L'ascesa di Seoul nel mercato delle armi con la guerra in Iran
I costi ridotti e l'efficienza mostrata dal sistema antimissile Cheongung-II negli Emirati Arabi stanno rilanciando le ambizioni della Corea del Sud che ha più che raddoppiato il volume di esportazione di materiale bellico negli ultimi 15 anni. Ma il conflitto sta facendo emergere anche l'opacità degli accordi politici firmati nel 2009 con Abu Dhabi dall'allora presidente Lee Myung-bak.
Milano (AsiaNews) - Nell'arco di pochi anni la Corea del Sud è diventata uno dei principali esportatori di armi al mondo, con una crescita che ha pochi precedenti nel settore. La guerra in Iran ha impresso a questa ascesa un'ulteriore accelerazione, offrendo all'industria militare sudcoreana qualcosa che nessuna fiera della difesa e nessuna simulazione poteva darle, ovvero la prova sul campo in un contesto di conflitto reale.
Il sistema antimissile Cheongung-II, schierato negli Emirati Arabi Uniti contro le ondate di missili balistici e droni iraniani, ha registrato un tasso di intercettazione superiore al 96%, secondo i dati forniti dalla commissione difesa del parlamento sudcoreano. Il dato è paragonabile a quello dei sistemi Patriot e THAAD statunitensi impiegati nella stessa area, ma con una differenza sostanziale nel prezzo: ogni intercettore Cheongung-II costa circa un milione di dollari, a fronte dei quasi quattro milioni del Patriot PAC-3 prodotto da Lockheed Martin. Per i Paesi del Golfo che stanno consumando rapidamente le proprie scorte antimissile, la combinazione di prestazioni elevate e costi contenuti ha trasformato il sistema coreano da alternativa interessante a opzione urgente.
La risposta della Corea del Sud alle richieste di fornitura urgente da parte degli Emirati nel momento in cui si sono trovati in difficoltà è stata rapida e politicamente significativa. Seoul ha consegnato ad Abu Dhabi una trentina di intercettori in anticipo rispetto al calendario contrattuale, attingendo direttamente alle proprie riserve operative e utilizzando aerei da trasporto militare C-17 dell'aviazione sudcoreana. Si tratta di un gesto che va oltre la transazione commerciale, dal momento che la Corea del Sud ha scelto così di ridurre temporaneamente il proprio arsenale difensivo in un momento in cui gli stessi Stati Uniti, anch’essi in difficoltà, stavano spostando batterie Patriot e componenti THAAD dalla penisola coreana al Medio Oriente, lasciando il Paese più esposto alle minacce nordcoreane.
Un ecosistema industriale costruito in trent'anni
L'ascesa dell'industria della difesa sudcoreana non si spiega con il solo successo del Cheongung-II. Il conflitto iraniano ha reso visibile un ecosistema industriale integrato e messo a punto nel corso di lunghi anni, in cui ciascun prodotto finale nasce dal lavoro coordinato di più aziende, ognuna responsabile di un componente specifico. Nel caso del Cheongung-II, l’azienda LIG Nex1 è responsabile dell'architettura complessiva e degli intercettori, Hanwha Systems fornisce il radar e Hanwha Aerospace, il maggiore gruppo della difesa coreano, produce i lanciatori. Questa struttura a filiera consente tempi di produzione più rapidi rispetto ai concorrenti occidentali, con la possibilità di aumentare la capacità produttiva nel giro di un anno, o anche meno, applicando doppi turni di lavoro. Per un raffronto, i tempi di consegna del Patriot PAC-3 prodotto dagli Stati Uniti si aggirano sui 4-6 anni.
