01/03/2012, 00.00
INDIA – ITALIA
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Kerala, confermata fino al 5 marzo la custodia per i marò italiani

Lo ha stabilito il magistrato di Kollam. Le autorità italiane hanno presentato ricorso perché anche gli esperti dei carabinieri possano condurre gli esami balistici. Nessuna ostilità verso i due marò: “Bisogna indagare anche chi ha dato loro l’ordine di sparare”.

Kochi (AsiaNews) - I marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone resteranno in custodia fino al 5 marzo. Lo ha stabilito nel pomeriggio di oggi il giudice di Kollam, la corte incaricata del caso. Per il momento, il militari evitano il carcere indiano, ma continuano a essere gli unici indagati per la morte di due pescatori indiani, avvenuta il 15 febbraio scorso al largo della costa del Kerala. Intanto, le autorità italiane hanno presentato ricorso perché gli esperti dei Carabinieri siano ammessi a tutte le fasi della perizia balistica, sulle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie. Al momento, la polizia scientifica indiana consente agli esperti italiani di assistere, ma non di poter intervenire in modo diretto nei test.

A dispetto di quanto si possa pensare, tra le persone del luogo il desiderio di giustizia non si confonde con il giustizialismo a tutti i costi, né con l'ostilità verso i due marò. P. Stephen G Kulakkayathil, parroco della diocesi di Quilon ed ex segretario generale del Kerala Latin Region Catholic Council spiega ad AsiaNews: "La gente non capisce il perché di questo accanimento esclusivo nei confronti dei due soldati. Non erano soli su quella nave, facevano parte di un gruppo. Rispondevano agli ordini di qualcuno. Perché non si indaga anche su chi ha dato loro l'autorizzazione di aprire il fuoco, e poi ha ordinato alla barca di allontanarsi senza prestare soccorso?".

Nelle ultime settimane, un numero mai visto prima di giornalisti stranieri (soprattutto italiani) ha invaso Kochi, facendo scoprire alla gente locale cosa si racconta all'opinione pubblica in Italia. Spesso ascoltato perché vicino alle famiglie delle vittime, p. Stephen confida: "La mia impressione è che i media italiani stiano cercando di dare un'immagine distorta di quanto sta realmente accadendo. O forse non conoscono la nostra cultura. Di fatto, ho sentito cose assurde".

Nella mattinata di ieri, una troupe televisiva italiana, inviata in India, ha incontrato il sacerdote e la famiglia di Jelestine, uno dei pescatori uccisi. "A un certo punto - racconta - hanno chiesto a Dora, la vedova, perché avessero bruciato il corpo del marito secondo il rituale indù, se sono cattolici. Ci siamo guardati e siamo rimasti tutti stupiti. La sua salma è sepolta nel cimitero della chiesa, ai suoi funerali hanno partecipato tantissime persone, sacerdoti, il vescovo... Perché raccontare certe cose senza informarsi?".

Intanto, forze italiane e indiane continuano a non trovare un accordo su chi spetti la giurisdizione del caso. Per p. Stephen, invece, la questione è molto semplice: "I militari erano sotto contratto, a bordo di una petroliera privata. Non conducevano un'operazione militare, ma erano stati assunti come guardie di sicurezza. Dunque, non possono godere dell'immunità militare, è giusto che il loro procedimento avvenga nelle aule di un tribunale indiano".

Sulla possibile presenza di un'altra nave di dimensioni simili a quelle della Enrica Lexie (un'ipotesi a lungo sostenuta dall'Italia, ndr), il parroco di Quilon afferma che "non è vero. Chi ha lanciato l'allarme ha visto con chiarezza la presenza della petroliera italiana, e con altrettanta chiarezza non ha visto altre imbarcazioni nei dintorni. E la guardia costiera indiana ha accertato chi fosse in mare in quella zona e in quel lasso di tempo. Non ha rilevato nessun altro, eccetto l'Enrica Lexie".

Tra i pescatori continuano a prevalere confusione e paura. "All'inizio - sottolinea p. Stephen - tutto avveniva con grande fretta. Adesso, sembra di stare sospesi in un limbo. Ma le autorità, anche quelle indiane, non capiscono che la gente è impaurita, soprattutto chi vive grazie alla pesca. L'altro giorno ho incontrato Freddy [il capitano del St. Anthony, il peschereccio colpito, ndr]. Lui e gli altri sopravvissuti sono depressi e terrorizzati, dicono che non andranno più per mare. E Freddy non sa come fare per recuperare un po' di soldi, sa che non riuscirà a vendere la sua barca. Chi mai vorrebbe comprare una barca su cui sono morte delle persone? È una vera tragedia, per tutti loro". (GM) 

 

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