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Lampedusa, l'Europa, l'America e i migranti: 'Il disinteresse uccide'

Il monito di Leone XIV sull'isola nel cuore del Mediterraneo a tredici anni dalla storica visita di papa Francesco. "I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate". All'Europa: "Senza paure affronti questa sfida in modo organico". E agli Stati Uniti nel giorno dei 250 anni: "Non dimenticare le speranze, i sacrifici e il contributo dei migranti”.

Lampedusa (AsiaNews) - La via da Gerusalemme a Gerico - quella dove nella parabola del Buon samaritano raccontata nel Vangelo di Luca un uomo viene lasciato in fin di vita dall’assalto dei briganti – oggi passa da Lampedusa e da tutti crocevia del mondo attraversati dalle rotte dei migranti. E sta a noi se scegliere di “non decidere”, lasciando questa umanità abbandonata a sé stessa, o farci prossimo di questi fratelli. È il messaggio che papa Francesco ha lanciato oggi all’Europa da Lampedusa, sulle orme del primo viaggio compiuto da papa Francesco nel 2013. Ma è anche quanto ha scritto agli Stati Uniti d’America, la sua terra natale, in un messaggio inviato in questo 4 luglio in cui ricorrono i 250 anni dalla Dichiarazione d’indipendenza.

Leone XIV è arrivato di buon mattino a Lampedusa, l’isola più a sud della Sicilia diventato il simbolo dei viaggi dei migranti nel Mediterraneo verso l’Europa, segnati anche da migliaia di morti in mare. Il papa si è subito recato al cimitero per un omaggio floreale sulle tombe di alcuni di loro. Ha a poi raggiunto la “Porta d’Europa”, l’installazione artistica affacciata sul mare che ricorda questo volto di Lampedusa, e ha sostato in preghiera da solo sul Molo Favaloro, il punto di approdo che da oggi sarà intitolato a papa Francesco che tanto ha fatto durante il suo pontificato per dare voce ai migranti. Ha incontrato un gruppo di loro, accompagnato dalla Croce Rossa. “Non sono venuto per fare discorsi - ha detto rispondendo all’indirizzo di saluto del sindaco dell’isola, Filippo Mannino - ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione”.

Nell’omelia della celebrazione, tenuta presso l’arena della località Salina, ha ricordato come gli stessi apostoli di Gesù hanno “navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste”. “Il Vangelo – ha commentato - risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”.

Se 13 anni fa in questa stessa Lampedusa papa Francesco aveva fatto risuonare la domanda di Dio a Caino “Dov’è tuo fratello?” (Gn 4,9), papa Leone invita a fare un passo in più: rilegge dentro questo contesto la parola del Buon samaritano (Lc 10,25-37). “Qui - spiega - avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso. Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, infatti, l’impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità”.

Leone XIV racconta di essere venuto per ringraziare la comunità di Lampedusa per l’opera di assistenza da tanti anni offerta ai migranti. “Tra voi - dice - è l’amore a essersi organizzato, quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato”. Saluta anche le persone migranti presenti “che non hanno solo ricevuto – ricorda - ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri”.

Ma l’amore è sempre una scelta libera, non scontata. E a Lampedusa non si può ignorare che c’è anche chi sceglie di non farsi prossimo, "passando oltre" come nella parabola evangelica. “I morti in questo mare - ammonisce il papa - sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise”.

Non ignora, papa Leone, la provocazione della parabola che cita anche uomini religiosi tra quanti passano oltre. “In ogni tempo - commenta - non manca chi ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri, negando così – persino davanti alla sofferenza e alla morte – la comune origine in Dio, l’infinita dignità di ogni essere umano e la chiamata all’amore senza limiti. È tempo di riconoscere e affermare che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza. Non c’è amore di Dio senza amore del prossimo, e non c’è prossimo se io non mi avvicino”.

Ed è allora da Lampedusa che il pontefice rilancia la sfida di dare vita a quella “civiltà dell’amore”, tanto invocata da Paolo VI e che Leone stesso ha messo al centro della sua enciclica Magnifica Humanitas. “Siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore - spiega -. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata”.

“Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”, osserva. Chiama l’Europa a non sprecare il “potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura”. Essa infatti “per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.

Come pochi giorni fa a Tenerife, ricorda che pure Lampedusa ha un’importante vocazione turistica, che molti temono possa essere minacciata dall’accoglienza ai migranti. Ma Leone ribalta la prospettiva: dice che vacanza non è solo distrazione, leggerezza, spensieratezza. Che non è inevitabile innalzare “un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri”. “Abbiate l’audacia di pensare diversamente - esorta il papa -. Poco a poco, con creatività, riuscirete a far sì che chiunque trascorre un periodo, anche di riposo, su quest’isola, possa diventare più umano misurandosi con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato. C’è autentico riposo, infatti, dove il senso della vita è ritrovato; e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna. In questa economia la cura per il creato e l’amicizia sociale si saldano in una sintesi di cui l’umanità è oggi alla ricerca”.

Conclude citando l’immagine della Madonna di Porto Salvo, patrona di Lampedusa. “Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza - dice agli isolani additando quel modello -. Torni questa venerata Immagine a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione si affidava all’intercessione della Vergine con radicale sincerità. Abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra”.

Proprio nel giorno della visita a Lampedusa, però, all’accoglienza dei migranti papa Leone XIV ha dedicato un passaggio importante anche nel suo messaggio per i 250 anni dalla fondazione degli Stati Uniti d’America, che ricorrono oggi. Richiamando la dignità di ogni essere umano come uno dei principi fondamentali che hanno ispirato la nascita della nazione, il pontefice cita la necessità di difendere la vita umana "dal suo inizio nel concepimento fino alla morte naturale" e di edificare una società in cui “i vulnerabili, i sofferenti e i dimenticati” siano sempre accolti con "compassione, solidarietà e amore". Sottolinea che la tutela della dignità umana comprende l'accoglienza degli immigrati, le cui “speranze, sacrifici e contributi” hanno accompagnato la storia degli Stati Uniti fin dalle origini. Quanti hanno cercato “libertà, opportunità e un luogo a cui appartenere” - ricorda il primo papa nato negli Stati Uniti - hanno contribuito a plasmare l'identità del Paese; per questo, accoglierli “con compassione e generosità” significa riconoscere la dignità propria di ogni persona. “Costruire un mondo in cui tutti possano prosperare richiede responsabilità condivisa e coraggio”, conclude, ammonendo che di fronte alle sfide del presente “abbiamo bisogno gli uni degli altri” e siamo chiamati a operare “insieme, nell'unità”.

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