20/03/2026, 15.11
VATICANO
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La Santa Sede: finanza etica contro l''estrattivismo predatorio' nelle miniere

Il Vaticano lancia un appello a non investire nelle attività che danneggiano ambiente e comunità, soprattutto indigene. L’iniziativa, sostenuta da 45 organizzazioni, invita le istituzioni religiose a rivedere l'uso degli strumenti finanziari alla luce dell’"ecologia integrale" proposta dall'enciclica Laudato si'. Card. Fabio Baggio: "Atto di coerenza con la nostra fede, con la difesa della dignità umana". 

Città del Vaticano (AsiaNews) - La Santa Sede ha lanciato oggi la Piattaforma di Disinvestimento nell’ambito minerario, volta a promuovere la finanza etica nella cornice dell’ecologia integrale, ispirata dalla Dottrina sociale della Chiesa, nei documenti sull’ecologia e sugli investimenti responsabili. Molti i richiami all’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco nell’incontro di presentazione tenuto questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede. Il progetto - insieme “appello ad adesione collettiva” e “spazio di scambio d’informazioni” - mira a contrastare l’“estrattivismo predatorio” che ferisce Creato e “comunità concrete” spesso indigene in tutto il globo, in America Latina ma anche in tante regioni dell'Africa, dell’Asia e dell'Oceania.

L’iniziativa, promossa da 45 organizzazioni, mira ad approfondire il “rapporto tra estrazione mineraria e mondo finanziario”, ha spiegato p. Dario Bossi, missionario comboniano con esperienza in Brasile in aree colpite dal fenomeno, coordinatore della Red Iglesias y Minería (Rete Chiese e Miniere). “Tutte le istituzioni che aderiscono possono confrontare i loro codici etici di disinvestimento, o investimento”, ha affermato. La Piattaforma è un modo per condividere lo sguardo critico della Chiesa “rispetto all’estrazione mineraria che viola i diritti”, per il quale “sta spostando investimenti”. Un modo concreto per dare “visibilità al peso simbolico e concreto degli investimenti ecclesiali”, ha detto il missionario comboniano.

P. Dario Bossi ha spiegato che l’istanza è particolarmente sentita in America Latina e nei Caraibi, supportata da vescovi e leader cristiani di diverse confessioni. Ha menzionato le “strategie corporative” che mirano a massimizzare i profitti, producendo un “impatto violento” sulle società, spesso finanziate da fondi pubblici. La Piattaforma mira al disinvestimento verso le “miniere che uccidono o che violano i diritti, come una risposta etica, attenta agli impatti sociali e ambientali”, ha aggiunto. Invitando “la Chiesa, le congregazioni religiose, organizzazione di fede ed entità sociali” a rivedere dove sono investite le proprie risorse finanziarie.

A questo proposito il card. Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano e Integrale, anch’esso intervenuto stamane, ha sottolineato che l’iniziativa nasce “da una profonda convinzione morale e spirituale”, che porta anche a rivedere errori “in casa propria”, e quindi nelle scelte passate del Vaticano. Il porporato ha evidenziato una “domanda decisiva”: “Che tipo di mondo vogliano lasciare alla generazione che verrà dopo di noi?”. Essa non è una “domanda astratta”, ha detto. Ma ha il volto di popoli e famiglie che “vedono minacciati i loro territori”, nel Creato che è “dono di Dio”. Così come “di montagne aperte come ferite e di fiumi trasformati in silenziosi testimoni della contaminazione”.

“In molte regioni del mondo, l’espansione dell’industria mineraria ha generato profonda tensione sociale e gravi impatti ambientali. Sappiamo che i minerali sono necessari per numerosi aspetti della vita contemporaneo”, ha aggiunto. E tali attività sono avvenute “senza ascoltare le comunità locali, senza rispettare i diritti dei popoli indigeni e senza considerare i limiti degli ecosistemi che sostengono la vita”. L’appello condiviso dal porporato è di “ascoltare” la voce delle comunità ferite colpite da “ingiustizie evidenti” davanti a cui non si può “rimanere in silenzio”, per “atto di coerenza con la nostra fede, con la difesa della dignità umana”.

Alla testimonianza dei popoli colpiti dagli effetti delle attività minerarie è stato dato ampio spazio durante la conferenza stampa. Ha preso la parola Yolanda Flores, leader del popolo Aymara in Perù, in territori di grande interesse per l’estrazione di “minerali critici” - essenziali per la tecnologia e la transizione energetica. Visibilmente scossa ed emozionata, Flores ha spiegato che le estrazioni contaminano acqua e terra, fonti di vita delle comunità. “Chi finanzia? Chi dà soldi per avvelenare?”, è la domanda “centrale” posta dalla leader. Sottolineando che c’è uno scollamento tra gli insegnamenti biblici e le azioni pratiche di cura.

Ha pianto, dicendo che le istituzioni danno la colpa alle donne per il diffondersi delle malattie, dicendo che non sanno cucinare. La verità è che acqua e terra sono contaminate. “Con la medicina tradizionale non possiamo curare l’effetto dei metalli pesanti”, ha detto. Flores ha condiviso anche un appello rivolto al clero: non occuparsi solo dei sacramenti. “Dobbiamo avere rispetto verso la casa comune”, ha aggiunto. Mettendo in pratica per davvero “quello che dice Gesù”. La Piattaforma è così uno spazio prezioso “molto importante” per le comunità indigene colpite, grazie a cui si  possono sentire “incluse”, con la loro voce ascoltata e accolta.

Alla conferenza stampa di stamattina è intervenuto anche il card. Álvaro Ramazzini, Vescovo di Huehuetenango, Guatemala, noto per la sua difesa dei diritti umani, dei popoli indigeni, delle persone migranti e della giustizia sociale. Ramazzini ha ricordato il concetto di “ecologia integrale”, cardine dell’enciclica sulla cura del Creato Laudato Si’ di papa Francesco. In cui il Creato viene chiamato “casa comune”: un “nome speciale”. Il documento insegna che “tutto è interconnesso”, inclusa l’economia, presupposto da cui muove la nuova Piattaforma. Da questa convinzione è oggi quanto mai urgente individuare e sostenere “soluzioni alla crisi ecologica che in questo tempo l’umanità incontra”. E per la quale soffre, soprattutto nel Sud del mondo.

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