Paese: a inizio settimana aveva annunciato che avrebbe trasferito ai talebani la gestione di 33 ospedali. “Poco più della metà degli afghani ha bisogno di assistenza umanitaria. Cosa significa nella pratica: un afghano su due non può accedere alle cure mediche o non ha abbastanza cibo. Ciò significa che masse di bambini malnutriti, persone a cui manca un arto e famiglie infreddolite nelle rigide notti invernali hanno tutti bisogno di aiuto, ma sono troppo pochi gli individui coloro che lo ricevono”, ha commentato Eloi Fillon, capo delegazione della Croce Rossa in Afghanistan, spiegando che l’organizzazione cercherà di mantenere i propri programmi sanitari fornendo sostegno alle autorità talebane, che dovrebbero riuscire a gestire il livello primario di assitenza sanitaria in tutto l'Afghanistan. 

Finora il Comitato internazionale della Croce Rossa è riuscito a pagare gli stipendi di oltre 10mila medici e infermieri in 33 ospedali sparsi in tutto il Paese che forniscono assistenza a circa 26 milioni di persone. Alcuni divieti al lavoro imposti dai talebani impediscono l'assistenza sanitaria e domestica alle donne, che per motivi religiosi e culturali non possono entrare in contatto ed essere aiutate da personale di genere maschile.

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