11/05/2023, 12.49
FILIPPINE
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Manila: polizia libera oltre 1.000 'nuovi schiavi' delle truffe online

di Stefano Vecchia

Scoperto un racket sul quale sono in corso indagini: persone provenienti da tutto il sud-est asiatico convinte di recarsi nelle Filippine per un normale lavoro, venivano detenute e impiegate in attività criminali come vendite truccate, chat erotiche, truffe in cripto valute. Una senatrice ha messo in evidenza la presenza di “call centre dell’inganno” nel Paese chiedendo un intervento del governo.

Manila (AsiaNews) – Quella delle truffe online è una piaga che colpisce tutta l’Asia: di recente la polizia filippina ha scoperto e smantellato un racket che coinvolgeva un migliaio di stranieri perlopiù provenienti dal sud-est asiatico ma anche da altri Paesi. Vietnamiti, indonesiani, cinesi, birmani, malaysiani, nepalesi, taiwanesi e thailandesi: convinti di recarsi nelle Filippine per un normale lavoro, sono stati poi di fatto detenuti e impiegati in attività criminali che vanno dalle vendite truccate, alle chat per ricatti di natura sessuale, alle proposte di lucrosi affari in cripto valute.

Secondo le autorità locali sono state salvate 1.090 le persone durante un’azione che ha interessato un complesso residenziale nella città di Mabalacat, nella provincia di Pampanga, a nord della capitale Manila. Alcuni sfruttatori, in maggioranza cittadini cinesi, sono stati arrestati e rinviati a giudizio per tratta di esseri umani.

La polizia ha spiegato che sono in corso indagini sulle possibili ramificazioni e connessioni relative a questo tipo di moderna schiavitù: le vittime, a cui erano stati sottratti i passaporti, erano costrette a lavorare fino a 18 ore al giorno per contattare ignari clienti in Europa, Stati Uniti e Canada. Il loro lavoro consisteva nel proporre lucrosi investimenti in cripto valute o acquisti di case o autovetture a individui che venivano attirati in false relazioni sentimentali online. Ogni mancanza alle regole era punita con pesanti detrazioni dal compenso e addirittura veniva loro imposto di restare all’interno dell’area di lavoro anche dopo la fine dei turni per dormire in apposite camerate.

Ad attivare l’operazione di polizia è stata la denuncia dell’ambasciata indonesiana a Manila che aveva ricevuto richieste di soccorso dai propri cittadini. Tuttavia il problema è noto da tempo e coinvolge un gran numero di organizzazioni che sanno sfruttare le possibilità offerte da Internet e la credulità delle vittime, sia quelle attirate con la promessa di un lavoro ben retribuito, sia quelli che poi diventano i loro clienti.

Da tempo le denunce di organizzazioni per i diritti umani segnalano entità e diffusione della tratta di esseri umani per le truffe online di cui anche la politica sembra ora rendersi conto: ad aprile la senatrice Risa Hontiveros aveva portato all’attenzione del Parlamento i “call centre dell’inganno” attivi nelle Filippine, ricordando le pressioni internazionali affinché il governo intervenga con decisione.

Altri importanti hub di queste attività si trovano in Cambogia e in Myanmar, dove i gruppi criminali in questo caso godono di connessioni di alto livello o sono legati a interessi che hanno finora impedito un intervento radicale nonostante l’ampia diffusione e notorietà del fenomeno.

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