24/11/2009, 00.00
CINA
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Latte cinese alla melamina: eseguite due condanne a morte

I due condannati sono stati uccisi questa mattina a Shijiazhuang. I genitori delle vittime protestano contro i veri responsabili dell’avvelenamento, condannati soltanto al carcere. La polizia arresta un gruppo di parenti intenzionati a chiedere giustizia.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo della città settentrionale di Shijiazhuang ha eseguito questa mattina le due condanne a morte emesse lo scorso gennaio contro due persone, accusate della produzione e la distribuzione di latte in polvere contaminato dalla melamina destinato ai neonati. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa governativa Xinhua, che non ha però specificato il luogo dell’esecuzione.

 Nel corso del 2008 almeno sei bambini sono morti e altri 300mila si sono ammalati dopo aver consumato latte in polvere contaminato con la melamina, una sostanza tossica utilizzata per la fabbricazione di resine plastiche, che era stata aggiunta per far sembrare il prodotto più proteico. Lo scandalo era esploso dopo una denuncia della società portoghese che distribuiva in Europa il latte prodotto dalla Sanlu, all’epoca principale società del settore.

 Le condanne eseguite sono quelle di Zhang Yujun - accusato di “aver messo in pericolo la salute pubblica producendo e vendendo 600 tonnellate di latte in polvere contaminato” - e Geng Jinping, accusato di averne venduto 900 tonnellate. In realtà, i due erano soltanto gli ultimi anelli di una catena di produzione e distribuzione molto più ampia: oltre a loro, infatti, nel processo pubblico celebrato subito dopo l’esplosione dello scandalo sono state emesse altre 21 condanne, tutte però a pene detentive.

 Soltanto Zhang e Geng sono stati condannati a morte in gennaio; la sentenza è stata confermata in appello e poi dalla Corte Suprema, che secondo l’ultima revisione del codice penale cinese è l’unica a poter comminare la pena di morte. Con le due esecuzioni, dice un anonimo commentatore alla Xinhua, “il governo intende dimostrare di aver preso sul serio lo scandalo. Lo dimostrano anche le nuove leggi, molto più restrittive, sulla produzione di beni alimentari”.

 Allo stesso tempo, però, Pechino è fermamente intenzionata a non permettere le proteste dei cittadini: ai primi di novembre la polizia ha arrestato un padre che stava organizzando online un gruppo di genitori intenzionati ad ottenere un risarcimento per i danni causati dal latte alla salute dei loro figli. La polizia, inoltre, ha arrestato un gruppo di genitori che protestava per l’ergastolo – considerato una pena troppo lieve – per la responsabile della Sanlu. Questa, secondo i manifestanti, “sapeva tutto da tempo, così come tutti gli altri soci”.

Mesi prima che scoppiasse lo scandalo, la ditta neozelandese Fonterra, partner della Sanlu, aveva avvertito le autorità cinesi sulla tossicità del latte, ma i governi provinciale e nazionale, a causa delle imminenti Olimpiadi, hanno preferito ignorare la denuncia.

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