La crescita dell’industria militare sudcoreana non riguarda solo la sua capacità produttiva, ma anche l'export, che è in costante accelerazione. Le esportazioni di armi sudcoreane hanno raggiunto il record di 15,4 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 60% rispetto all'anno precedente. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la Corea del Sud è diventata il nono esportatore mondiale di armamenti, con un volume più che raddoppiato nell'arco degli ultimi quindici anni. Il governo di Seoul ha stabilito come proprio obiettivo quello di raggiungere il quarto posto entro la fine del decennio. Quasi il 60% delle esportazioni di armi coreane tra il 2021 e il 2025 è andato alla Polonia, che dal 2022, anno di inizio della guerra della Russia contro l’Ucraina, ha acquistato carri armati Hyundai Rotem, obici semoventi K9 e lanciarazzi Chunmoo da Hanwha Aerospace, oltre a jet da addestramento da Korea Aerospace Industries, per un valore complessivo che ha superato i 28 miliardi di dollari nel 2025. Le commesse polacche hanno funzionato da testa di ponte verso un'Europa in fase di riarmo e la Norvegia ha firmato quest'anno un contratto da due miliardi di dollari per il sistema missilistico Chunmoo, preferendolo all'americano Himars, mentre l'Estonia ha ordinato lanciarazzi Chunmoo per 290 milioni di euro. Anche i mercati finanziari riflettono questa trasformazione. Le azioni di Hanwha Aerospace sono cresciute di quasi dieci volte nell'arco di un solo anno e quelle di Korea Aerospace Industries hanno triplicato il proprio valore.
Il prezzo politico del successo
La rapidità di questa espansione, tuttavia, sta ponendo a Seoul problemi politici che finora aveva potuto rinviare e le relazioni con gli Emirati Arabi Uniti ne sono l’esempio più concreto. Alla fine di febbraio, due giorni prima dell'inizio dei bombardamenti sull'Iran, i due Paesi hanno firmato un accordo da 65 miliardi di dollari, di cui 35 nel settore della difesa che coprono sistemi antiaerei, aviazione e marina. Ma la cooperazione militare tra i due Paesi è di più lunga data. Dal 2011 la Corea del Sud mantiene negli Emirati l'unità Akh, un contingente di forze speciali schierato nella base di Al-Ain per addestrare le forze emiratine. Si tratta dell'unica unità militare sudcoreana dispiegata all'estero autorizzata a condurre operazioni in autonomia e a partecipare a combattimenti al di fuori delle missioni di pace. Questo legame affonda le radici nell'accordo sul nucleare civile del 2009 e, secondo quanto emerso da un'inchiesta della procura sudcoreana sull'ex presidente Lee Myung-bak, includerebbe un patto di mutua difesa segreto che obbligherebbe Seoul a intervenire militarmente in caso di crisi. L'intesa sarebbe stata conclusa senza l'approvazione del parlamento, e nessun testo ufficiale è mai stato reso pubblico.
La consegna di intercettori dalle proprie riserve operative a un Paese in guerra ha riportato in superficie gli interrogativi sulla reale portata di tali accordi, in un momento in cui la rete degli impegni militari di Seoul continua ad allargarsi. Il caccia KF-21 Boramae, il cui primo esemplare di serie è stato presentato a fine marzo con la previsione di produrne 40 unità entro il 2028, è stato sviluppato insieme all'Indonesia e attira l'interesse di Arabia Saudita, Emirati e diversi Paesi del Sudest asiatico. Si tratta di un programma che implica una cooperazione industriale a lungo termine per lo sviluppo, l’assemblaggio in loco e la coesportazione di versioni future.
Come ha osservato il sito The Diplomat in una sua analisi, la Corea del Sud ha costruito la propria strategia di esportazione sulla premessa implicita che vendere armamenti sofisticati e gestire le conseguenze politiche del loro utilizzo fossero due questioni separabili. In sole poche settimane la guerra iraniana ha dissolto questa illusione. Un Paese che fornisce i sistemi che difendono le città di un alleato, che mantiene truppe sul suo territorio e che provvede a effettuare rifornimenti d'emergenza in una zona di conflitto attivo non è più un semplice fornitore di armamenti, ma un attore coinvolto direttamente negli equilibri di sicurezza regionali.
I principali esportatori storici di armi, dagli Stati Uniti alla Francia, hanno avuto bisogno di decenni per sviluppare dottrine e architetture istituzionali in grado di gestire la tensione tra relazioni commerciali e coinvolgimento nei conflitti. Seoul, attore relativamente nuovo nel mercato globale degli armamenti, non ha ancora costruito un'infrastruttura equivalente e la velocità della sua ascesa rende questa lacuna ancora più difficile da ignorare. Il conflitto iraniano ha funzionato da vetrina globale per l'industria bellica sudcoreana, ma anche da avvertimento. Ogni contratto firmato, ogni missile consegnato in zona di guerra, avvicina Seoul a un ruolo che finora aveva preferito lasciare ad altri.
24/02/2021 15:19





