25/06/2026, 12.28
PAKISTAN
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Lahore: cristiano ipovedente assolto da accusa blasfemia a Lahore

di Shafique Khokhar

Nadeem Masih, 51 anni, era stato condotto dalla polizia il 21 agosto scorso, dopo ripetute vessazioni. Preso di mira nel Model Town Park durante la sua attività retributiva di pesatura. Posto in stato di arresto, è ora libero. La madre: "Esaudite le mie preghiere". I difensori: "Casi delicati che segnano la vita". 

Lahore (AsiaNews) - Questa settimana, il tribunale di Lahore ha assolto Nadeem Masih, un cristiano cattolico non vedente di 51 anni, dalle accuse di blasfemia. Ordinando anche l’immediato rilascio, portando sollievo alla sua famiglia dopo mesi di procedimenti giudiziari ai sensi delle controverse leggi pakistane sulla blasfemia.

Il tribunale della Corte d’Appello di Lahore ha stabilito che le accuse contro Masih non erano state provate e ha ordinato alle autorità di rilasciarlo dalla custodia cautelare. Masih era stato incriminato ai sensi della Sezione 295-C del Codice Penale pakistano, una delle disposizioni giuridiche più delicate e controverse del Paese, che riguarda le accuse di oltraggio al profeta Maometto e prevede pene severe, compresa la possibilità della condanna a morte.

Per Masih e la sua famiglia, il verdetto ha segnato la fine di un capitolo doloroso iniziato con il suo arresto nell’agosto del 2025. Non vedente dalla nascita, Masih ha trascorso la sua vita superando sfide significative. Originario del distretto di Okara, si era trasferito a Lahore in cerca di lavoro e di un tenore di vita migliore per la madre vedova e la sua famiglia. Nonostante la disabilità, guadagnava un modesto reddito gestendo una bilancia nel Model Town Park di Lahore, dove i clienti pagavano una piccola somma per controllare il proprio peso. 

Secondo la madre, Martha Yousaf, 80 anni, suo figlio è diventato bersaglio di ripetute vessazioni da parte di persone che lavoravano nel parco. La donna ha affermato che Waqas Mazhar, appaltatore del parcheggio, e diversi suoi collaboratori, maltrattavano sistematicamente suo figlio, a volte estorcendogli denaro, gettandogli addosso dell’acqua e insultandolo verbalmente. Ha spiegato che le vessazioni derivavano dal risentimento per la solidarietà e l’aiuto economico che Masih riceveva occasionalmente dai visitatori a causa della sua disabilità.

“A volte le persone aiutavano mio figlio perché era cieco e faceva fatica a guadagnarsi da vivere onestamente”, ha detto. “Alcuni lavoratori del parco erano gelosi e gli prendevano i soldi o si rifiutavano di trattarlo in modo equo”. Ha inoltre affermato che diverse persone avevano preso in prestito denaro da Masih, ma si rifiutavano di restituirglielo nonostante le ripetute richieste.

Le tensioni sono degenerate il 21 agosto 2025. Martha Yousaf ha affermato che Mazhar e altri hanno impedito a suo figlio di avviare la sua attività di pesatura nel parco. Quando Masih ha protestato contro le vessazioni, gli uomini lo avrebbero costretto a salire su una motocicletta e lo avrebbero portato alla stazione di polizia di Model Town, dove lo hanno accusato di aver commesso blasfemia.

La polizia ha successivamente aperto un procedimento a suo carico ai sensi della Sezione 295-C e lo ha posto in stato di arresto. L’accusa ha sconvolto la famiglia e i cari di Masih, che hanno sostenuto la sua innocenza sin dall’inizio.  

“Quando ho incontrato mio figlio in carcere per la prima volta, ha pianto amaramente”, ha ricordato la madre. “Mi ha detto che era stato picchiato e costretto a confessare qualcosa che non aveva mai fatto. Come madre, è stato straziante vederlo soffrire in quel modo”. Ha descritto la decisione del tribunale come una risposta alle sue preghiere. “Per mesi ho pregato affinché fosse fatta giustizia. Dio ha esaudito quelle preghiere. Mio figlio è innocente e finalmente tornerà a casa”.

L’avvocato difensore Lazar Allah Rakha ha sostenuto per tutto il processo che il caso fosse stato montato ad arte e motivato da controversie personali piuttosto che da autentiche preoccupazioni religiose. Secondo Rakha, i querelanti avevano cercato di privare Masih dei suoi mezzi di sussistenza e, quando i loro tentativi fallirono, avevano finito per ricorrere a false accuse.

Rakha ha accolto con favore il verdetto del tribunale e ha sottolineato la necessità di indagini approfondite nei casi relativi alla blasfemia. “Questi casi sono estremamente delicati e hanno conseguenze che cambiano la vita”, ha affermato. “È essenziale che le indagini siano condotte con attenzione da funzionari esperti e che tutte le prove disponibili siano esaminate prima che venga formulata l’accusa”. Ha inoltre osservato che i tribunali di grado superiore in Pakistan hanno già sottolineato in precedenza l’importanza di procedure investigative adeguate nei casi di blasfemia, al fine di prevenire l’uso improprio della legge e proteggere le persone innocenti da false accuse. 

Il caso ha ricevuto il sostegno di avvocati, difensori dei diritti umani e leader delle comunità cristiane che hanno seguito da vicino il procedimento. P. Shahzad Arshad, direttore della Commissione cattolica per la giustizia e la pace dell’arcidiocesi di Karachi, ha accolto con favore l’assoluzione e ha elogiato il team legale per il suo impegno. “Questa decisione ha portato sollievo a una famiglia che ha sopportato sofferenze tremende”, ha affermato. “Apprezziamo l’impegno dimostrato da coloro che hanno lavorato con diligenza per difendere un uomo innocente e far valere la giustizia”.

Per Nadeem Masih e la sua famiglia, la sentenza del tribunale rappresenta più di una vittoria legale. Dopo mesi di incertezza e paura, offre la prospettiva di tornare a una vita normale e di ricostruire ciò che è andato perduto durante la sua detenzione.  Mentre si prepara a ricongiungersi con la sua famiglia, i suoi sostenitori sperano che il caso possa favorire l’adozione di maggiori garanzie contro le false accuse e rafforzare il principio secondo cui la giustizia deve essere guidata dalle prove, dall’equità e dal rispetto della dignità umana.

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