04/05/2023, 08.47
KAZAKISTAN
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Le preghiere in kazako dell'ortodosso p. Jakov

di Vladimir Rozanskij

Sacerdote del patriarcato del Mosca fortemente critico dell'invasione dell'Ucraina in occasione delle festività pasquali ha diffuso un video con letture e invocazioni in lingua locale: "Da tempo non siamo più una colonia russa, e dobbiamo lottare per il nostro futuro, quello di una nazione multietnica”.

Astana (AsiaNews) - Durante le recenti celebrazioni pasquali, un sacerdote ortodosso kazaco del patriarcato di Mosca, p. Jakov Vorontsov, ha recitato ad Akmola le preghiere in lingua kazaca, suscitando reazioni molto preoccupate sia negli esponenti ecclesiastici, sia in ambienti esterni della società, e anche nel mondo dei musulmani locali. Lo stesso p. Jakov sostiene la necessità di trovare nuove forme di annuncio del Vangelo al popolo kazaco, e per via del sostegno alla guerra in Ucraina ritiene che gli ortodossi locali dovrebbero separarsi dal patriarcato di Mosca.

Il video con le preghiere in lingua locale si è molto diffuso sulle reti social, dove p. Jakov è piuttosto noto per i suoi frequenti post su Facebook di condanna all’invasione russa dell’Ucraina, sostenendo che il Kazakistan stesso dovrebbe uscire da tutte le istituzioni in cui si trova al fianco della Russia, dall’Unione economica eurasiatica alla Csto, l’alleanza militare.

Rispondendo alle domande di Azattyk, il sacerdote ricorda di “essere cresciuto sentendo parlare in kazaco gli altri ragazzi” e di essersi sempre interessato alla musica e alle canzoni in lingua locale: “è una parte organica della mia comprensione del mondo”. Nell’infanzia non si dava molta importanza alla questione linguistica, che oggi sta diventando cruciale. P. Jakov ricorda un amico, il poeta e ballerino Djusibek Nakipov, che a 20 anni gli disse di studiare il kazaco, perché “senza la lingua il Kazakistan non ha futuro”.

Ultimamente egli si è davvero dedicato allo studio del kazaco, soprattutto in reazione agli avvenimenti dell’ultimo anno, quando “si è trattato di decidere da che parte stare, con il Kazakistan indipendente o con il Paese che assale barbaramente i propri vicini”. In Kazakistan sono molte le organizzazioni che cercano di mostrare come senza la Russia non si possa fare niente, e che il Paese centrasiatico è una parte del “mondo russo”, ma “io vedo che oggi a Mosca c’è un regime di cannibali, che vogliono restaurare le tradizioni staliniane, quelle di gente senza Dio”.

Il sacerdote assicura di sentirsi un kazaco come tutti gli altri cittadini, a prescindere dalla nazionalità russa scritta sul passaporto: “da tempo non siamo più una colonia russa, e dobbiamo lottare per il nostro futuro, quello di una nazione multietnica”. Dopo aver tentato di imparare autonomamente la lingua, guardando cinema e tv e leggendo libri, padre Jakov ha cominciato a prendere lezioni private, adattandosi al modello linguistico completamente diverso dal russo, che “sottintende un’altra visione del mondo”.

Il linguista kazaco Kanat Tasibekov sostiene che per imparare a parlare in kazaco “bisogna prima cominciare a pensare in kazaco”, una lingua turanica molto diversa anche dal turco, figlia della cultura nomade, in cui gli stessi nativi non possiedono la lingua fino in fondo. Quello che conta è “appropriarsi dei nessi originari della storia e della cultura”, superando barriere psicologiche, prima ancora che filologiche.

P. Vorontsov ha fatto amicizia con un pastore battista americano, in servizio ad Almaty nella chiesa Akikat, “La Verità”, che non conosce il russo, ma parla abbastanza il kazaco, e con lui è iniziato un dialogo ecumenico e personale molto sui generis. La comunicazione è risultata più facile che con i connazionali che parlano sia kazaco che russo, ed è lì che ha capito meglio il senso della “barriera psicologica”. Dopo di che anche l’ortodosso ha cominciato a leggere e commentare il Vangelo in kazaco sui social, diventando in breve tempo molto popolare.

In questa nuova esperienza di evangelizzazione, p. Jakov si è poi unito a un altro sacerdote ortodosso, p. Elisej Kukeev, di etnia kazaca originaria, che da tempo si dedica alla traduzione della letteratura religiosa. Alla proclamazione pasquale del vangelo, è tradizione usare diverse lingue, comprese il greco e il latino, e per iniziativa di Vorontsov, in tutte le chiese di Almaty è stato letto anche in kazaco, come annuncio di una nuova stagione della fede e del dialogo tra i popoli, contro tutte le guerre e i conflitti dell’anima.

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