La vita difficile dei veterani russi di guerra
Secondo una stima diffusa a dicembre e subito fatta sparire sarebbero 250mila le persone tornate dal fronte di guerra in Ucraina ora in cerca di un lavoro. Per loro sul canale tv Rossija-1 va in onda il programma Budem Žit, “Vivremo ancora”. Il rischio di una replica della situazione degli anni Ottanta quando gli “afghani” costituirono a lungo un problema irrisolto a Mosca.
Mosca (AsiaNews) - La vita dopo la Svo, l’operazione militare speciale in Ucraina, è un problema non facile da risolvere per le autorità russe, che oltre alle medaglie e ai titoli di “eroi nazionali” devono anche trovare risposte all’invalidità in conseguenza delle ferite di guerra, allo stress postraumatico, alla disoccupazione e a tante altre forme di disagio. Oltre alla propaganda, molti programmi televisivi russi lanciano appelli per trovare delle risposte.
Sul canale principale Rossija-1 va in onda il programma Budem Žit, “Vivremo ancora”, che cerca di rendere efficace lo slogan Svoikh nie brosaem, “I nostri non li abbandoniamo”. In esso interviene l’ex-paracadutista Aleksandr Simonenko, veterano sia della guerra in Ucraina, sia della guerra civile in Cecenia di inizio secolo, che spiega come gli sia impossibile trovare lavoro a causa dei traumi ricevuti, che lo rendono inadatto a qualunque assunzione. I medici non gli firmano il documento d’invalidità, nonostante il suo braccio sinistro non funzioni più, e il suo status civile rimanga in sospeso, ma neanche la presenza sullo schermo riesce a convincere la commissione a rilasciargli il certificato.
L’ex-soldato di marina Anton Filimonov affianca in queste trasmissioni la conduttrice Natalia Popova, moglie del “grande mediatore” delle trattative putiniane, Kirill Dmitriev, e grande amica di Katerina Tikhonova, figlia di Vladimir Putin. Facendo appello a questi legami altolocati, il problema di Simonenko viene risolto saltando la resistenza della commissione e assegnandogli il ruolo di custode del palazzo del ghiaccio di Mosca, 20 mila rubli al mese (200 euro), il tipico “lavoro sovietico” per evitare formalmente lo stato di disoccupazione.
La giornalista economica di Most Tatiana Rybakova, che segue le evoluzioni del mercato del lavoro in Russia, osserva che trovare una qualsiasi forma di occupazione a questa categoria di persone può essere soltanto un’iniziativa statale, con progetti speciali in grandi cantieri edili o agglomerati industriali, ricordando che “già dallo scorso anno è in corso la riduzione dei posti e dei tempi di lavoro per risparmiare sulle spese”. Le fabbriche stanno passando alla settimana lavorativa di 4 giorni, gli imprenditori non riescono ad affrontare la crisi “stagnante” dell’economia con enormi pressioni fiscali, e gli stessi consumatori diminuiscono sempre più i volumi della richiesta, per cercare di tirare a campare.
Per aiutare i veterani, lo Stato russo ha imposto per legge di riservare dei posti di lavoro a grandi corporazioni come Rostekh e Rosatom, e se una qualunque azienda assume un partecipante alla Svo riceve un sussidio statale di almeno tre stipendi minimi per compensare le spese. Anche la questione abitativa viene risolta con la concessione gratuita di terreni, o la possibilità di avere la compensazione fino a un milione di rubli (10 mila euro), come avviene normalmente in Crimea e nella provincia di Mosca.
A fine dicembre 2025 il direttore dell’amministrazione presidenziale per le questioni sociali Sergej Novikov aveva dichiarato che erano 250mila le persone tornate dal fronte di guerra che avevano bisogno di trovare un lavoro, ma questa notizia è stata poi cancellata da tutti gli organi d’informazione. Secondo le norme russe il soldato che conclude la sua missione non può rimanere senza sistemazione, e oggi sembra riprodursi la situazione degli anni ’80 alla fine dell’epoca sovietica, quando i reduci dalla guerra in Afghanistan rimanevano in sospeso e si cercava di mascherare la crisi, affermando che si trattava di “un gruppo ristretto” che rimaneva ai margini della società, considerando anche che non si considerava una “guerra ufficiale”. Gli “afghani” costituirono a lungo un problema irrisolto, persone con gravi traumi fisici e psicologici, e oggi la società russa si ritrova di nuovo gli sbandati “ucraini”, una ritorsione indiretta di una guerra ingiusta non solo nei confronti del popolo aggredito, ma anche dei propri stessi combattenti e cittadini.
21/06/2022 08:52
14/07/2020 12:45





