26/10/2022, 10.58
VATICANO
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Papa: impariamo a leggere la tristezza, per compiere il bene

All’udienza generale Francesco ha proseguito la sua catechesi sul discernimento con una riflessione sul sentimento della desolazione. Appello per la fine delle violenze nella regione aficana del nord del Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, dove è stata uccisa anche una suora.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La tristezza non è un sentimento da evitare, ma da leggere in profondità. Perché spesso – proprio come il dolore fisico – è un campanello d’allarme su ciò che non va nella nostra vita. Lo ha detto oggi papa Francesco rivolgendosi ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’appuntamento dell’udienza generale del mercoledì.

Proseguendo il ciclo di catechesi dedicato al tema del discernimento, il pontefice si è soffermato sulla prima delle modalità affettive che lo accompagnano e che la tradizione ignaziana definisce come la desolazione. “Nessuno – ha osservato Francesco - vorrebbe essere desolato, triste. Tutti vorremmo una vita sempre gioiosa, allegra e appagata. Eppure questo, oltre a non essere possibile, non sarebbe neppure un bene per noi. Infatti, il cambiamento di una vita orientata al vizio può iniziare da una situazione di tristezza, di rimorso per ciò che si è fatto”.

Citando in proposito una pagina molto nota della letteratura italiana – la conversione dell’Innominato del romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni – il papa ha spiegato che  
“è importante imparare a leggere la tristezza. Nel nostro tempo, essa è considerata per lo più negativamente, come un male da fuggire a tutti i costi, e invece può essere un indispensabile campanello di allarme per la vita, invitandoci a esplorare paesaggi più ricchi e fertili che la fugacità e l’evasione non consentono. È indispensabile per la nostra salute, ci protegge perché non facciamo del male a noi stessi e ad altri. Sarebbe molto più grave e pericoloso non avvertire questo sentimento”.

Ma la tristezza può diventare anche un ostacolo con il quale il tentatore vuole scoraggiarci a compiere il bene. “Purtroppo, alcuni decidono di abbandonare la vita di preghiera, o la scelta intrapresa, il matrimonio o la vita religiosa, spinti dalla desolazione, senza prima fermarsi a leggere questo stato d’animo, e soprattutto senza l’aiuto di una guida. Una regola saggia dice di non fare cambiamenti quando si è desolati. Sarà il tempo successivo, più che l’umore del momento, a mostrare la bontà o meno delle nostre scelte”.

Nel Vangelo Gesù respinge le tentazioni con un atteggiamento di ferma risolutezza. “Nella vita spirituale – ha concluso il papa la sua meditazione - la prova è un momento importante. Se sappiamo attraversare solitudine e desolazione con apertura e consapevolezza, possiamo uscirne rafforzati sotto l’aspetto umano e spirituale. Nessuna prova è al di fuori della nostra portata. San Paolo ricorda che nessuno è tentato oltre le sue possibilità, perché il Signore non ci abbandona mai e, con Lui vicino, possiamo vincere ogni tentazione” (cfr 1 Cor 10,13).

Nei saluti ai pellegrini il pontefice è quindi tornato a esortare alla preghiera per la pace, associando però al dramma della guerra in Ucraina anche le notizie di violenze giunte negli ultimi giorni dalla regione del nord del Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, che hanno provocato la morte di almeno 7 persone, tra cui una religiosa impegnata nell’assistenza sanitaria, sr. Marie-Sylvie Kavuke Vakatsuraki. “Assistiamo inorriditi a questi eventi – ha detto papa Francesco -. Esprimo la mia ferma deplorazione per l’inaccettabile assalto avvenuto nei giorni scorsi a Maboya. Preghiamo per le vittime e per i loro familiari, come pure per quella comunità cristiana e gli abitanti di quella regione da troppo tempo stremati dalla violenza”.

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