La guerra in Iran vista da Dushanbe
Paese molto legato a Teheran per la parentela etnica, il Tagikistan guarda con preoccupazione al conflitto in Medio Oriente. Nella convinzione degli esperti locali che non si risolverà con le bombe e i missili, ma si protrarrà a lungo sul campo.
Dushanbe (AsiaNews) - L’opinione degli esperti del Tagikistan sulla guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran, Paese con cui i tagichi sono molto legati per la parentela etnica persiana, è che il conflitto non si risolerà con le bombe e missili, ma si protrarrà a lungo sul campo. L’uccisione di molti leader iraniani, a partire dall’ayatollah Khamenei, non è sufficiente per far crollare il regime di Teheran, che si prepara a una guerra di lunga durata.
Come è noto, la giustificazione della guerra da parte degli americani e degli israeliani riguarda il rifiuto dell’accordo sulla chiusura del programma nucleare, e si afferma che senza gli attacchi dei giorni scorsi l’Iran avrebbe acquisito in breve tempo la possibilità di agire con armi atomiche. Queste affermazioni appaiono contraddittorie a fronte della “guerra dei 12 giorni” dello scorso anno, quando gli Usa avevano dichiarato che i colpi allora assestati avevano privato Teheran della possibilità di assemblare armi di potenza nucleare. Gli iraniani affermano invece che proprio gli americani sono passati alle azioni militari mentre erano ancora in corso le trattative diplomatiche, e la questione nucleare era solo un pretesto, in quanto i piani di Teheran riguardavano soltanto l’uso pacifico dell’energia nucleare.
L’Agenzia internazionale per l’energia nucleare aveva svolto le sue verifiche, confermando che “l’Iran non possiede armi nucleari”. Perché dunque è iniziata la guerra, che ormai da giorni produce distruzioni e vittime in grandi dimensioni, e sta trascinando il mondo intero in una pericolosa crisi economica?
Il politologo tagico Rakhmatullo Abdulloev ritiene che la ragione della guerra stia nella politica indipendente dell’Iran, che si contrappone agli interessi dell’Occidente. A suo parere, gli argomenti delle trattative erano soltanto pretesti, mentre il vero problema è che gli occidentali non hanno punti di riferimento all’interno dell’Iran, partner o “esecutori dei propri piani”, e quindi gli Usa e Israele puntano a un totale rovesciamento del regime al potere a Teheran, che da quasi cinquant’anni non si concede alle pressioni occidentali.
L’accordo sul programma nucleare Jcpoa del 2015, a cui avevano partecipato sia i Paesi occidentali, sia la Russia e l’Iran, avrebbe dovuto porre fine alle contrapposizioni, ma è stato fatto saltare per iniziativa di Donald Trump. Secondo Abdulloev, l’abbandono dell’accordo da parte americana e la mancanza di reazioni da parte di Francia, Inghilterra e Germania si configura come “un vero e proprio tradimento nei confronti dell’Iran”, che dimostra come il problema non sia la questione nucleare, ma la politica inaccettabile degli iraniani.
L’esperto tagico ritiene che l’Iran stia combattendo “per sostenere il proprio popolo”, anche se a lungo termine la situazione potrebbe cambiare radicalmente. L’Iran non può rimanere troppo tempo nell’attuale isolamento, e ha bisogno del sostegno militare, informativo e di intelligence di Paesi come la Cina, la Russia e il Pakistan. Nel caso di un’operazione di terra, è possibile che da questi Stati si possano unire squadroni di volontari, e si dubita delle capacità di americani e israeliani di combattere sul territorio iraniano, ricordando i problemi e le tante vittime delle guerre in Afghanistan.
Un altro esperto militare del Tagikistan, Rustam Azizi, ritiene che l’Iran ha già più volte dimostrato la capacità di affrontare lunghi conflitti armati, nonostante le gravi perdite, e “con le bombe e i missili non si riuscirà a cambiare il regime o a distruggere il sistema di difesa e coesione sociale dell’Iran”. Egli sottolinea la presenza di una grande riserva di quadri militari iraniani, e “l’assenza di un sistema personalista del potere”. I tanti dirigenti uccisi nella guerra dei 12 giorni sono stati tutti sostituiti, e tutto è andato avanti come prima, e lo stesso si sta verificando dopo l’assassinio dell’ayatollah Khamenei, con l’elezione del figlio Mojtaba; si attende quindi una lunga guerra in Medio Oriente, con conseguenze imprevedibili.
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