16/01/2026, 12.25
SRI LANKA
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Nella festa del Pongal i tamil invocano il diritto alla terra

di Melani Manel Perera

L'annuale festa che celebra il raccolto invernale con la condivisione di un piatto tipico è diventata l'occasione per ricordare le ingiustizie subite da più di due secoli dalla comunità dai lavoratori delle piantagioni nello Sri Lanka. Una situazione che i danni del recente ciclone Ditwah hanno addirittura peggiorato.

Colombo (AsiaNews) – La festa del Thai Pongal - che ha visto in questi giorni la comunità tamil dello Sri Lanka celebrare il raccolto invernale - è stata anche quest’anno l’occasione per rivendicare il diritto alla terra da parte di una comunità che nel Paese da generazioni è vittima di emarginazione.

A Colombo un evento promosso al Liberty Circus intitolato “Pongal for Rights” è stato organizzato dalla Civil Society Alliance for Reforms for the Malaiyaha Community, che ha riunito lavoratori delle piantagioni, attivisti e rappresentanti della società civile per mettere in luce le ingiustizie di lunga data affrontate dal popolo Malaiyaha, in particolare alla luce dei recenti disastri climatici. Nel rispetto dei rituali tamil-indù, gli organizzatori, vestiti con abiti tradizionali e colorati, hanno prearato insieme il pongal utilizzando acqua pulita, riso crudo, latte di cocco, zucchero, frutta secca e una grande pentola di terracotta posta sul fuoco mentre nella Pooja veniva invocata una benedizione che porti giustizia.

Da oltre due secoli, la comunità Malaiyaha lavora nelle piantagioni di tè ed è rimasta la spina dorsale dell’economia delle piantagioni dello Sri Lanka. Tuttavia gran parte di questo popolo vive ancora in alloggi sovraffollati a schiera, senza proprietà della terra, senza abitazioni sicure né servizi di base. La situazione è peggiorata dopo il disastro climatico di Ditwah, che ha causato inondazioni e frane in tutte le Highlands centrali, comprese Kandy, Nuwara Eliya, Badulla, Matale e Kegalle. Intere comunità delle piantagioni, soprattutto nelle zone collinari centrali, sono state gravemente colpite, perdendo case, mezzi di sussistenza e accesso alle infrastrutture essenziali.

“Dopo oltre due secoli il popolo Malaiyaha continua a vivere come un gruppo senza terra - ha spiegato Anthony Jesudasan, direttore esecutivo dell’organizzazione Voice of Plantation Peoples -. Abbiamo chiesto a tutti i governi che si sono succeduti di fornire titoli di proprietà a queste persone, ma non arriva mai un provvedimento del genere. Ed è per questo che molte delle persone colpite dal recente disastro si trovano nei campi per sfollati. I 5 milioni di rupie che il presidente e il governo hanno promesso di fornire non sono disponibili per queste persone”.

“Non possiamo celebrare il Pongal felicemente nel nostro cortile, così abbiamo deciso di celebrarlo a questo incrocio perché dobbiamo trasmettere questo messaggio all’intera società dello Sri Lanka - ha aggiunto Jeewarathnam Suresh, direttore esecutivo dell'associazione IPEN -. Siamo rattristati dal fatto che il processo di sviluppo vada avanti abbandonando la nostra comunità, persino durante i disastri”.

Le principali richieste della comunità sono: abitazioni individuali al posto degli alloggi a schiera, terre con titoli legali sicuri, la creazione di nuovi villaggi con infrastrutture adeguate, e una ricostruzione degli insediamenti Malaiyaha colpiti dai disastri guidata dallo Stato e sostenuta dalla società civile.

Anche la comunità tamil del distretto di Puttalam, nel villaggio di Sewwanthivu, si è riunita presso il tempio Sri Siva Subramaniam Kovil per celebrare il Pongal. La Pooja è stata officiata dal kurukkal con la partecipazione di tutte le famiglie del villaggio, che hanno poi condiviso il pongal preparato, scambiandosi affetto e solidarietà.

“Il sentimento della gente è di essere emarginata e trattata peggio solo perché tamil – racconta ad AsiaNews sr. Deepa Fernando -. Hanno affermato che persino durante le recenti inondazioni, quando l’acqua è salita fino a 8 piedi di altezza, nessuno è venuto ad aiutarli. E anche dopo l’assistenza ricevuta è stata minima e di scarsa qualità. L’unità che possiedono come villaggio è davvero encomiabile - aggiunge la religiosa -. Vivono in armonia con le poche persone singalesi che abitano qui. Per questo, durante la festa del Pongal, hanno chiesto a Dio di creare l’ambiente necessario affinché tutti possano vivere insieme in armonia, senza discriminazioni”.

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