15/12/2022, 12.38
GIAPPONE
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Nagasaki, tribunale nega assistenza speciale ai figli degli hibakusha

di Guido Alberto Casanova

Rigettato un ricorso alla legge sul sostegno ai sopravvissuti delle bombe atomiche del 1945 in cui si sosteneva che gli effetti genetici delle radiazioni sarebbero dimostrati anche sui discendenti con un aumento del rischio di tumori. Ma i giudici hanno dato ragione al governo giapponese che sostiene non vi siano sufficienti prove scientifiche in proposito.

Tokyo (AsiaNews) - Il 6 e 9 agosto 1945 sono date tristemente scolpite nella coscienza collettiva del Giappone, quando le due bombe atomiche rasero al suolo prima Hiroshima e poi Nagasaki spazzandone via la popolazione durante l’esplosione. Alla distruzione delle due città sono sopravvissute alcune centinaia di migliaia di persone, che hanno dovuto convivere con gli effetti delle radiazioni per tutto il resto della loro vita. Sono noti come hibakusha, ossia “persone che hanno subito l’esplosione (della bomba atomica)”, e hanno diritto a una speciale assistenza sanitaria che li sostenga nel trattamento dei danni alla salute provocati dalle esplosioni.

Si tratta di un tema molto sensibile in Giappone, che tocca da vicino uno degli episodi più traumatici della storia recente del Paese. Proprio per questo la decisione del tribunale di Nagasaki di non estendere questi benefici anche ai figli degli hibakusha sta suscitando accese proteste nella città colpita dalla seconda bomba atomica.

Questo lunedì il tribunale distrettuale di Nagasaki ha respinto il caso presentato da alcuni cittadini giapponesi figli di hibakusha, che accusavano la legge sul sostegno ai sopravvissuti delle bombe atomiche di essere iniqua e incostituzionale. Secondo i querelanti, gli effetti genetici delle radiazioni sono sufficientemente dimostrati da ritenere necessario estendere la copertura della legge anche ai discendenti dei sopravvissuti. Alcuni studi di laboratorio effettuati su animali hanno infatti osservato un aumento del rischio di cancro attraverso le generazioni.

Il governo sostiene invece che gli studi in questione non possono essere applicati agli esseri umani e ribadisce che non ci sono prove scientifiche a sostegno dell’impatto diretto delle radiazioni sui figli degli hibakusha. Nonostante il tribunale di Nagasaki si sia espresso a favore della tesi del governo centrale, un caso molto simile ma separato è attualmente in corso al tribunale distrettuale di Hiroshima che dovrà emettere presto un nuovo verdetto sulla questione.

La definizione di chi possa definirsi legalmente come hibakusha e quindi avere accessi ai relativi benefici sanitari è diventata oggetto di intense polemiche negli ultimi anni, mentre gran parte dei sopravvissuti alla bomba hanno raggiunto la vecchiaia. Lo scorso anno l’alta corte di Hiroshima ha stabilito che possono definirsi tali anche quei cittadini che, pur non essendo riconosciuti come sopravvissuti perché al momento dell’esplosione si trovavano fuori dai confini della città di Hiroshima, hanno subito gli effetti della “pioggia nera”. Poco dopo l’esplosione del 6 agosto, infatti, sulla città di Hiroshima cadde una pioggia altamente radioattiva che da allora ha condannato migliaia di giapponesi.

“Considereremo adeguate misure per estendere l’assistenza agli altri che hanno subito lo stesso tipo di esperienza”, aveva detto in quell'occasione il governo. Da allora, nuovi aiuti sono stati offerti ai sopravvissuti nei dintorni di Hiroshima ma non a quelli di Nagasaki, dove si verificò un fenomeno simile dopo l’esplosione del 9 agosto. Le associazioni degli hibakusha hanno espresso il proprio disappunto per le discriminazioni tra i sopravvissuti delle due città.

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