Nel 2025 il 20% dei cittadini turchi sotto inchiesta della magistratura
Emessi 83 mandati di arresto e bloccati 93 gruppi Telegram dopo il duplice attacco in altrettante scuole del Paese. Ieri nella provincia di Kahramanmaras nove persone sono morte (compreso l’assalitore) e alte 13 ferite. Il giorno precedente colpita una scuola superiore a Urfa. Rapporto 2025 del ministero della Giustizia: 16,7 milioni di persone oggetto di indagine.
Istanbul (AsiaNews) - Le autorità turche hanno emesso questa mattina almeno 83 mandati di arresto per altrettanti sospettati, nell’ambito dell’inchiesta avviata dai magistrati in risposta ai due sanguinosi attacchi dei giorni scorsi in due istituti scolastici del Paese, a Sanliurfa e Kahramanmaras. Al contempo si registra un giro di vite in rete e sui social media, con centinaia di account bloccati fra i quali vi sarebbero 93 gruppi su Telegram sotto indagine per contenuti violenti. In una nota la Direzione generale della sicurezza turca ha affermato che i mandati prendevano di mira individui accusati di condividere contenuti che glorificavano il crimine e i criminali o miravano a disturbare l'ordine pubblico all'indomani degli attacchi.
“Sono stati emessi mandati di arresto - si legga nella dichiarazione - per 83 persone identificate per il loro attivismo nel glorificare il crimine e i criminali, con lo scopo di minare o interrompere l’ordine pubblico”. Sempre in queste ore le autorità esperte di del cyber-crimine hanno anche bloccato l’accesso a 940 account di social media e chiuso 93 gruppi sulla popolare piattaforma di messaggistica e comunicazione.
Le misure restrittive sono state emesse all’indomani della sparatoria in una scuola media nella provincia di Kahramanmaras, nel sud del Paese, in cui sono morte nove persone e altre 13 sono rimaste ferite, di cui sei in modo grave come ha riferito il ministro degli Interni Mustafa Ciftci. Il governatore locale, Mukerrem Unluer, ha poi aggiunto che l’attacco è stato effettuato da uno studente di terza media della scuola secondaria Ayser Calik per ragioni non ancora note, che è deceduto durante l’assalto. Lo studente è entrato in due aule e ha aperto il fuoco in maniera indiscriminata usando le armi che aveva portato con sé e aveva in precedenza nascosto in uno zaino.
Al momento non è chiaro se il giovane assalitore sia stato ucciso nello scontro a fuoco o si sia tolto la vita dopo aver ucciso altre persone. Le autorità hanno detto che le armi potrebbero essere appartenute al padre del sospettato, un ex agente di polizia. Secondo le rime informazioni, lo studente avrebbe portato cinque armi da fuoco e sette caricatori, ma l’inchiesta è solo agli inizi e punta anche a far luce sulle ragioni che hanno spinto il giovane a uccidere.
Il ministro turco della Giustizia Akin Gurlek ha detto che i pubblici ministeri hanno avviato un’indagine completa sull'attacco. Il collega dell’Istruzione Yusuf Tekin si è recato nella regione in seguito all’attacco, mentre il ministero da lui guidato ha confermato che almeno quattro ispettori ministeriali sono stati inviati nella zona per esaminare l’incidente e collaborare all’inchiesta. Per la giovane età delle vittime e tutelare il lavoro dei magistrati, il dicastero della Giustizia ha imposto restrizioni alla diffusione di notizie sui media.
Quello di ieri è il secondo attacco in un istituto scolastico turco negli ultimi giorni, in una nazione in cui avvengono di rado sparatorie o episodi di violenza con più vittime negli istituti. Il 14 aprile scorso un ex studente di 19 anni ha aperto il fuoco in una scuola superiore a Urfa, nel sud-est, in cui sono rimaste ferite 16 persone. Fonti locali riferiscono che l’aggressore si è ucciso mentre la polizia tentava di convincerlo ad arrendersi e consegnare le armi.
In un Paese che, in queste ore, sta affrontando il tema della violenza e sulla diffusione delle armi, fa da contraltare il rapporto pubblicato dal ministero della Giustizia, relativo ai numeri e alle statistiche per il 2025. E i dati alimentano più di una preoccupazione sullo stato di salute della [democrazia in] Turchia e sull’ampio ricorso ai giudici: un cittadino su cinque, infatti, lo scorso anno è stato oggetto di inchiesta penale con almeno 13,3 milioni di fascicoli esaminati dai magistrati, con un numero di sospetti che ha toccato quota 16,7 milioni di persone su un totale di circa 86 milioni di abitanti, dei quali oltre 330mila erano bambini o giovanissimi. Colpisce anche il dato di più di un milione di ordini restrittivi emessi per vicende di violenza sulle donne.
Lo scorso anno sono state depositate un totale di 22,9 milioni di accuse penali, con una persona su cinque nel Paese finita a vario titolo nel mirino della magistratura. Dei 13,3 milioni di casi, sei milioni sono stati aperti nel 2025: crimini contro la proprietà, crimini contro la libertà e crimini contro l’onore risultano classificati tra i primi tre nei fascicoli investigativi ai sensi del codice penale turco (Tck). Il numero di quelli arrivati sulla scrivania del procuratore è aumentato del 57% in un decennio: da 7,4 milioni nel 2016 a 11,6 milioni.
Il rapporto mostra anche un aumento del carico di lavoro dei tribunali penali, con 3,8 milioni di fascicoli giunti davanti a un giudice, anche qui in consistente aumento rispetto ai 2,4 milioni nel 2016 (+ 58,4%). Un totale di 3,9 milioni di persone sono state processate lo scorso anno, con i tribunali giunti a sentenza in 3,4 milioni di casi: le condanne sono il 43,4%, le assoluzioni si attestano al 20,3%. Inoltre, le decisioni di rinviare l’annuncio del verdetto sono state prese nel 21,6%, mentre altre decisioni hanno rappresentato il 14,7%. Il numero totale di fascicoli risolti nel 2025 è stato di 2,3 milioni. La durata media dei processi nei tribunali penali è di 248 giorni. Infine, lo scorso anno i magistrati hanno esaminato 332.648 fascicoli relativi a minori, per un numero complessivo di bambini e giovani coinvolti di 330.496. Emesse pene detentive in 28.225 processi, mentre le pene pecuniarie sono state emesse in 21.362 fascicoli giudiziari.
10/09/2019 08:56
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