06/03/2026, 11.30
BAHREIN - IRAN - GOLFO
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Mons. Berardi: in Quaresima e Ramadan, il Bahrein sotto attacco resti ‘faro di convivenza’

In una lettera alle autorità e al popolo, il vicario apostolico parla di giorni “segnati dal dolore e dall’incertezza della guerra”. L'invito ad un impegno “comune e instancabile per la pace”. Proseguono gli attacchi iraniani, nella notte colpiti due edifici e un hotel. Sullo sfondo le tensioni confessionali fra sciiti e sunniti che anche in passato hanno infiammato il Paese. 

 

Manama (AsiaNews) - Coraggio e speranza. È il cuore del messaggio rivolto al popolo del Bahrein da mons. Aldo Berardi, vicario apostolico dell’Arabia Settentrionale (Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar), in una lettera indirizzata alle massime autorità del regno e inviata per conoscenza ad AsiaNews. Un appello “di pace” a quasi una settimana dall’inizio della guerra lanciata da Israele e Stati Uniti all’Iran, cui è seguita la risposta di Teheran con attacchi sparsi in tutta la regione e oltre, fino a lambire Cipro e i confini dell’Europa. Un messaggio, quello del prelato, che richiama il Discorso della montagna di Gesù quando afferma “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5,9) in una fase in cui bombe, missili e droni continuano a colpire il Paese in un quadro di grave escalation militare. 

La lettera è indirizzata al re Hamad bin Isa bin Salman A1 Khalifa, al principe ereditario e primo ministro principe Salman bin Hamad bin Isa A1 Khalifa e al “caro popolo” del Bahrein, cittadini e lavoratori migranti residenti nel Paese. “Come leader della Chiesa cattolica - scrive il prelato - desidero rivolgermi a voi in questi giorni difficili, segnati dal dolore e dall’incertezza della guerra, con parole di incoraggiamento e speranza”.

Un conflitto, ricorda, che è divampato mentre cristiani e musulmani vivono “una stagione religiosa particolarmente importante per ciascuno: il mese sacro del Ramadan e il grande digiuno di quaranta giorni di Quaresima” che rappresentano due “tempi sacri” e che quest’anno sono iniziati lo stesso giorno, il 18 febbraio, non per “coincidenza”, ma per “provvidenza divina”. Questo viaggio comune mentre infuria il conflitto, prosegue, evidenzia ancora di più la “fragilità delle nostre vite“, la “transitorietà della nostra esistenza su questa terra” e, per questo, l’urgenza di “rivolgersi con tutto il cuore a Dio, digiunando e pentendosi per le nostre colpe e per i peccati del mondo”. 

Mons. Berardi invita cristiani e musulmani ad un impegno comune e “instancabile” nella ricerca di “percorsi che portano alla pace”, anche e soprattutto “per l’intera regione del Medio oriente”, attraverso la preghiera “all’unico Dio, il Dio del nostro patriarca Abramo”. Il vicario apostolico rivolge un pensiero “speciale” alle famiglie “che hanno perso i loro cari” e una preghiera “per le anime di quanti sono morti in questa guerra” o che ne subiscono le conseguenze “fisiche, psicologiche, spirituali e materiali”. Infine, il prelato rivolte un appello perché tutti possano “vivere in comunione” in una terra spesso segnata “da divisione” e rinnova l’invito al regno del Bahrein perché sia sempre “una nazione dove armonia, rispetto reciproco e tolleranza prevalgono” e brilli “come un faro di convivenza”.

Nel frattempo il Paese continua a essere obiettivo degli attacchi lanciati dalla Repubblica islamica, come avvenuto nella notte appena trascorsa. In una nota il ministero degli Interni del Bahrein afferma che “l’aggressore iraniano ha colpito due hotel e un edificio residenziale a Manama, causando danni materiali ma nessuna perdita di vite umane”. Secondo alcune informazioni aggiornate i missili degli ayatollah avrebbero colpito un hotel e due edifici residenziali, aggiungendo che un incendio sviluppatosi in uno dei palazzi colpiti “è stato domato” e non risulterebbero feriti. Ieri Manama aveva riferito di un attacco aereo iraniano che ha causato un rogo nella principale raffineria di petrolio statale del Paese, ma l’incendio era stato poi spento.

Il Bahrein ospita le principali strutture militari statunitensi, tra cui la sede della Quinta Flotta degli Stati Uniti, rendendolo uno dei Paesi più a rischio attacchi e che, per questo, monitorano da vicino gli sviluppi dell’escalation militare in atto nella regione. 

Gli attacchi hanno sollevato crescenti preoccupazioni sulla possibilità di un più ampio confronto regionale, mentre le ostilità continuano ad espandersi in tutto il Medio oriente rischiando di infiammare anche il mondo musulmano al suo interno. Del resto il Bahrein (retto da una monarchia), come l’emirato del Kuwait, e altre realtà regionali pur essendo guidato da una leadership sunnita, annovera al suo interno una consistente - se non maggioritaria in alcuni casi - rappresentanza sciita. “Si avverte un certo grado di tensione - racconta una fonte di AsiaNews nella capitale dietro garanzia di anonimato - legata non solo al conflitto in atto, ma anche ad uno scontro finora latente e sotterraneo interno all’islam. Non ho visto direttamente le conseguenze dell’impatto dei missili sugli edifici e le strutture - aggiunge - perché trascorriamo gran parte del tempo al chiuso, seguendo le notizie dai media”. 

Del resto in passato non sono mancati episodi controversi che hanno alimentato la tensione confessionale, come avvenuto nel 2010 per la revoca della cittadinanza a un ayatollah nel novero di una serie di misure contro gli sciiti, che sono la maggioranza dei cittadini. Nel 2017 le autorità avevano incriminato il leader dell’opposizione sciita Sheikh Ali Salman, già in carcere, con l’accusa di “spionaggio” a favore del Qatar e aver alimentato proteste di piazza rispondendo a direttive provenienti da Doha. L’anno prima il governo aveva arrestato e condannato attivisti e leader religiosi sciiti e sospeso le attività di Al-Wefaq, principale gruppo sciita di opposizione, accusandoli di “terrorismo, estremismo e violenza” oltre che legami con l’Iran. Analisti ed esperti spiegano che, più che per contrasti religiosi, gli arresti e le campagne di repressione dei vertici di Manama appaiono fondate su motivi politici.

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