13/03/2026, 08.27
TAGIKISTAN
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La paladine della libertà in Tagikistan

di Vladimir Rozanskij

In un Paese dove la condizione della donna fa i conti con tradizioni patriarcali ancora molto radicate le storie di una cantante che mescola le lingue per un messaggio di pace e libertà, un'avvocata in prima fila nella difesa dei diritti umani e una poetessa che denuncia il "vuoto spirituale" di una società che esalta pubblicamente gli uomini di potere. 

Dushanbe (AsiaNews) - Il Tagikistan è forse il più conservatore dei Paesi dell’Asia centrale, con tradizioni patriarcali molto radicate nella società di origini persiane, di religione islamica e di eredità sovietica, eppure proprio in questo Paese si distinguono vari esempi di donne che non accettano di sottomettersi alle regole restrittive, anche a costo di subire onte e dileggi, e tentativi di “rimetterle al loro posto”. Perfino la festa dell’8 marzo qui si distingue come “Festa della Madre” più che della donna, eppure per l’occasione Azattlyk Asia ha messo in evidenza alcune storie femminili molto significative.

Una delle più eclatanti è certamente quella della cantante russa Maniža Sangin, nota semplicemente come Manizha, nata a Dušanbe e trasferitasi a Mosca con la famiglia in seguito alla guerra civile nei primi anni dopo la fine dell’Urss, e diventata poi un “personaggio scomodo” sia per il suo Paese d’origine, sia per quello di accoglienza. Lei stessa dice di essere “composta da tre lingue”, il tagico, il russo e l’inglese, e non solo dal punto di vista biografico e linguistico, ma come “destino di incrocio delle culture” in cui ritrovare sé stessa. Ai concerti canta in tutte e tre le lingue, ciò che le assegna uno stile unico a livello internazionale.

All’inizio della carriera, Manizha si esibiva nel pop-progetto Ru.Kola, dove cantava melodie molto orecchiabili e superficiali, finché a un certo punto ha cominciato a comporre lei stessa le sue canzoni, diventando un fenomeno molto particolare, cantando all’Eurovision-2021 per la Russia il pezzo Russian Woman con contenuti inneggianti alla forza femminile e alla libertà di scelta, suscitando valanghe di critiche non solo per l’orientamento femminista, ma anche perché secondo i russi “una tagica non può rappresentare la Russia”.

Quando la sua immagine è apparsa sui cartelloni pubblicitari di Times Square a New York, la discussione si è riaccesa sulle reti social dei tagichi, tra l’orgoglio di una parte e il disprezzo di chi l’accusava di mostrare parti vergognose del suo corpo tra le pieghe del vestito nazionale, infangando le sacre tradizioni. In seguito Manizha è diventata anche un personaggio politico di grande influenza, condannando con la canzone Soldat la guerra russa in Ucraina, fino a essere messa sotto inchiesta a Mosca per “giustificazione del terrorismo” dopo l’attentato al Krokus City Hall, attribuito ai tagichi.

Molto attiva in Tagikistan è Ojnikhol Bobonazarova, avvocato, attivista per i diritti umani e pubblicista, in una società dove si preferisce parlare con molta cautela o stare completamente zitti. Bobonazarova dirige l’associazione Perspektiva+ che aiuta le persone in difficoltà, dai migranti lavorativi alle donne che non ricevono gli alimenti dagli ex-mariti, e si è presentata perfino alle elezioni presidenziali dopo molte persecuzioni, compreso un lungo periodo di detenzione. Nel 2014 ottenne il premio dell’International Women of Courage, consegnatole direttamente dalla first lady americana Michelle Obama.

Tra le tante storie raccolte, vale la pena di ricordare anche quella di Gulrukhsor Safieva (nella foto), poetessa popolare del Tagikistan, che ha pubblicato decine di raccolte, di pièce e romanzi a cominciare dai tempi sovietici. Il suo nome si associa anche a numerosi interventi su questioni sociali, criticando spesso l’eccessiva esaltazione pubblica degli uomini di potere, che a suo parere rappresenta “la peggiore espressione del carattere degli esseri umani”. Secondo le sue parole, “in quelle società dove si sentono soltanto lodi e peana, in realtà domina la povertà e la disperazione, perché il successo è il fine soltanto delle persone avide ed egoiste”.

Safieva parla apertamente delle condizioni di miseria e di vuoto spirituale della gran parte della popolazione tagica, criticando anche l’atteggiamento passivo di coloro che si limitano a “mettersi in fila per ottenere qualche sussidio”, quando servono riforme radicali per ridare a tutti i cittadini la propria dignità, per “camminare con le proprie gambe”.

Queste e altre donne tagiche insistono per ritrovare la “libertà interiore” anche nelle società più chiuse e oppressive, basandosi non soltanto sull’aiuto degli altri, ma sui propri valori, sperimentandoli nelle condizioni della società reale anche in tempi drammatici come quelli che trascorrono in questi anni, senza attendere un futuro ideale.

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