01/12/2008, 00.00
COREA
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Kaesong: Pyongyang taglia i permessi di lavoro ai cittadini sud-coreani

Un accordo prevedeva il rilascio di 1600 permessi. Il regime comunista del nord ne concede solo 880 e minaccia il blocco totale se gli attivisti sud-coreani continueranno il lancio di palloncini contrari al governo. Seoul invoca il dialogo e lancia un appello per salvare il complesso industriale dal fallimento.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Il regime comunista nord-coreano rende noto che solo 880 operai provenienti dalla Corea del Sud potranno rimanere nel complesso industriale di Kaesong, malgrado  l’accordo raggiunto la scorsa settimana prevedesse che sarebbero stati concessi 1600 permessi di soggiorno per lavoro.

Pyongyang continua la politica di isolamento internazionale e sconfessa gli accordi raggiunti nel recente passato con Seoul. Il 3 dicembre potrebbe scattare il provvedimento di espulsione per tutti i lavoratori e, dei 4200 permessi previsti in origine, non resterebbe nemmeno un operaio sud-coreano.

Secondo il governo della Corea del Nord la linea dura è conseguenza della politica ostile promossa dal presidente sud-coreano Lee Myung-bak. Una accusa rispedita al mittente da Seoul, che ricorda “la politica delle minacce” perpetrata dal regime comunista, il cui programma nucleare costituisce un pericolo per tutta la regione.

Nonostante l’acuirsi della crisi fra le due Coree, il governo sud-coreano cerca dei margini di trattativa per scongiurare il fallimento del complesso industriale di Kaesong, nel quale sono coinvolte centinaia di industrie del Sud. “È deplorevole che la Corea del Nord adotti misure restrittive – afferma Kim Ho-nyoun, portavoce del Ministro per l’unificazione – che rischiano di tagliare le attività produttive delle compagnie sud-coreane e alimentare la sfiducia nei mercati”. Egli ricorda che il bando “è contrario agli accordi inter-coreani sul passaggio e sul permesso di soggiorno, non è giustificato e va abbandonato”. Al contrario auspica che venga raccolto l’appello al dialogo lanciato dal ministro Kim Ha-joong il 26 novembre scorso.

Pyongyang pare non raccogliere l’invito al dialogo e minaccia “gravi decisioni”, la prima delle quali sarebbe la chiusura completa del complesso industriale se gruppi di attivisti sud-coreani continueranno a lanciare palloncini contenenti slogan contro il governo comunista del nord e il leader Kim Jong-il, insieme a valuta estera. Secondo quanto riferiscono gli attivisti per una Corea del Nord libera e democratica e il gruppo che difende i familiari dei cittadini sud-coreani rapiti nel nord, per il 2 dicembre è in programma l’invio di altri 100mila palloncini oltre il confine. Una iniziativa osteggiata dal governo di Seoul, che vuole invece continuare il difficile dialogo con Pyongyang. 

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