L'arcivescovo di Merauke contro il film 'Pesta Babi': solo propaganda politica
Mons. Petrus Canisius Mandagi interviene sulle critiche alla Chiesa cattolica contenute nel documentario che denuncia i progetti strategici nazionali avviati dal governo indonesiano nella regione della Papua meridionale: "Completamente false le accuse contro di me e la diocesi. Da anni lottiamo per difendere la dignità dei papuani con scuole, programmi agricoli, coperative di credito nelle aree più remote”.
Jakarta (AsiaNews) - L’arcivescovo di Merauke, nella Papua meridionale indonesiana, Petrus Canisius Mandagi, ha respinto con forza le accuse rivolte alla Chiesa cattolica locale dopo la diffusione del controverso docufilm Pesta Babi (“Festa del maiale”), che denuncia gli effetti sociali ed ecologici dei grandi progetti strategici nazionali avviati dal governo indonesiano nella regione della Papua meridionale.
Il documentario, diretto dai filmmaker indonesiani Dandhy Dwi Laksono e Cypri Paju Dale, si concentra soprattutto sui progetti agricoli e industriali legati alle piantagioni alimentari e alla produzione di bioetanolo, accusati di provocare deforestazione, perdita di terre ancestrali e profonde trasformazioni sociali per le popolazioni indigene papuane. Il titolo richiama una tradizione culturale del popolo Muyu, simbolo di armonia tra comunità e natura oggi minacciata dalla distruzione ambientale.
Il film ha suscitato un enorme dibattito in Indonesia e all’estero, generando forti critiche verso il governo e anche verso l’arcidiocesi di Merauke, accusata da alcuni attivisti di sostenere tacitamente i cosiddetti PSN, i “Progetti Strategici Nazionali”.
In un’intervista ad AsiaNews, l’arcivescovo Mandagi ha definito tali accuse “completamente false” e ha denunciato quella che considera una narrazione distorta. “Le accuse contro di me e contro l’arcidiocesi sono prive di fondamento. Sembra quasi che qualcuno voglia intrappolarmi nell’idea che io tragga vantaggio dai progetti governativi”, ha dichiarato.
Il presule ha spiegato di aver scelto per lungo tempo il silenzio non perché favorevole ai progetti contestati, ma per evitare ulteriori divisioni tra i fedeli. “Se continuo a rispondere a ogni falsa accusa, le mie parole verranno manipolate ancora di più. Non voglio che i cattolici di Merauke si dividano a causa della questione dei PSN”, ha affermato, richiamando l’esempio evangelico di Gesù davanti ai suoi accusatori.
Mandagi ha ribadito che la missione della Chiesa nella Papua meridionale non ruota attorno ai progetti economici del governo, bensì alla difesa della dignità umana e della fraternità. “Noi crediamo che l’umanità non venga salvata dai PSN, ma dall’amore e dalla fratellanza. Amor vincit omnia: l’amore vince tutto”, ha detto.
L’arcivescovo ha inoltre criticato il documentario per quella che ritiene una rappresentazione unilaterale della situazione papuana. Secondo lui, gli autori non hanno cercato il punto di vista della Chiesa locale, presente sul territorio da decenni accanto alle popolazioni indigene. “Non sono mai venuti a parlare con il vescovo o con i sacerdoti che lavorano sul campo. Hanno ascoltato soltanto persone che condividevano i loro stessi obiettivi”, ha accusato.
Mandagi ha negato con decisione che la Chiesa abbia venduto terre o ricevuto denaro da compagnie accusate di distruggere le foreste della Papua. “L’accusa secondo cui la Chiesa sarebbe stata corrotta è profondamente dolorosa. Viviamo qui da anni, lottando per difendere la dignità dei papuani”, ha dichiarato.
Il presule ha ricordato il lavoro svolto dalla Chiesa nelle aree più remote della regione: scuole, assistenza sanitaria, programmi agricoli, allevamenti, cooperative di credito e sostegno economico alle comunità indigene. Ha sottolineato che molti sacerdoti vivono in villaggi isolati lungo i fiumi, condividendo le difficoltà quotidiane della popolazione.
Secondo Mandagi, sia la controversia sui PSN sia il film Pesta Babi rischiano ormai di trasformarsi in strumenti di propaganda politica. “Scelgo il silenzio perché non voglio essere trascinato nelle correnti politiche. La Chiesa combatte solo per l’umanità”, ha spiegato.
Pur criticando il documentario, l’arcivescovo non ne ha chiesto la censura. Al contrario, ha invitato le persone a guardarlo con spirito critico. “Guardate il film, ma non perdete il vostro senso critico”, ha affermato.
Anche il sacerdote Patris Allegro, intervenuto nel dibattito, ha difeso la posizione dell’arcivescovo, sostenendo che il confronto pubblico sulla Papua non può essere ridotto a slogan ideologici o divisioni tra “pro-governo” e “anti-governo”. Secondo Allegro, il rischio è quello di trasformare ogni discussione in una guerra di propaganda, dimenticando la complessità della realtà vissuta dalle popolazioni locali.
Per Mandagi, infatti, non tutto il silenzio equivale a complicità e non tutte le grida rappresentano coraggio. “La Chiesa non è presente solo attraverso dichiarazioni politiche virali. È presente attraverso scuole, cliniche, preghiera, assistenza alle famiglie e anni di servizio silenzioso”, ha concluso.
08/08/2022 12:34




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