23/06/2004, 00.00
corea del sud - iraq
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L'ostaggio ucciso stava per diventare pastore battista

Il governo sudcoreano: "Invieremo le truppe per aiuto umanitario"

Seoul (AsiaNews) – A luglio sarebbe divenuto pastore battista l'ostaggio Kim Sun-il, la barbara uccisione del quale, non ferma però l'invio di 3000 soldati in Iraq da parte della Corea del Sud: "Il governo riafferma la sua decisione di inviare truppe in Iraq per la ricostruzione del Paese e per aiuto umanitario" afferma oggi un comunicato del governo sudcoreano. Ieri pomeriggio la televisione araba Al Jazeera aveva dato l'annuncio della decapitazione dell'ostaggio: il suo corpo è stato ritrovato, imbottito di esplosivo, su una strada fra Fallujia e Baghdad.

Nato nel 1970 nella città, di Pusan, Kim Sun-il era andato in Iraq a lavorare come interprete nel giugno 2003. Di famiglia molto povera, doveva mantenersi da solo e pagarsi gli studi per diventare pastore battista. Kim apparteneva alla chiesa Anlak Kimrae (Chiesa della salvezza battesimale) e doveva essere ordinato pastore a luglio. Di recente però aveva posticipato il suo ritorno in patria. Mercoledì 16 giugno, il giorno prima di essere rapito, Kim aveva inviato una e-mail a un amico per spiegargli perché restava ancora in Iraq. Il responsabile dell'azienda per cui lavorava aveva convinto Kim a rinnovare il contratto per altri 6 mesi: "Stai facendo un buon lavoro, non si trovano altri interpreti bravi come te, resta ancora qui a lavorare" gli aveva detto.

Kim parlava correntemente arabo e inglese perché desiderava partire missionario per il Medioriente. Nel febbraio 2003 si era laureato in lingua araba presso la miglior scuola di lingue del Paese, la Hankuk University of Foreign Studies di Seoul.

L'assassinio di Kim ha gettato nella disperazione i suoi famigliari: la madre, Shin Young-ja, ha avuto un infarto alla notizia della morte del figlio ed è stata ricoverata in ospedale. Il padre, Kim Jong-kyu, ha gridato: "Come può essere morto mio figlio se il governo ieri mi aveva detto che era vivo!".

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Anna ha condannato l'assassinio di Kim definendolo "un crimine crudele": "Nessun motivo politico può giustificare una cosa simile" ha dichiarato Annan.(MR,LF)

 

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