15/02/2010, 00.00
LIBANO
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La manifestazione in ricordo di Rafic Hariri interroga anche il 14 Marzo

di Fady Noun
Più di 100mila persone in piazza per la commemorazione dell’assassinio dell’ex premier. Gli interventi dei leader ribadiscono, con misura, gli indirizzi della coalizione. Ma compaiono striscioni con la scritta: “Che avete fatto del mio voto?”.
Beirut (AsiaNews) – Come ogni anno dal 2006, la “Coalition del 14 marzo” ha colto l’occasione del 14 febbraio, data dell’attentato costato la vit all’ex premier Rafic Hariri, per affermare massicciamente la sua presenza e controbilanciare l’enorme peso rappresentato sullo scacchiere libanese, dagli armati di Hezbollah.
 
L’effetto è stato ancora una volta raggiunto. Più di 100mila manifestanti sono affluiti in Piazza dei martiri, malgrado il clima generale che è di smobilitazione, se non di disillusione: quello di una maggioranza privata della sua vittoria elettorale dalla formazione di un governo di unità nazionale nel quale, grazie alla regola del consenso raggiunto al vertice di Doha, Hezbollah e i suoi alleati, come il partito del generale Michel Aoun, impongono la loro volontà.
 
Affluenza massiccia, dunque, ma con una sfumatura di dimensioni, rispetto agli anni precedenti: la mancanza della componente drusa, dopo la decisione di riposizionamento di Walid Joumblat che, giocando sul piano interno la carta delle neutralità, punta a livello regionale sulla Siria con la quale cerca in ogni modo di riallacciare per ragioni, dice, che “sono proprie della sua comunità”.
 
Questo riposizionamento non impedisce a Joumblat, che prepara suo figlio Taymour a succedergli, di restare fedele al legame di amicizia che aveva con Rafic Hariri e che ha portato al figlio Saad. Questo legame gli impedisce di rompere definitivamente con la coalizione della quale è uno dei pilasti, l’ha manifestato ieri, recandosi sulla tomba dell’ex premier, senza assistere alla grande festa politica successiva.
 
La manifestazione è stata segnata da quattro interventi: quello di Amin Gemayel, ex presidente della Repubblica, di Fouad Siniora, ex premier e capo del gruppo parlamentare del Partito del futuro, di Samir Geagea, presidente del partito delle Forze libanesi e, infine, di Saad Hariri.
 
Quest’anno i discorsi sono stati segnati dalla volontà di conciliare realismo e costanti nazionali. Il realismo si imponeva nella misura in cui, avendo accettato di formare un governo di accordo nazionale, Saad Hariri e i suoi alleati, non potevano, in pratica, che restare fedeli a tale orientamento.
 
I discorsi hanno dunque riflettuto le grandi opzioni del 14 Marzo, ma con misura. “Il Libano prima di tutto”, ha ripetuto Saad Hariri, pur affermando di voler restare fedele al nuovo equilibrio regionale, segnato da un riavvicinamento siro-saudita, che si pone nella strategia - pericolosa – di allontanamento della Siria dall’Iran e della quale il governo di unità nazionale è uno dei riflessi più evidenti.
 
Le “costanti” della coalizione del 14 Marzo si sono dunque espresse altrimenti, e in primo luogo a riguardo delle armi di Hezbollah, delle quali non chiede l’eliminazione, ma che siano messe sotto comando libanese, e non esclusivamente islamico, tanto più che questo comando è organicamente legato all’attuale regime iraniano, come mostrano le dichiarazioni rivolte contro Israele: in caso di conflitto, si incendierà tutto il fronte libano-siro-iraniano.
 
L’altra “costante libanese” difesa ieri riguarda i rapporti con la Siria. Il regime siriano prosegue, in effetti, nelle sue intromissioni e ingerenze in Libano, grazie ai suoi alleati locali e lascia vedere che non ha rinunciato a voler mettere bocca nel corso della vita politica libanese.
 
Ma la gente del 14 Marzo continua a seguirli? Questa gente che, all’indomani dell’assassinio di Rafic Hariri è spontaneamente scesa in piazza per una manifestazione immensa; questa gente che ritiene di essere lei l’autrice del 14 Marzo, li segue? Non è sicuro. Nella folla, ieri, sono apparsi degli striscioni sui quali era scritto: Che avete fatto del mio voto? Era un messaggio rivolto non all’opposizione, ma ad uso interno. In effetti era un modo di chiedere il conto ai leader del 14 Marzo. Che avete fatto della rivoluzione dei cedri? L’esercito siriano ha lasciato il Libano, sono stati instaurati i rapporti diplomatici con la Siria, un nuovo parlamento è stato eletto, ma si aspetta ancora che le strutture funzionali non siano solo una finzione, mentre il potere è esercitato da realtà esterne alle istituzioni.
 
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