Papa a conclusione del Giubileo: 'Nella nostra Chiesa c'è spazio per rinascere?'
Leone XIV ha chiuso la Porta Santa della basilica di San Pietro indicando le moltitudini di pellegrini che l'hanno attraversata come i nuovi Magi di oggi. Tra i 33 milioni giunti a Roma, il 7,69% sono venuti dall'Asia e la Cina è stato l'ottavo Paese di provenienza in assoluto. "Dio ci stupirà ancora: se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora".
Città del Vaticano (AsiaNews) – La Porta Santa della basilica di San Pietro che papa Francesco - nella notte di Natale 2024 - aveva attraversato per primo sulla sedia a rotelle, è stata chiusa questa mattina dal suo successore Leone XIV. Nella solennità dell’Epifania, il pontefice ha chiuso i battenti del segno che durante tutto il 2025 ha accompagnato il Giubileo della speranza. Secondo quanto reso noto ieri in una conferenza stampa in Vaticano sono stati circa 33 milioni i pellegrini provenienti da tutto il mondo che hanno attraversato la Porta durante l’Anno santo. Tra loro molti anche quelli giunti fino a Roma dall’Asia (il 7,69% del totale), con la Cina addirittura all’ottavo posto tra i Paesi di provenienza (2,79% del totale) e anche Filippine (0,9%), Indonesia (0,83%) e Taiwan (0,54%) tra i primi 25 Paesi.
Proprio da queste moltitudini ha preso spunto papa Leone per la sua riflessione nell’omelia della Messa conclusiva del Giubileo. “Chi erano e che cosa li muoveva? – si è chiesto -. Ci interroga con particolare serietà, al termine dell’Anno giubilare, la ricerca spirituale dei nostri contemporanei, molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere. Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? I Magi esistono ancora – ha sottolineato il papa -. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”.
Il Vangelo impegna la Chiesa a “non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita”. Di qui l’invito a chiedersi al termine di questo Giubileo: “C’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”.
È un messaggio anche per il mondo e per gli Erode anche oggi sono disposti a tutto per salvaguardare i loro troni. “Il Giubileo – ha detto ancora Leone XIV - è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol’essere il Dio-con-noi. Dio mette in questione l’ordine esistente: ha sogni che ispira anche oggi ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù; coinvolge giovani e anziani, poveri e ricchi, uomini e donne, santi e peccatori nelle sue opere di misericordia, nelle meraviglie della sua giustizia. Non fa rumore, ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo”.
“Quante epifanie ci sono donate o stanno per esserci donate” ha osservato ancora Prevost. Ma vanno sottratte ai “tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti. Amare la pace, cercare la pace – ha spiegato il papa - significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino”.
Mette in guardia da “un’economia distorta che prova a trarre da tutto profitto”, dal mercato che “trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”. Invita la Chiesa stessa a un esame di coscienza su questo: “Ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.
L’Epifania indica la via della gratuità. Il mistero di un Dio “che non ci attende nelle location prestigiose, ma nelle realtà umili”. “La fedeltà di Dio ci stupirà ancora – promette il papa -. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora. Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.
A mezzogiorno - affacciandosi alla loggia delle Benedizioni per la preghiera dell’Angelus nella solennità dell'Epifania - il papa ha poi richiamato il significato dei doni che i Magi portavano con sé: “Non sappiamo che cosa possedessero - ha detto - ma il loro partire, il loro rischiare, i loro stessi doni ci suggeriscono che tutto ciò che siamo e possediamo, chiede di essere offerto a Gesù, tesoro inestimabile. E il Giubileo ci ha richiamato a questa giustizia fondata sulla gratuità: esso ha originariamente in sé stesso l’appello a riorganizzare la convivenza, a ridistribuire la terra e le risorse, a restituire ‘ciò che si ha’ e ‘ciò che si è’ ai sogni di Dio, più grandi dei nostri”.
“La speranza che annunciamo - ha concluso Leone XIV - dev’essere coi piedi per terra: viene dal cielo, ma per generare, quaggiù, una storia nuova. Nei doni dei Magi, allora, vediamo ciò che ognuno di noi può mettere in comune, può non tenere più per sé ma condividere, perché Gesù cresca in mezzo a noi. Cresca il suo Regno, si realizzino in noi le sue parole, gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace. Tessitori di speranza, incamminiamoci verso il futuro per un’altra strada”.
17/10/2025 13:58
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