09/12/2011, 00.00
INDIA
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Kashmir: tribunale islamico convoca p. Jim Borst per accuse di proselitismo

di Nirmala Carvalho
Il missionario olandese di 79 anni in passato ha rischiato per due volte l’espulsione dallo Stato, dove vive da 48 anni. Il tribunale islamico non ha autorità sui non musulmani, ma si teme possa ripetersi la storia del pastore anglicano K.M. Khanna: prima convocato, poi arrestato per conversioni forzate.
Srinagar (AsiaNews) – Il tribunale islamico del Kashmir ha convocato p. Jim Borst, missionario cattolico olandese di 79 anni, a presentarsi domani, per rispondere alle ennesime accuse di proselitismo e conversioni forzate. Da anni infatti il missionario di Mill Hill, preside di due scuole di prestigio, è nel mirino degli intellettuali islamici del Paese, e per due volte ha ricevuto l’ordine di espulsione dal governo del Kashmir (cfr. 12/07/2010, “Missionario costretto a lasciare il Kashmir: ‘troppo buone’ le sue scuole” e 30/03/2011, “Ordine di espulsione per l’unico missionario di Mill Hill in Kashmir”). L’ordine di espatrio è stato sempre revocato.

“Il tribunale islamico – spiega mons. Peter Celestine Elampassery, vescovo di Jammu e Kashmir – non ha alcuna autorità sui non musulmani. Non può interrogare p. Jim Borst e lui non è obbligato ad andare”.

Secondo alcuni, dietro le accuse di proselitismo a p. Borst ci sono in realtà le gelosie e le invidie degli intellettuali islamici. Le scuole del missionario olandese – tra cui la St. Joseph di Baramulla e la Burn Hall di Srinagar – hanno il 99% del personale musulmano e sono rinomate per la qualità dell’insegnamento. Anche diverse autorità musulmane hanno studiato nei suoi istituti: tra questi, Omar Abdullah, attuale capo del governo di Jammu e Kashmir; Farooq Abdullah, ex capo del governo; Mirwaiz Umer Farooq, uno dei fondatori dell’Aphc (All Parties Hurriyat Conference).

Tuttavia, l’ordine di comparizione della corte islamica preoccupa il mondo cattolico: all’inizio del novembre scorso, infatti, lo stesso tribunale aveva convocato il rev. Khander Mani Khanna per rispondere del battesimo (volontario) di sette giovani musulmani. Il 19 dello stesso mese, il pastore anglicano e i giovani convertiti sono stati arrestati (cfr. 21/11/2011, “Arrestato un pastore del Kashmir per aver battezzato sette musulmani”)

Mons. Celestine ha avuto modo di parlare con il rev. Khanna prima che si recasse al tribunale islamico: “Queste cose non dovrebbero accadere, [gli islamici] non possono manipolare la legge. La Chiesa anglicana e la Chiesa cattolica lavorano insieme per il bene della società. Attraverso il nostro apostolato sociale ed educativo, serviamo tutta popolazione, in uno Stato dove noi siamo solo una piccola minoranza. Lavoriamo per il bene comune e lo sviluppo del popolo del Jammu e Kashmir”.

Intanto, continuano ad aggiungersi nuovi particolari sul caso del rev. Khanna. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), racconta: “Tutti i sette giovani battezzati dal pastore hanno dichiarato in modo esplicito di aver chiesto di ricevere il sacramento. Uno di loro, 25 anni, ha raccontato di essere stato arrestato tre giorni dopo la nascita delle sue due gemelline. Purtroppo, una di loro è morta il 7 dicembre scorso, non aveva nemmeno 30 giorni. La moglie di un altro convertito sembra stia avendo problemi di cuore”. I giovani, spiega il presidente del Gcic, “sono disposti a registrare un video in cui dichiarano che il rev. Khanna è un uomo innocente e che nessuno di loro ha ricevuto soldi per farsi battezzare”. Dopo essere stati arrestati, la polizia ha picchiato e torturato i convertiti, strappando loro la barba e colpendoli sui piedi.
 
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